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Salme in chiesa, atei e agnostici: “La morte non è della religione, servono sale del commiato pubbliche”

Il circolo di Bergamo dell’Unione dei non credenti invoca la costruzione di locali comunali adibiti non solo all’esposizione dei feretri, ma anche ai funerali: “Oggi per qualcuno è impossibile celebrare una cerimonia funebre”

“Per qualcuno è impossibile celebrare una cerimonia funebre”. Anche l’Unione degli atei e degli agnostici razionalisti (Uaar) di Bergamo prende posizione nel dibattito legato alla normativa regionale che vieta l’esposizione delle salme dei defunti nelle chiese prima dei funerali.

Dopo la sollevazione dei sindaci bergamaschi che chiedono a gran voce una revisione della Legge, la commissione sanità ha inviato la richiesta di audizione dei primi cittadini all’ufficio di presidenza che, nelle prossime riunioni, programmerà il calendario delle sedute per i prossimi mesi. Verosimilmente l’audizione sarà fissata dopo la pausa estiva.

L’Uaar provinciale ritiene che la risposta al problema sollevato nelle ultime settimane sia l’idea di aprire sale del commiato pubbliche, realizzate da un Comune (o da un consorzio di Comuni, ndr) per non obbligare le persone ad allontanarsi di chilometri dalle abitazioni dei propri cari defunti.

In Italia sono circa 15 milioni i cittadini non credenti o che praticano una religione diversa rispetto a quella cattolica. “Persone che si sono trovate a non disporre di un luogo adatto per l’ultimo saluto – affermano dall’Uaar -. Per qualcuno è stato impossibile celebrare una cerimonia funebre: i più ‘fortunati’ l’hanno organizzata in luoghi improbabili, all’aperto, in spazi angusti e poco dignitosi”.

“Oggi le sale private a pagamento rappresentano la risposta più professionale e sanitariamente corretta – proseguono -. Noi siamo per il pubblico, ma non ci pare che l’impresa privata sia al bando: risponde a una domanda, si crea il suo spazio”.

Rispetto alla ‘crociata’ dei sindaci bergamaschi, il circolo che rappresenta gli atei e gli agnostici sottolinea che non esiste di fatto un’unica comunità di riferimento: “Un primo cittadino rappresenta la cittadinanza nelle sue diversità. Le diverse comunità religiose o con altri denominatori rispondono tuttavia a logiche proprie che non possono e non devono essere estese a tutta la collettività”.

“Cari sindaci – l’appello finale dell’Uaar -, istituite sale del commiato per cerimonie civili. Se siete troppo piccoli, consorziatevi: la morte non appartiene alla religione, ma a ogni uomo che transita in questo mondo”.