Il movimento
|La sfida di Slow Food: un nuovo umanesimo del cibo per rispondere alla crisi ambientale
Il movimento è pioniere di politiche ambientali e alimentari sostenibili, tramite progetti di valorizzazione e un forte impegno comunitario
In un’epoca segnata da disastri ambientali e crisi climatica, appare sempre più chiaro come un’agricoltura orientata esclusivamente al profitto sia in netto contrasto con gli equilibri naturali e il benessere delle comunità locali. In questo scenario, Slow Food, movimento nato in Italia nel 1986, si impegna a promuovere il diritto a un’alimentazione sana, giusta e solidale, valorizzando i prodotti della nostra terra e rispettando chi li coltiva.
Il movimento si batte per superare il falso mito dello sviluppo infinito, basato sull’erronea convinzione che le risorse naturali siano inesauribili, puntando a un equilibrio armonioso tra attività umane ed ecosistemi. I suoi pilastri sono la biodiversità, difesa con passione da oltre trent’anni, l’educazione, attraverso un approccio innovativo all’alimentazione e al gusto, e l’attivismo, mettendo al centro del proprio impegno temi oggi diventati priorità globali.
Slow Food opera in diverse reti tematiche, ognuna dedicata a un aspetto specifico della produzione alimentare e della sostenibilità. La rete Slow Mays tutela le varietà locali di mais a impollinazione libera, mentre Slow Food dei Castanicoltori promuove la rigenerazione delle aree montane tramite la castanicoltura tradizionale. Slow Grains unisce produttori e trasformatori di cereali locali, valorizzandoli in farine, pane e pasta; Slow Beans, invece, si dedica alla salvaguardia e alla promozione dei legumi.
Sul fronte politico, Slow Food Europe dialoga attivamente con le istituzioni comunitarie per influenzare le politiche agricole e alimentari. Slow Fiber, nel settore tessile e dell’arredamento, promuove prodotti belli, sani, puliti, giusti e durevoli. Slow Bees evidenzia l’importanza vitale degli insetti impollinatori per la biodiversità, l’ambiente e la nostra alimentazione. Infine, la Migrants Network valorizza i saperi tradizionali di migranti da oltre 40 paesi, integrandoli nelle comunità locali.
Durante l’assemblea nazionale dei soci, svoltasi l’11 e 12 luglio a Roma, seicento delegati da tutta Italia hanno definito le strategie future del movimento, puntando a sistemi alimentari giusti, sostenibili e inclusivi, con l’ambizioso obiettivo di costruire “un’altra idea di mondo”.
Tra i temi emersi, una critica decisa alla velocità e alla frenesia della società contemporanea, proponendo la lentezza come antidoto. È stata ribadita la necessità di porre fine all’agricoltura orientata esclusivamente al profitto, incompatibile con il nostro presente, e di salvaguardare la biodiversità, intesa come varietà della vita, garanzia di adattamento e sopravvivenza.
L’assemblea ha promosso un nuovo umanesimo fondato su un’ecologia integrale, che riconosca l’essere umano come “animale tra gli animali”, in stretta connessione con la natura. Questo comporta riscoprire e praticare il limite, rallentando i ritmi di crescita e sfruttamento. Il cibo è stato riconosciuto come elemento che riavvicina l’uomo alla terra e alla cultura, mentre l’agroecologia viene proposta come via per rigenerare la biodiversità e creare sistemi agricoli sostenibili.
Sono stati inoltre sottolineati il valore delle comunità come cuore del territorio, la bellezza come forza silenziosa di riconnessione, e l’importanza del lavoro artigianale nel generare benessere collettivo, autonomia, rispetto e dignità. Grande attenzione è stata dedicata anche ai bambini, custodi della meraviglia, e ai giovani, motivo per impegnarsi nel futuro, la cui partecipazione è urgente e indispensabile.
Raoul Tiraboschi vicepresidente Slow Food“Bergamo si è distinta negli ultimi anni per il suo impegno nell’adottare politiche alimentari più sostenibili, vincendo il bando Horizon Food Trails, che ha portato circa 500 mila euro a fondo perduto per l’educazione alimentare nelle scuole, di cui uno dei progetti cardine è quello che riguarda l’introduzione dell’educazione alimentare” spiega Raoul Tiraboschi, vicepresidente di Slow Food. Di pari passo l’università di Bergamo ha adottato un menù green nella mensa universitaria, con un terzo delle proposte che privilegiano piatti a minor impatto ambientale. Altro tema che Slow Food ha a cuore è la sensibilizzazione dei cittadini al tema della transizione proteica, ovvero la riduzione del consumo di carne a favore dei legumi. In Lombardia, però, la disponibilità di legumi è scarsa, in risposta il Comune e l’orto botanico di Bergamo hanno dato vita a un progetto sperimentale volto a recuperare due antiche varietà di legumi locali e generare nuove opportunità economiche per le comunità. Sulla stessa scia il progetto volto al recupero dello stracchino delle valli orobiche e la promozione di mercati agricoli come il mercato settimanale della terra di Bergamo, unico in Lombardia. “È una vera aula a cielo aperto — chiosa Tiraboschi — dove i bambini apprendono l’intero processo produttivo e i produttori ottengono un riconoscimento sociale oltre che economico”.
Infine, Bergamo si contraddistingue dalle altre città italiane per essere l’unica ad ospitare, dal 24 al 26 ottobre 2025, un evento dedicato alle politiche alimentari: “Agricoltura e diritto al cibo”, confermando il suo ruolo di città all’avanguardia nella promozione di un sistema alimentare sostenibile.



