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Dazi sui prodotti Ue, Omb tampona gli impatti col made in Usa: “Oggi gli americani lo scelgono anche se costa di più”
L'impianto Vogt a Stafford, del gruppo Omb

Quando nel 2017 ha acquisito la Vogt Valves, nel cuore del Texas, l’azienda di Cenate Sotto ha subito riportato la produzione negli Stati Uniti dall’India: l’incertezza degli ultimi mesi ha causato una contrazione del 25% rispetto allo scorso anno

“Quando nel 2017 abbiamo acquisito la Vogt Valves di Stafford, in Texas, abbiamo deciso subito di riportare la produzione, che era stata delocalizzata in India, negli Stati Uniti: con costi più alti, ovviamente, ma oggi quella scelta ci sta mettendo al riparo da conseguenze peggiori. Siamo stati fortunati”: ma quella che Simone Brevi, amministratore delegato della Omb Valves di Cenate Sotto, riconduce alla sorte, è stata in realtà un’operazione imprenditoriale di grande lungimiranza.

Ottimo conoscitore del mercato Usa, dove vive e aveva messo la prima bandierina già nel 2012, è stato in grado insieme alla sua squadra di prevedere manovre che oggi stanno destabilizzando i mercati di tutto il mondo: “Quando Trump ha vinto per la prima volta le elezioni non avevamo dubbi – racconta – Ci aspettavamo esattamente un deprezzamento del dollaro, una forte spinta sul prodotto nazionale e sulle tariffe. La conoscenza diretta delle dinamiche interne ci ha preparato ad affrontare anche le nuove sfide”.

A pochi giorni dalla deadline dell’1 agosto, giorno nel quale Trump aveva annunciato l’entrata in vigore dei dazi al 30% sui prodotti europei, le trattative tra le parti hanno portato alla tanto sospirata intesa: il punto d’incontro è stato trovato al 15%, esclusi acciaio e alluminio.

“La nostra situazione è un po’ più articolata – analizza Brevi – Abbiamo un’attività produttiva basata negli Stati Uniti ma allo stesso tempo importiamo componentistica dall’Italia che poi lavoriamo in loco: in quest’ultimo caso, essendo elementi in acciaio, il dazio è del 50%. Teniamo conto poi di un’altra variabile: da aprile, quando è iniziata questa campagna di proclamazioni, c’è stato anche un forte deprezzamento del dollaro, nell’ordine del 10%. Il nostro prodotto, le valvole, è intermedio nella catena: finiscono su raffinerie, impianti chimici o farmaceutici. Non avendo grande concorrenza americana non abbiamo perso market share, ma ciò che incide è la scelta dei nostri clienti di stoppare gli investimenti in attesa che la situazione si chiarisca una volta per tutte. Non è tanto il dazio il problema, perché anche altri Paesi dove operiamo, come il Brasile o l’Arabia Saudita, applicano restrizioni, ma è stata proprio l’incertezza a pesare”.

Il problema è aggravato dal ciclo produttivo richiesto dalle valvole, tra i 6 e i 12 mesi tra l’ordine e la consegna: “Come possiamo garantire un prezzo fisso al nostro cliente in questo periodo se non abbiamo idea di quali siano le reali condizioni di mercato? – analizza il numero uno di Omb – Gli investimenti nel nostro campo sono correlati ai prezzi di petrolio e gas, che negli ultimi sei mesi hanno registrato una caduta pesante. Sulle nostre vendite l’impatto è stato immediato e importante: in termini percentuali parliamo di una contrazione del 25% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, che è stato un anno molto positivo. Possiamo dire di essere tornati ai dati del 2021-2022, quando il settore non stava attraversando un momento eccezionale”.

omb valvesLa sede Omb Valves a Cenate Sotto

La preoccupazione per l’azienda di Cenate Sotto è moderata e le ragioni sono da un lato molto pragmatiche (“Il mercato può rimanere bloccato per 6 mesi, un anno massimo, poi per forza di cose la costruzione di nuovi impianti dovrà ripartire”) e dall’altro legate ai benefici garantiti dalla produzione made in Usa a Stafford.

Le condizioni degli ultimi mesi hanno causato pochi problemi rispetto agli ordini già attivi (“Solo alcune rinegoziazioni”), mentre la contrazione delle nuove richieste è stata più accentuata: “Mi aspetto un forte ritorno di fiamma del mercato – ammette Brevi -, con recupero degli acquisti che sono stati messi in stand-by”.

La prudenza, comunque, non è mai troppa: il mercato Usa pesa circa il 25% sul fatturato totale di Omb, che partendo dal Texas si ramifica poi in Canada e Sud America. Destinazioni oggi non così popolari, per via dell’ostruzionismo creato dal governo: “Scelte che ci complicano a livello logistico, ma dove non arriviamo col prodotto Usa sopperiamo con quello italiano”.

L’impianto texano impiega una settantina di dipendenti e oggi macina numeri impensabili fino a cinque anni fa: anche se il prodotto a marchio Vogt negli Usa costa mediamente di più rispetto a quello targato Omb, la clientela americana nel 75% dei casi sceglie comunque la prima opzione.

“Una dinamica che ci sta sorprendendo – ammette Brevi – Gli statunitensi per un prodotto locale, particolarmente impiegato in ambito manutentivo, sono disposti a pagare anche di più e nonostante il contesto economico problematico non stiamo subendo le stesse contrazioni di vendita che riscontriamo sui prodotti italiani, che sono invece più ingegnerizzati e destinati a nuovi impianti. Noi ci siamo organizzati per il caso peggiore: per Stafford avevamo già acquistato macchinari in più e stiamo aumentando la capacità produttiva, per poter essere più efficaci con quell’impianto e salvaguardare la nostra posizione sul mercato”.