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“Il sovranismo economico si presenta come una promessa di protezione e identità – afferma Gianmarco Gabrieli – ma nella realtà danneggia proprio i territori produttivi che più dipendono dall’apertura commerciale”

“Il nazionalismo fa male (anche al prosecco)” è un saggio di Gianmarco Gabrieli da leggere e gustare con piacere in questa estate scandita dall’altalena dei dazi. La scrittura ha un taglio divulgativo e documentato e smonta i miti del protezionismo e dei dazi. Gabrieli spiega come l’ipocrisia sovranista del “prima noi” lasci solo lacrime sui risultati.

“Il sovranismo economico si presenta come una promessa di protezione e identità – afferma – ma nella realtà danneggia proprio i territori produttivi che più dipendono dall’apertura commerciale, come Asolo o il distretto del Prosecco. I cittadini che scelgono o si rifugiano nel sovranismo spesso vivono in territori che, in generale, traggono la loro ricchezza proprio dalla globalizzazione e, quindi, da quel cortocircuito che si crea tra politica, economia e società civile. Asolo, dove nasce il Prosecco, trae la propria ricchezza dalla globalizzazione. Politiche come dazi, preferenze nazionali e rinegoziazioni unilaterali, sebbene retoricamente attraenti, isolano l’Italia e penalizzano le sue imprese più dinamiche, in particolare le piccole e medie imprese che non possono spostarsi altrove. Il paradosso è che chi invoca il “prima noi” contribuisce a decisioni che colpiscono i “noi” che si vogliono difendere. L’Unione Europea, pur con limiti, resta l’unico strumento concreto per tutelare i nostri interessi globali. Smascherare la scorciatoia sovranista significa riconoscere che, in un Paese che vive di export e innovazione, l’unico patriottismo possibile è l’europeismo”.

Il cuore del volume è il confronto tra due visioni opposte dell’economia: da un lato il nazionalismo

economico, che promette protezione ma genera isolamento e declino; dall’altro un europeismo strategico, che punta sull’apertura regolata, sull’innovazione e su alleanze fondate su valori condivisi. “Il ritorno dei dazi, delle barriere e dei confini – anche se mascherati da sovranità o patriottismo – mette a rischio la forza vera del Made in Italy: la capacità di eccellere nel mondo grazie a qualità, relazioni e reputazione – sottolinea Gabrieli –. L’obiettivo non è difendere l’Europa per principio, ma costruire un’Europa più efficace, capace di tutelare davvero chi produce, esporta e lavora. Serve un’agenda economica nuova, fondata su commercio giusto, politica industriale comune, mercato unico compiuto e protagonismo delle imprese. Perché l’Italia non ha bisogno di chiusure, ma di regole chiare, infrastrutture efficienti, formazione, diplomazia commerciale. Perché il futuro dell’Italia si gioca non nei muri, ma nei ponti”.

Gabrieli il nazionalismo

Nella prefazione, Giuseppe Benedetto, presidente della Fondazione Luigi Einaudi, difende con forza i risultati della globalizzazione e della società aperta – ricchezza diffusa, progresso tecnologico, crollo della povertà estrema – contro la retorica protezionista rilanciata dai movimenti anti-establishment. Richiamando la “lezione della matita” di Friedman e il pensiero di Luigi Einaudi, denuncia i dazi come un costo che penalizza imprese e cittadini, e il protezionismo come un’illusione regressiva. Difendere la libertà economica significa scegliere il futuro, non il passato: solo un’Europa più forte, coesa e capace di visione potrà garantire prosperità, innovazione e democrazia. Difendere davvero l’interesse nazionale significa stare in Europa da protagonisti, rafforzare le imprese e costruire alleanze. Serve un nuovo patto civile per il Made in Italy: più Europa, più apertura, più verità. Il nazionalismo fa male. E chi ama l’Italia deve dirlo, senza ambiguità.

La seconda parte del volume raccoglie le testimonianze di 11 imprenditori, tra questi tre bergamaschi Andrea Moltrasio, Stefano Scaglia e Monica Santini. Moltrasio affronta “La sfida per l’Europa del futuro”, Stefano Scaglia analizza “L’internazionalizzazione come fattore chiave” mentre Monica Santini interviene su “Il Made in Italy che pedala senza confini”. Gli altri interventi raccolti da Gabrieli interrogano Cleto Sagripanti; Luca De Nigris; Giulio Pedrollo; Lara Botta; Francesco Divella; Stefano Fiorini; Nuccio Caffo e Antonio Ambrosetti.

“Luigi Einaudi descriveva il mercato come una piazza aperta e regolata, dove la libertà economica è parte della libertà individuale – conclude Gabrieli -. Oggi quella piazza è minacciata da nuovi protezionismi, visibili e invisibili, che colpiscono proprio chi crea valore: imprese, innovatori, lavoratori. Serve un’Europa più forte e coesa, capace di negoziare da pari e sostenere chi produce, e un’Italia che accompagni l’apertura con regole giuste, investimenti nel sapere e difesa del Made in Italy. Solo così i giovani potranno scegliere di restare, costruire e competere nel mondo, da protagonisti e non da spettatori”.