Che cosa pensano gli Usa dell’Europa nello scacchiere globale
Quali sono i fini di Trump? Sono chiari da mesi, anzi da anni, dal tempo della Prima presidenza: MAGA – Make America Great Again – significa preparare gli USA alla sfida con la Cina
Il blocco americano del sistema d’arma dei Patriot, proprio nel momento in cui Putin intensifica i bombardamenti sulle città, pare essere l’ultima decisione tragica di Trump. Toccherà agli Europei sostituirlo, pagandolo di tasca propria? D’altronde, già oggi l’aiuto militare e finanziario europeo all’Ucraina supera quello americano. Tuttavia, ciò che deve preoccupare noi Europei è il significato geo-politico della mossa di Trump. La quale, benché sembri “irragionevole”, dal punto di vista trumpiano è del tutto “razionale”, dove per “razionale” si deve intendere che i mezzi sono coerenti con i fini.
Quali sono i fini di Trump? Sono chiari da mesi, anzi da anni, dal tempo della Prima presidenza: MAGA – Make America Great Again – significa preparare gli USA alla sfida con la Cina. Non si tratta del ritorno di Trump all’isolazionismo storico dei Democratici americani, pronti a fornire ogni aiuto militare a Paesi amici, ma non a
mettere gli scarponi sul terreno.
Il “Lend-Lease Act” di Roosevelt, approvato nel marzo del 1941, consentì il prestito di 1 miliardo di dollari al Regno unito e successivamente agli altri Paesi in guerra con le potenze dell’Asse, ma gli Usa entrarono sui campi di battaglia solo dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbour il 7 dicembre 1941. In Europa hanno lasciato sul terreno circa 450 mila morti, sepolti principalmente nei cimiteri bianchi dell’Italia e della Normandia. Già allora, e per ragioni geopolitiche diverse da quelle del 2025, gli Usa avevano lo sguardo rivolto a Ovest della California, verso il Pacifico. La geografia conta!
L’Europa era un teatro secondario, come ha raccontato Churchill nella sua “Storia della seconda guerra mondiale” e come confermano gli storici militari, per ultimo Antony Beevor. Ciò portò Roosevelt a sottovalutare l’approccio aggressivo di Stalin, al quale venne pacificamente consegnata la metà orientale dell’Europa. A Churchill che chiedeva impazientemente di accelerare la risalita lungo l’Italia per arrivare a Lubjana, Vienna, Berlino e per tagliare la strada ai Sovietici verso i Balcani e verso la Germania, gli Usa risposero sottraendo truppe alla Campagna d’Italia per mandarle in Birmania, in aiuto a Chiang Kai – Schek, e sul fronte normanno. Alla fine della Guerra gli Usa erano orientati a lasciare l’Europa.
Gli Usa di Truman furono convinti a restare e a istituire la NATO solo dalla combinazione tra la lungimiranza e l’anticomunismo di Churchill, da una parte e, dall’altra, i propositi non nascosti di Stalin di procedere verso l’Europa occidentale, indebolita militarmente e distrutta dalla Guerra.
Intenzioni bellicose, scoraggiate solo dall’informazione già a disposizione dei Sovietici nel 1944 che il progetto Manhattan era riuscito e che gli Usa erano entrati in possesso dell’arma nucleare. D’altronde, l’arma nucleare fu usata contro il Giappone, ma anche “contro” Stalin, che capì benissimo l’antifona: non avrebbe potuto arrivare fino a Parigi come aveva potuto fare lo zar Alessandro I nel 1814, come ricordava a Churchill in un colloquio.
Nel 2025 il grande competitor non è più la Russia, è la Cina. Trump crede che consentire a Putin di ricostruire la sua area di influenza ex-imperiale nell’Europa orientale – ha dichiarato recentemente che gli Ucraini sono popolo russo! – lo staccherà dall’alleanza con la Cina. Noi Europei siamo sorpresi e scandalizzati e gridiamo al tradimento di Trump, pronto a vendere un pezzo d’Europa al despota di turno.
Il fatto è che per gli Usa noi siamo 27 staterelli senza né arte né parte. Nella concezione neo-imperiale di Trump, gli USA sono uno Stato-impero, gli Stati europei sono Stati-vassallo, Stati-pedina. In questa visione hobbesiana dell’”homo homini lupus” trasferita sul piano delle relazioni internazionali, conta il principio supremo
dell’interesse nazionale e della forza.
E qui si conclude il ciclo della patetica storia del fallimento dei nazionalismi/sovranismi europei, incominciata con il rifiuto francese della CED, la Comunità europea di Difesa nel 1954.
Giovanni Cominelli
*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano. Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.


