Il film della settimana
“Jurassic World – La rinascita”, ritorno alle origini carico di nostalgia
L’ecologia del pianeta si è dimostrata inospitale per i dinosauri: quelli rimasti, vivono in ambienti equatoriali isolati. Una squadra va alla loro ricerca per assicurarsi i campioni di DNA delle tre creature più colossali tra terra, mare ed aria, per realizzare un farmaco che porterà benefici salvavita all’umanità
Titolo: Jurassic World – La rinascita
Titolo originale: Jurassic World Rebirth
Regia: Gareth Edwards
Paese di produzione / anno / durata: Stati Uniti / 2025 / 133 min.
Sceneggiatura: David Koepp
Fotografia: John Mathieson
Montaggio: Jabez Olssen
Suono: Alexandre Desplat
Cast: Scarlett Johansson, Mahershala Ali, Jonathan Bailey, Rupert Friend, Manuel Garcia-Rulfo, Luna Blaise, David Iacono, Audrina Miranda, Philippine Velge, Ed Skrein, Bechir Sylvain
Produzione: Universal Pictures, Amblin Entertainment, The Kennedy/Marshall Company
Distribuzione: Universal Pictures
Programmazione: Teatro Lottagono Bergamo, UCI Cinemas Orio, Notorious Cinemas Curno, Arcadia Stezzano, Treviglio Anteo spazioCinema, Starplex Romano di Lombardia, Garden Clusone, Cinema Nuovo Albino, Iride-Vega Costa Volpino
Rimane un pizzico di nostalgia, però il mondo sembra ormai stanco dei dinosauri. Questo il sentimento predominante che traspare da “ Jurassic World – La rinascita ”, diretto da Gareth Edwards , al cinema dal 2 luglio.
A cinque anni di distanza dagli eventi del precedente “Jurassic World – Il dominio” (2022), questo settimo film della saga creata da Steven Spielberg vede i dinosauri confinati su un’isola dell’Atlantico, in un ambiente caldo nella zona dell’equatore, dopo che i cambiamenti climatici ne stavano provocando una nuova estinzione di massa. Un’isola, quella di Saint-Hubert, dove l’azienda di Bioingegneria InGen ha allestito un laboratorio per la creazione di dinosauri mutanti. Qui si reca una squadra di forze speciali, ingaggiata da un emissario della casa farmaceutica ParkerGenix, Martin Krebs ( Rupert Friend ), per recuperare un campione di sangue dei tre più grandi esemplari di dinosauro rimasti: il Mosasaurus, il Quetzacoatlus e il Titanosaurus. Tre diversi tipi di sangue che contengono, al loro interno, i principi di un farmaco salvavita che può curare le malattie cardiovascolari. La mercenaria Zora Bennet (un’ironica Scarlett Johansson ) e il paleontologo Henry Loomis ( Jonathan Bailey ) si recano quindi sul posto, sulla barca del capitano Duncan Kincaid ( Mahershala Ali ) e del suo equipaggio. La squadra, durante una missione in mare, salva la famiglia di Reuben Delgado ( Manuel Garcia-Rulfo ), in difficoltà dopo essersi avvicinata a Saint-Hubert ed essendo stata attaccata da un Mosasaurus.
Del primo “Jurassic Park” del 1993 rimane ancora impressa la meraviglia dello sguardo di Alan Grant (e di tutti gli spettatori) alla vista di un Brachiosaurus vivo, in carne ed ossa. Quella stessa meraviglia grafica traspare anche in quest’ultimo “Jurassic World – La rinascita”, grazie ad un’ottima realizzazione delle creature preistoriche. Meraviglia che però non è sufficiente per decretare anche la “rinascita” del franchising. Una saga in cui, come nel film, i dinosauri non sembrano abbastanza, i musei (tristemente) chiudono ed un brontosauro in mezzo alla strada è ormai solo disturbo quotidiano. La scelta di Gareth Edwards alla regia (alla guida di “Monsters”, “Rogue One” e di un buon rilancio di “Godzilla”) e di David Koepp alla sceneggiatura (già nel primo “Jurassic Park”), che sembrava la più azzeccata, in realtà non infonde alla saga quel cambio di marcia necessario ad una vera ripartenza.
Il film porta la trama all’interno dei dibattiti contemporanei sul cambiamento climatico e sul capitalismo di Big Pharma e sull’importanza di avere cure accessibili per tutta la popolazione, oltre che ad un confronto sulle scelte etiche nel campo della ricerca, già alla base del primo, storico, film della saga. Dibattito che si confronta ancora una volta sui dubbi etici che avvolgono le scelte degli uomini più ricchi del pianeta, spinti verso una realizzazione personale senza limiti, che può portare all’autodistruzione. Riflessioni che risultano però poco incisive, soprattutto in fase di sceneggiatura, dove il detto si trasforma spesso in spiegazioni non necessarie. Anche i personaggi, poi, risultano stereotipati e prevedibili, a parte qualche raro cambio di passo della Zora di Scarlett Johansson.
Gareth Edwards crea una narrazione a livelli che combatte con i tre territori d’elezione delle tre specie da recuperare, giocando con l’immaginario di “Alien”, “Lo Squalo” e della saga di Indiana Jones. Un eterno ritorno al passato che funziona nel corso dell’avventura, ma che non trova mai elementi con cui lasciare il segno. Troppo evidente, poi, il product placement diffuso nella pellicola, oltre all’inserimento di un tenero Aquilops (della famiglia del Triceratops) che diventa improbabile animale da compagnia.
Prova a cambiare, rimanendo uguale, questo “La rinascita”, diventando così un ibrido che non trova mai compiutezza. Come il Distortus Rex, un dinosauro che si avvicina morfologicamente agli xenomorfi di “Alien”, annientando allo stesso tempo un immaginario.

