La fidanzata di Riccardo Claris, ucciso a 26 anni: “Due mesi senza di te. Avrai giustizia, è l’unica cosa che mi fa andare avanti”
In una pagina social i commoventi messaggi di amici e conoscenti del giovane accoltellato a due passi dal Gewiss Stadium
Bergamo. Sono passati due mesi dalla morte di Riccardo Claris; da quando, la notte tra sabato 3 e domenica 4 maggio, una coltellata spezzò la vita del giovane, 26 anni e un futuro ancora da scrivere. “Eravamo carichi di progetti e sogni: i viaggi, la casa, coltivare le passioni comuni… sapesse la gente quante erano”, scrive la fidanzata in una toccante lettera pubblicata sulla pagina Instagram ‘Giustizia per Riccardo Claris’ (scritto tutto attaccato). Una pagina creata in questi giorni, dall’intento molto chiaro: “Posso solo prometterti che farò di tutto per farti avere giustizia – prosegue la ragazza – è l’unica cosa che mi dà la forza di alzarmi la mattina. Tutto è finito in un attimo, niente sarà più lo stesso senza te qua insieme a me. Non è giusto. Il dolore è inspiegabile e mi lacera l’anima”.
La pagina è un contenitore di messaggi come questo. Alcuni scritti dagli amici, altri dall’allenatore di calcio, altri ancora dai colleghi del 26enne, che da qualche mese era consulente per una società finanziaria a Milano. Tra un post e l’altro, spiccano le parole della sorella. Dolci e tormentate al tempo stesso. “Pensavo avremmo avuto tutta la vita da condividere, volevo fossi il mio testimone di nozze e ancora non lo sapevi. Ti voglio un mondo di bene, tanto, avrei voluto dirtelo un milione di volte”. “Eri un’anima buona”. “Solo in curva alzavi la voce, per cantare”. “Ti hanno dedicato striscioni, cori”. “Il tuo nome ha risuonato in tutto lo stadio. A casa e anche lontano, a Francoforte”, tifoseria gemellata con quella dell’Atalanta. La ‘sua’ Atalanta.
I ricordi sono accompagnati dalle foto di Claris, nelle sue molteplici versioni. Quella ‘pettinata’ in giacca all’Università, quella rilassata dei giorni al mare e quella più scanzonata in stile Ultras: felpa, jeans strappati e cappello alla pescatora con la scritta ‘Bergamo’. Ci sono anche le immagini degli adesivi sparsi per la città, appiccicati sui cartelli e sui pali dei semafori con la stessa scritta: “Giustizia per Riccardo”. E ci sono gli striscioni comparsi negli stadi, compreso quello dei tifosi del Brescia che hanno reso omaggio al ragazzo rammentando che “la morte non ha colori”. Un messaggio sensato in una vicenda che un senso non ce l’ha. E dove le divergenze calcistiche hanno avuto un peso.
Basti pensare che in carcere c’è un ragazzo di soli 19 anni: Jacopo De Simone, accusato di omicidio volontario aggravato dai futili motivi. Ha confessato di avere accoltellato Claris alla schiena. Un colpo frontale, “da abbraccio”, inferto sotto la scapola sinistra. “Volevo difendere la mia casa e la mia famiglia”, ha detto agli inquirenti. Il suo gruppo e quello di Riccardo si erano pizzicati al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, per via di qualche coro mal digerito tra chi tifava l’Inter e chi l’Atalanta. Sono volati un paio di insulti, forse qualche sguardo di troppo. Secondo quanto ricostruito dalle indagini, una volta fuori dal bar gli amici della vittima avrebbero seguito De Simone fin sotto la sua abitazione, a due passi dal Gewiss Stadium.
Il 19enne ha spiegato di essere salito in casa, “dov’era al sicuro”, sottolinea il gip che ne ha convalidato l’arresto, per afferrare un coltello e tornare in strada, di sua spontanea volontà, armato, “ingenerando una nuova situazione di pericolo”, tale da escludere ogni profilo di legittima difesa. “L’assenza di un reale, concreto e attuale pericolo – osserva il giudice – sono espressivi di un intento di vendetta e di giustizia privata che ha animato l’indagato”. Al momento, non ci sono riscontri sul fatto che Claris avesse in mano una catena, come sostiene De Simone. Per strada, al massimo, è stata rinvenuta la fibbia di una cintura.
“All’estero Riccardo viveva in un quartiere a ridosso della stazione, poco sicuro, quando sono stata da lui mi aveva detto come evitare luoghi a rischio e che percorso fare – ricorda un’amica, sempre sulla pagina Instagram a lui dedicata -. Non gli piaceva passare dove sapeva esserci qualche pericolo. In tutti questi anni non ha mai partecipato a una rissa. Non ha mai litigato con qualcuno pur viaggiando e seguendo l’Atalanta in tutta Europa. Riccardo – dice – era un ragazzo intelligente. Avrebbe evitato qualsiasi pericolo”. Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Guido Schininà, sono ancora in corso. Faranno chiarezza, in vista del processo.






