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Il nuovo Codice della strada e le vecchie abitudini

E’ davvero cambiato qualcosa nei comportamenti alla guida? Multe, distrazioni e velocità restano ancora al centro dell’emergenza sicurezza

Il nuovo Codice della strada è entrato in vigore il 14 dicembre del 2024. Sono trascorsi sette mesi e mezzo (226 giorni fino al 31 luglio) e qualche bilancio può essere affacciato, più attendibile certamente di quelli spesso inclinati alla celebrazione che venivano diffusi a caldo. Da ricordare che il precedente Codice risaliva al 1° gennaio 1993 e nel frattempo la mobilità ha conosciuto radicali mutamenti.

La domanda cruciale che viene posta quando dopo ogni fine di settimana si ripercorrono le cifre degli incidenti con feriti e purtroppo morti verte sull’incidenza della nuova normativa. Quanto sono cambiati o, preferibilmente, quanto sono stati corretti i comportamenti degli utenti della strada, qui intesi soprattutto come i conducenti di veicoli a motore? La stretta introdotta con molti giri di vite – traduzione: multe – quanto ha ‘responsabilizzato’ ad esempio la categoria numericamente più rappresentata, cioè gli automobilisti? La guida è migliorata, la disciplina si è consapevolizzata di fronte al numero delle vittime di ogni giorno, con recrudescenza nei weekend? In altre parole, come vanno le cose con le infrazioni, quelle rilevate ma soprattutto gli eccessi che non finiscono verbalizzati dalle forze dell’ordine?

È chiaro per tutti, da sempre, che il numero delle contravvenzioni sono la punta dell’esteso iceberg che resta sommerso e non rilevato (quindi impunito). E in ogni modo non sono le multe il termometro più puntuale e preciso sulla prudenza o disinvoltura (eufemismo) con cui si trascura o si ‘brucia’ la segnaletica in nome della velocità e della fretta che sembra impossessarsi di molti quando si mettono al volante. Per par condicio sono pericolosi la loro parte anche quanti vanno a rilento o in autostrada occupano la corsia più a sinistra pur procedendo da tartarughe.

“Qualcuno – si chiede il presidente dell’ACI di Bergamo, Valerio Bettoni – ha costatato un netto miglioramento? Si prenda anche solo una delle più diffuse e pericolose pratiche dei conducenti di ogni età: la distrazione da smartphone e derivati vari della tecnologia da comunicazione mobile. D’altronde si reitera da conducenti quanto facciamo per strada e un po’ ovunque, anche laddove un minimo di bon ton lo escluderebbe: quante sono le persone che si muovono a capo chino per scrutare il telefonino? Non sia mai che si possa leggere in ritardo un messaggio o non rispondere in istantanea”.

Qualche statistica dice che in media si controlla il proprio dispositivo più di 30 volte al giorno, secondo altre fonti si arriva addirittura a 80 volte all’ora. Si dimentica che a 50 km/h un secondo di sguardo sullo smartphone significa come guidare per 13 metri al buio (fonte ACI, ing. Luigi Di Matteo, coordinatore centrale dell’Area Tecnica). “Fermiamoci a un incrocio e contiamo quante persone stanno usando il cellulare mentre guidano. Scopriremo che sono la maggioranza”, ha scritto Walter Veltroni sul ‘Corriere della Sera’, commentando l’incidente in cui una insegnante di 43 anni è morta nel tamponamento di un pullman contro un Tir sulla Pedemontana. “Quella dallo smartphone è la più grande dipendenza di massa che l’umanità abbia conosciuto” e impone che ‘il tempo va divorato e non vissuto’, conclude Veltroni.

Nell’ultimo weekend di luglio ci sono stati 37 morti sulle strade italiane (18 automobilisti, 12 motociclisti, 3 ciclisti e 4 pedoni, di età fra 7 e 87 anni).

In definitiva e obiettivamente: qualcuno ha la sensazione che la velocità sulle strade sia diminuita e ci sia più attenzione ai limiti della segnaletica? Notare che ci siamo limitati a due sole fra le principali cause di incidenti stradali.