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L’apocalisse di Gaza, Piziali (Cesvi): “Mancano acqua e cibo anche per i nostri operatori, l’unica via per la sopravvivenza è il cessate il fuoco”

Il direttore generale di Fondazione Cesvi Onlus, Stefano Piziali: “Anche le organizzazioni umanitarie faticano a reperire il cibo per i propri operatori”

“A Gaza la scarsità di cibo è tale per cui anche le organizzazioni umanitarie fanno fatica a reperire alimenti sufficienti per i propri operatori. È una tragedia senza eguali e spaventa il fatto che venga messa in dubbio la possibilità di aiutare la popolazione civile”. Così Stefano Piziali, nuovo direttore di fondazione Cesvi Onlus, illustra la drammaticità della situazione nell’insanguinata Striscia in Medioriente.

Mentre l’assedio imposto dal governo israeliano sta affamando gli abitanti della Striscia, anche gli operatori umanitari si trovano costretti a mettersi in fila per il cibo, rischiando di essere colpiti, pur di nutrire le proprie famiglie, con le scorte ormai in esaurimento.

A due mesi dall’avvio della Gaza Humanitarian Foundation – un meccanismo controllato dal governo israeliano – 109 organizzazioni, tra cui Fondazione Cesvi Onlus, lanciano un appello urgente ai governi: aprire tutti i valichi terrestri; ripristinare il flusso completo di cibo, acqua potabile, medicinali, beni di prima necessità e carburante attraverso un meccanismo guidato dalle Nazioni Unite e fondato su principi umanitari; porre fine all’assedio e concordare un cessate il fuoco immediato.

Abbiamo intervistato Stefano Piziali per saperne di più.

Cesvi è sempre in prima linea nelle emergenze umanitarie nel mondo e, naturalmente, non manca a Gaza. Com’è la situazione nella Striscia?

È drammatica. La scarsità di cibo è tale per cui anche le organizzazioni umanitarie fanno fatica a reperirlo in quantità sufficiente per i propri operatori. La situazione è leggermente migliore per le organizzazioni che si occupano della gestione degli alimenti, mentre per altre realtà come Cesvi, che è impegnato nella distribuzione di acqua sicura, risulta più difficile averli a disposizione. Il nostro staff sta lavorando mezza giornata perché tante volte non ha mangiato a sufficienza: si riesce a consumare a malapena un pasto al giorno e da diverse settimane anche gli operatori di Cesvi mangiano scatolette.

Cesvi si sta occupando della distribuzione di acqua sicura?

Si, la mancanza dell’acqua è una criticità molto grave e ha molteplici ripercussioni sulla vita delle persone. Vuol dire che non è possibile lavare gli ortaggi e nemmeno condurre le semplici pratiche di igiene quotidiana: non lavarsi per settimane se non mesi favorisce l’insorgenza di malattie che si possono scatenare e diffondere. Tutto ciò si associa al fatto che ci sono temperature elevate e questo mix rende impossibile condurre una vita normale. Non si riesce a lavorare e a procurarsi cibo: mancano le forze, le energie e la possibilità di idratarsi. Abbiamo sempre lavorato nelle emergenze umanitarie e acquisito una forte esperienza nella distribuzione dell’acqua, ma a Gaza manca il carburante per i trattori che trainano le autobotti: non viene fatto entrare nella Striscia e questo complica notevolmente le operazioni.

Nella Striscia si riesce a produrre qualcosa?

Pochissimo, se non acqua attraverso desalinizzatori, ma se manca energia non si riesce a produrne nuova. La carenza di carburante per muovere i trattori che si usano per le autobotti diventa difficile distribuire l’acqua nei campi profughi. La popolazione che assistiamo è sfollata: si trova in tende o in edifici sistemati in qualche modo, non vive nella propria casa, che magari è a pochi km di distanza ma è stata distrutta durante la guerra in corso. Ha bisogno di tutto, a cominciare dall’acqua, perché in un contesto come questo non è possibile averla attraverso la rete idrica secondaria. Per procurarsela non resta che adoperare delle taniche reperibili in uno dei punti più vicini, come quelli che crea Cesvi. E la presenza di acqua è fondamentale anche per il funzionamento degli ospedali.

Ci spieghi

L’utilizzo del depuratore di acqua portato da Cesvi è fondamentale per lo svolgimento delle attività ospedaliere come le dialisi e molti altri trattamenti. In una situazione normale, senza conflitto, nella Striscia entrerebbero centinaia di camion al giorno con gli aiuti, mentre da mesi hanno la possibilità di farlo solamente alcune decine, così è impossibile garantire in modo regolare la sostituzione dei beni danneggiati dal conflitto o la fornitura dei servizi a disposizione. Abbiamo un ufficio in una delle rare zone che non sono state bombardate direttamente o colpite da attacchi con i carri armati, ma noi stessi alla sera invitiamo il nostro staff a non uscire di casa perché i rischi sono elevatissimi.

Quanti sono i vostri operatori a Gaza?

Cesvi è impegnato a Gaza con una ventina di operatori palestinesi e tre italiani che si alternano nella Striscia. Come dicevo, ci occupiamo della distribuzione dell’acqua e della promozione dell’igiene che ne è strettamente correlata, inoltre costruiamo centri di raccolta e stoccaggio dei rifiuti che in un’area completamente bombardata costituiscono un problema enorme e possono portare a malattie di vario genere. La richiesta principale è quella del cessate il fuoco, perché ogni giorno che passa la popolazione ha meno forza e voce per farsi sentire.

Si deve giungere a un cessate il fuoco immediato?

Si, è l’unica possibilità di sopravvivenza. Si deve consentire l’ingresso sufficiente degli aiuti umanitari in modo ordinato e regolamentato: cibo, attrezzature sanitarie, prodotti per l’igiene e ciò che serve per vivere, altrimenti è un attacco ai civili e non si può accettare perché anche nelle guerre ci sono regole da rispettare. Tutto quello che arriva nella Striscia passa da Israele, compresi gli aiuti umanitari, i nostri operatori devono ricevere il benestare dall’autorità israeliana per entrare e uscire da Gaza e le Nazioni Unite si trovano nelle nostre stesse condizioni.

Per concludere, guardando alle esperienze pregresse di Cesvi, ci sono state situazioni simili a questa?

Non si è mai vista un’impossibilità tale di far arrivare gli aiuti umanitari: quella di Gaza è una tragedia senza eguali. A volte non ci sono mezzi, strumenti e risorse, invece in questo caso ci sarebbero ma manca la possibilità di far entrare beni umanitari nella Striscia. Dai Balcani all’Afghanistan, dalla Somalia ad altre guerre, nelle emergenze affrontate in precedenza la situazione era diversa: preoccupa e spaventa molto il fatto che venga messa in dubbio la possibilità di aiutare la popolazione civile.