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Allarme bullismo, la psicologa: “Ascoltate i ragazzi con pacatezza, altrimenti tendono a chiudersi”

I consigli della dottoressa Ivana Simonelli, psicologa psicoterapeuta e psicopedagogista, fondatrice del Metodo Psicopedagogico “Dillo con la Voce”

Non si parla mai abbastanza di bullismo e cyberbullismo. Questi fenomeni, che purtroppo sono molto diffusi, colpiscono un numero significativo di bambini, ragazzini e più in generale giovani, lasciando spesso ferite profonde e durature.

È fondamentale aumentare la consapevolezza, promuovere la prevenzione e ricordare a chi lo subisce e a chi ne è testimone di non temere di chiedere aiuto.

Ognuno di noi deve fare la propria parte per evitare che tali problematiche trovino terreno fertile e per questo vengono organizzate campagne: l’ultima, promossa dal Dipartimento per le Politiche della Famiglia in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione, è cominciata qualche giorno fa, mirata a informare e sensibilizzare studenti, genitori e insegnanti attraverso i canali Rai (TV e radio) e i principali social media.

Per saperne di più abbiamo intervistato la dottoressa Ivana Simonelli, psicologa psicoterapeuta e psicopedagogista, fondatrice del Metodo Psicopedagogico “Dillo con la Voce” e Supervisore EMDR Europe Association (Psicologia dell’Emergenza e Psicotraumatologia).

Che cosa si intende esattamente con il termine “bullismo”?

Il bullismo si differenzia dal conflitto che, a volte, porta con sé possibilità di confronto costruttivo. È anche importante distinguerlo da condotte aggressive, patologie relazionali, atti vandalici o violazioni delle norme. La definizione di bullismo è puntuale e precisa: è caratterizzato da comportamenti di prepotenza verbale, fisica o psicologica, ripetuti nel tempo, verso uno stesso soggetto, con disparità di forze tra chi attacca e chi subisce, in cui la persona oggetto di prepotenze non è in grado di difendersi da sola.

Come si può riconoscere il verificarsi di situazioni di bullismo?

Gli elementi identificativi si possono così riassumere: prevaricazione, ovvero squilibrio di forze tra chi agisce bullismo e chi lo subisce; consapevolezza, ovvero intenzionalità di chi agisce bullismo; accanimento, ovvero ripetizione degli attacchi contro lo stesso soggetto; violenza di chi agisce e sofferenza di chi subisce. Nello specifico, quindi, è possibile individuare la presenza di una vittima, la presenza di un bullo, la presenza del gruppo che fa da pubblico ai gesti del bullo o agisce secondo le indicazioni del bullo, azioni del bullo svolte prevalentemente senza che l’adulto se ne accorga utilizzando minacce, scherzi, richiesta di soldi, di compiti, aggressioni psicologiche, fisiche o verbali. Le azioni sono frequenti e ripetute nel tempo.

È possibile tracciare l’identikit delle vittime?

Generalmente sono bambini e bambine, ragazzi e ragazze pacati, gentili, educati, rispettosi. Possono presentare note di timidezza. Desiderano poter instaurare amicizie sincere e profonde, ma non sempre riescono a trovare amici o a fare amicizia. A volte, ma non sempre, presentano caratteristiche specifiche che il bullo individua come aspetti da attaccare: fragilità, insicurezza, bassa autostima, disabilità, aspetto fisico, credo religioso, orientamento sessuale, isolamento, solitudine relazionale, provenienza geografica…

Che conseguenza ha subire bullismo?

Subire bullismo si configura come esperienza traumatica che può generare pensieri, emozioni, somatizzazioni, comportamenti disfunzionali sia a breve che a lungo termine. I pensieri possono tradursi in cognizioni negative rivolte a se stessi, come, ad esempio: “non vado bene come sono”, “è colpa mia”, “sono inadeguato”, “sono in pericolo”, “sono impotente”, “sono in trappola”; “sono in balìa”, “non posso fidarmi di nessuno”, “non sono in grado di reagire”, “non valgo”. Le emozioni prevalenti sono tristezza, paura, angoscia, rabbia, frustrazione, preoccupazione. Le somatizzazioni più frequenti si presentano con mal di testa, inappetenza, attacchi di panico, mal di pancia. I comportamenti disfunzionali si possono rappresentare con tratti di isolamento relazionale, mutismo, manifestazione di insicurezza, atti mossi dalla disperazione, attacco al corpo e autolesionismo, fino a poter arrivare, in adolescenza, a un possibile pensiero suicidale.

Perché per le vittime è difficile parlarne?

Le vittime avvertono importanti sensazioni di paura. Provano paura del bullo ma anche paura di raccontare ciò che sta succedendo per timore di altre ritorsioni. A volte provano intensa vergogna, un’emozione che inibisce la possibilità di confrontarsi con coetanei o figure adulte di riferimento. In alcuni casi temono di generare preoccupazione nei genitori, in altri un’eventuale reazione dei genitori che potrebbe metterli ulteriormente in difficoltà.

Cosa può fare un genitore che sospetta che il figlio subisca bullismo?

Osservare, condividere, aprirsi al dialogo, ascoltare e accogliere con pacatezza. Osservare i comportamenti del proprio figlio, notare se ci sono cambiamenti nel tono dell’umore, aumento delle fatiche scolastiche, frequentazione poco serena di luoghi o contesti, isolamento relazionale. Condividere le osservazioni con altri adulti genitori, educatori, allenatori, insegnanti e verificare se hanno notato comportamenti inappropriati o sospetti sia nel proprio figlio sia in coetanei nei diversi contesti frequentati.
Aprirsi al dialogo rendendosi disponibili ad accogliere pensieri ed emozioni partendo dai comportamenti osservati e garantendo al proprio figlio che, qualsiasi cosa lui stia tenendo dentro di sé, può essere condivisa, per poter trovare insieme una soluzione che possa far stare bene.
Ascoltare e accogliere con pacatezza perché se i ragazzi avvertono rabbia o preoccupazione nell’adulto, tendono a chiudersi anziché affidarsi.

Che ruolo possono avere gli insegnanti?

Gli insegnanti vivono tutti i giorni a contatto con le relazioni fra bambini e ragazzi. I docenti possono essere promotori di comportamenti pro-sociali e modalità relazionali rispettose dell’altro. Possono osservare eventuali dinamiche di gruppo connotate da criticità e offrirsi come iniziale punto di riferimento per accogliere pensieri ed emozioni dei bambini e dei ragazzi. Per le modalità di intervento possono stringere alleanza con altri adulti significativi: Dirigenza, Funzioni Strumentali, Psicologi scolastici e Genitori.

Quali sono i modi più efficaci per fare prevenzione in famiglia e a scuola?

Favorire nei ragazzi modalità per conoscere se stessi, le proprie caratteristiche, e modalità per conoscere gli altri, valorizzando la bellezza di tutte le possibilità dell’esistere.
Analizzare e leggere insieme ai ragazzi situazioni direttamente vissute e connotate da criticità per poter individuare possibilità risolutive.
Valorizzare momenti di dialogo e confronto mettendo in primo piano la connessione esistente tra pensieri, emozioni e comportamenti.
Promuove lavori in piccolo gruppo, di apprendimento cooperativo, momenti di incontro, di scambio, di gioco.
Promuovere percorsi di formazione relativi al bullismo, agli indicatori, alle conseguenze. I percorsi formativi a volte sono seguiti da un numero ristretto di genitori e insegnanti, ma ciò non deve scoraggiare. Un solo insegnante può raggiungere nella sua carriera centinaia e, a volte, migliaia di ragazzi e ragazze, così come un genitore può farsi portavoce e raggiungere altri genitori.
Promuovere l’alleanza scuola-famiglia, ma anche scuola-famiglia-extrascuola perché ciò permette di condividere linee educative e informazioni sul percorso dei ragazzi non solo dal punto di vista didattico, sportivo, esperienziale, ma anche formativo, educativo, emotivo.

Perché i bulli compiono bullismo? Sono consapevoli dei danni che arrecano alla vittima?

Il bullo, a differenza di quanto si potrebbe comunemente pensare, è portatore di fragilità. Mostra prepotenza, per manifestare uno status di forza che faccia da contraltare alla voce interna che manda in onda il timore di risultare debole, escluso, inascoltato. Confonde la leadership con la tirannìa, si accerchia di gregari che lo seguano come punto di riferimento e lo facciano sentire potente.
Non è in grado di provare empatia verso l’altro per cause inerenti la propria storia di crescita, o traumatismi.
A sua volta può aver subìto bullismo, trascuratezza. Può aver vissuto o assistito a maltrattamenti psicologici e fisici. Raramente può essere portatore di psicopatologia o neurofisiologia patologica.
In parte è consapevole dei danni che arreca alla vittima e può anche trovare piacevole causare male o dolore. Nello stesso tempo, la mancanza di empatia e della capacità di immedesimazione profonda nell’altro, gli impediscono di sentire appieno ciò che le sue azioni provocano.
Così come per la vittima, per ragioni diverse, anche per il bullo è importante accedere a percorsi psicoterapeutici.

Per concludere, un focus sul cyberbullismo: come si può arginare?

Il cyberbullismo è l’esasperazione del bullismo attraverso una comunicazione diretta, pervasiva, aggregativa, esponenziale, inarrestabile, fino a poter essere cybermondiale. Dal punto di vista psicologico ha la stessa portata di un terremoto, un uragano, uno tsunami. Travolge chi lo subisce portandolo in una condizione di sopraffazione, devastazione, impossibilità di risolvere, arrestare l’onda o cancellare messaggi ed immagini.
È la conseguenza di un processo che parte da lontano.
Si può arginare trattandolo come una possibile catastrofe: prevenzione e conoscenza del fenomeno e delle sue conseguenze. Individuazione di un “piano di evacuazione”, ovvero insegnare ai bambini e ai ragazzi come e cosa fare, a chi rivolgersi, nell’immediatezza, quando si presenta la “prima scossa”, il primo evento. Promuovere la solidarietà per la vittima, prestando aiuto individuale e collettivo. Rendere note le leggi e le norme che tendono a contrastare il fenomeno. E portare il più velocemente possibile l’essere umano ad allineare il progresso scientifico a quello psicologico ed emotivo.