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I retroscena dell’operazione ‘Yolcu’ che ha portato all’arresto di quattro trafficanti accusati di immigrazione clandestina e riciclaggio: ricevevano i soldi da alcuni gestori di kebab tra la città e Seriate

Un uomo, intercettato dalla polizia, domanda: “ma cos’è questa puzza di benzina?”. La risposta è desolante: vicino a lui c’era chi, pur di lasciare la Turchia, ha viaggiato stipato in una cisterna di gasolio vuota. I viaggi della speranza (o della disperazione, a seconda dei punti di vista) duravano settimane, persino un mese. E movimentavano un centinaio di persone, secondo gli investigatori. Il prezzo da pagare? Fino a 5.300 euro. Quattro persone sono state arrestate, altre cinque denunciate in stato di libertà nell’ambito dell’operazione “Yolcu”, condotta dalla Squadra mobile della Questura di Bergamo e coordinata dai pubblici ministeri Silvia Marchina e Maria Cristina Rota. Si tratta di cittadini di etnia curda, accusati a vario titolo di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina con l’aggravante della transnazionalità e di riciclaggio.

A capo dell’organizzazione due fratelli residenti a Bonate Sopra: Mustafa e Adan Keklik di 41 anni e 43 anni, entrambi in carcere. Ai domiciliari con braccialetto elettronico Yasar Hasim, 39 anni, di Bergamo, e Selen Alì, 41 anni, di Treviolo, soprannominato “Ali Babà”. Martedì gli agenti hanno perquisito le abitazioni degli indagati e due negozi di kebab a Bergamo e Seriate (dove arrivavano i soldi). Hanno sequestrato tre auto usate per trasportare i clandestini e 10 mila euro in contanti.

L’indagine è decollata nel novembre 2023 per il numero sempre maggiore di cittadini turchi che si presentavano all’Ufficio immigrazione per chiedere asilo politico. Un flusso giudicato anomalo. Risalito quel flusso, gli agenti hanno accertato l’esistenza di una organizzazione criminale che operava lungo la cosiddetta “tratta balcanica”. In particolare, il gruppo faceva sì che diversi migranti provenienti dal Kurdistan turco entrassero illegalmente in Italia, con l’obiettivo di proseguire poi il viaggio verso altri paesi europei: Austria, Germania, Francia, Svizzera.

Come ci riuscivano? Innanzitutto agganciavano i clandestini in Turchia per farli arrivare via aereo a Sarajevo. Qui, grazie ad altre cellule dell’organizzazione, i migranti venivano trasportati su furgoni e camion fino al confine bosniaco-croato prima, e al confine italo sloveno poi. Un’ultima parte di viaggio particolarmente rischiosa, visto che per aggirare i controlli erano costretti ad attraversare in pieno inverno zone boschive e montane a piedi, lungo percorsi non tracciati. È il caso di una donna e del suo bambino che lungo uno di questi percorsi si sono smarriti.

Una volta raggiunta l’Italia, gli indagati trasportavano i migranti in provincia di Bergamo. Venivano alloggiati in un appartamento a Zanica, dove restavano anche solo una notte in attesa di conoscere il loro futuro. I migranti pagavano in denaro direttamente in Turchia. Tramite intermediari e passaggi di denaro tra conti correnti turchi e italiani, i trafficanti ricevevano i soldi direttamente a Bergamo, per mano di alcuni gestori di kebab. “Le indagini – spiegano dalla Polizia – proseguono per identificare eventuali ulteriori ramificazioni della rete criminale”.