La stagnazione
A Bergamo auto sempre più vecchie, ma è anche colpa del costo della vita
Stipendi fermi, inflazione in crescita e trasporti pubblici insufficienti costringono molte famiglie a rinviare l’acquisto di un’auto nuova
La crisi del mercato dell’auto fa cronaca continuata nell’informazione: è uno specchio dei tempi difficili che stiamo attraversando. Oltre ad essere stagnante il mercato del nuovo, c’è un altro dato su cui riflettere, in particolare, per quanto riguarda la nostra provincia. Nella Bergamasca infatti, secondo un’indagine di ‘Facile.it’ il parco auto in circolazione ha le rughe. Nel maggio di quest’anno, l’età media delle auto che viaggiano sulle nostre strade è arrivata a quota 12 anni, il 2,2% in più rispetto a un anno prima.
Altro dato significativo in materia e che conferma la tendenza – qui la stima viene da ACI – il numero di auto diesel Euro 5 esposte a rischio di esclusione progressiva o comunque a un balzello (per ora ipotesi scongiurate e rinviate) raggiungerebbero quota 5.200.
Stando in Lombardia, le auto più vecchie circolano a Sondrio (13 anni e 5 mesi), che precede nell’ordine Mantova (12 anni e 8 mesi) e Cremona (12 anni e 7 mesi). Brescia (12 anni e 4 mesi), Pavia (12 anni e 1 mese), Bergamo (12 anni) e, a pari merito, Lecco e Varese (11 anni e 10 mesi). Milano risulta essere l’area della Lombardia dove circolano le auto meno attempate (11 anni e 1 mese).
Fa naturalmente riflettere il dato di ‘Facile.it’ sulla provincia di Bergamo con le auto più cariche di anni e circolazione. Non c’è però da sorprendersi se solo si considera la spirale dei continui aumenti del costo della vita e la sostanziale stagnazione – qualcuno parla anche di ‘glaciazione’ – delle buste paga. La maggior parte della gente è confrontata con la quotidiana difficoltà nel far la spesa, tenendo in equilibrio entrate e uscite.
Proprio all’inizio di questo mese è uscita un’interessante e chiara radiografia di come vanno le cose in fatto di stipendi in picchiata e caro prezzi. Ne ha dato notizia il ‘Corriere della Sera’ in questi termini più che eloquenti con un’intervista a Andrés Rubio, ceo del gruppo svedese Intrum: “Un quarto dei consumatori europei riesce a risparmiare a fine mese, il 50% va in pari, un altro 25% deve chiedere finanziamenti per coprire le spese ordinarie: a quest’ultimo gruppo appartengono i nostri 25 milioni di consumatori-clienti, persone che si trovano in difficoltà e non riescono a restituire il dovuto Ogni anno aiutiamo 5 milioni di clienti a saldare i loro debiti e a rientrare nella comunità finanziaria, riacquistando per esempio l’accesso ai conti e al credito bancari”.
Intrum è la maggiore azienda di gestione del credito in Europa con 75 mila società clienti e un portafoglio di 200 miliardi di crediti, circa 40 dei quali gestiti in Italia attraverso l’alleanza con Intesa Sanpaolo.
Disoccupazione ai minimi, potere d’acquisto crollato
Illuminante un aspetto trattato nell’intervista di Francesco Bertolino e Nicola Saldutti con Rubio, il quale si sofferma su un raffronto nei profondi cambiamenti sociali intervenuti per cui “nelle crisi del passato si perdeva il lavoro e, quindi, la principale fonte di reddito. Oggi la disoccupazione è minima,ma il potere d’acquisto degli stipendi è crollato a causa dei costi dell’energia, dell’inflazione e dell’aumento dei tassi di interesse. È per questo che un quarto dei consumatori si indebita per pagare le bollette, i mutui, la telefonia e, talvolta, il peso di questi prestiti diventa insostenibile”.
Per dire come vanno le cose c’è anche il report dell’Unione nazionale consumatori pubblicato il 16 giugno sulle città più care d’Italia con il termometro che indica l’aumento annuo delle spese di una famiglia media e l’inflazione locale raffrontata con lo stesso mese del 2024. Le cifre dicono che il borsello della famiglia media bergamasca ha subito un salasso di 544 euro da un maggio all’altro, con inflazione annua calcolata all’1,8%. Si tratta del balzo più alto a livello lombardo.
Si è costretti a tenersi l’auto in dotazione, rinviando sine die l’ipotesi di un cambio con una nuova o più verosimilmente con una d’occasione più giovane. “Occorre mettere in calcolo – è il commento di Valerio Bettoni, presidente dell’ACI di Bergamo – anche il fatto che ormai per ragioni di lavoro ciascuno deve muoversi sulla propria auto per raggiungere il capoluogo o le aree urbane, dove si concentra il grosso delle opportunità professionali. I servizi pubblici non rispondono al fabbisogno e comunque ci sarebbe bisogno di una riorganizzazione in chiave moderna, secondo le mutate esigenze intervenute nel presente. È un tasto dolente che noi dell’ACI abbiamo più volte premuto, in particolare con il lavoro della Commissione della mobilità presieduta dall’architetto Felice Sonzogni. Chi abita nelle valli o nella Bassa è di fatto costretto a muoversi in proprio coni costi che anche qui incidono e non poco già a livello di carburante più – spesso – spese di posteggio e manutenzione auto. Ci sono paesi di valle serviti dai bus di linea con 2 o 3 corse al giorno, neppure tutte funzionali all’orario di lavoro”.
Conclusione:chi se la sente di metter mano al portafoglio per imbarcarsi con l’onerosa spesa di migliaia di euro per un cambio d’auto?


