Pace tra gli uomini e con il pianeta: la meravigliosa eredità di Alex Langer a 30 anni dalla morte
Il tuo pensiero da “viaggiatore leggero” ci accompagni per le vie tortuose del Giusto, in cui continueremo senza tristezza, come da Tua consegna. Ma con determinazione, perché crediamo che “le tenebre non prevarranno” e che finché ci sarà solo un bimbo che verrà al mondo ci sarà spazio e passione per lottare
In questa estate europea tanto torrida quanto confusa ed in balia delle sorti che altri hanno apparecchiato per lei ricordiamo oggi a esattamente trent’anni dalla tragica morte la figura profetica di un “politico di professione” che rispondeva al nome di Alexander Langer.
Cattolico, nato in terra di confine (Vipiteno), tenace come un tedesco ed appassionato come un italiano, fuori luogo come era suo padre, medico ebreo, nel Sudtirolo dove la madre italiana gestiva una farmacia, fu mente sensibilissima ed intelligente che visse il confine anche etnico e geografico come un’opportunità per costruire ponti, ed abbattere muri, riassumendo concetti difficili in brevi fulminanti aforismi che la Storia ora ci tramanda.
Al “citius altius fortius” della retorica degli antichi romani e dei fascisti che vi si ispirarono, contrappose i concetti contrari.
“Più lentamente, più in profondità, con più dolcezza” soleva dire, in una prospettiva di “pace tra gli uomini e con la natura”, concetto ripreso poi quasi alla lettera da Papa Francesco nella “Laudato sii”.
Ma ancora fu il primo a cercare una soluzione al problema già urgente della conversione ecologica che, fuori dalle logiche manichee dell’ecodittatura (ossia dell’ecologismo imposto dall’alto), intuì avrebbe potuto stabilmente avvenire solo allorquando fosse stata socialmente desiderabile.
Ed ora Alex siamo ancora qui, trent’anni dopo, a cercar di declinare in concreto questo concetto.
In un mondo che, come tu scrivevi anche più di trent’ anni fa, crescendo “produce falsa ricchezza per sfuggire a false povertà”. Ma. “Di tale falsa ricchezza si può anche perire, come di sovrappeso, sovramedicazione, surriscaldamento” (Cit. Colloqui di Dobbiaco 1.8.1994).
Lo abbiamo constatato e lo stiamo constatando ogni giorno e sempre più chiaramente da allora.
Ci si è liberati di tanto lavoro manuale, malattie, fatiche, debolezze – forse tra poco anche della morte naturale? – ma in cambio abbiamo radiazioni nucleari, montagne di rifiuti, consunzione della fantasia e dei desideri perché tutto è diventato fattibile ed acquistabile, ai danni degli ultimi della Terra e della Terra stessa. Ai danni anche di quei bambini che oggi raccolgono la farina sulla terra battuta della striscia di Gaza per darla alla mamma che ne faccia un pochino di pane.
E allora il tuo pensiero da “viaggiatore leggero” ci accompagni per le vie tortuose del Giusto, in cui continueremo senza tristezza, come da Tua consegna.
Ma con determinazione, perché crediamo che “le tenebre non prevarranno” e che finché ci sarà solo un bimbo che verrà al mondo ci sarà spazio e passione per lottare.
Sed lentius, soavius, profundius Alex.
Come dicevi tu.


