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L’impatto delle tensioni geopolitiche sul mercato dell’energia e le implicazioni per gli investitori

Le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando il mercato dell’energia, con impatti significativi sui prezzi del petrolio, sull’inflazione e sui portafogli di investimento. Gli investitori devono bilanciare opportunità e rischi, diversificando tra settori energetici tradizionali

Le tensioni geopolitiche rappresentano una delle variabili più imprevedibili e influenti sui mercati globali, con il settore energetico spesso al centro delle dinamiche. Negli ultimi mesi, l’escalation di conflitti in regioni strategiche come il Medio Oriente ha riacceso i riflettori sui prezzi del petrolio e del gas naturale, con ripercussioni significative sui mercati finanziari e sui portafogli di investimento. Cerchiamo di analizzare come le tensioni sul mercato energetico stiano rimodellando lo scenario dell’energia e quali strategie gli investitori possono adottare per navigare questa volatilità.

Si chiude una settimana che ha visto l’uscita di dati importanti e che ha visto l’evolversi della situazione geopolitica. A livello di dati, i PMI dell’Europa di giugno sono stati misti e indicano una debolezza economica di fondo. E questo con scarsi effetti dei dazi che di fatto sono congelati: Manifatturiero 49.4 punti (49.6 atteso e 49.4 in maggio), Servizi 50 punti (50 atteso e 49.7 in maggio) e Composito 50.2 punti (50.5 atteso e 50.2 in maggio). Gli investitori si chiedono quale potrebbe essere l’andamento economico e dell’inflazione una volta che i dazi diventeranno effettivi. Considerato che qualunque sia il risultato finale, questi saranno ad un livello sicuramente più elevato rispetto al pre-Trump. Certo il cambio potrebbe aiutare, ma non è sicuramente quella la via per smorzarne gli effetti.

Meglio delle attese invece i PMI USA di giugno: Manifatturiero 52 punti (51.1 atteso e 52 di maggio), Servizi 53.1 punti (52.9 atteso e 53.7 di maggio) e Composito 52.8 punti (5252 atteso e 53 di maggio). I PMI evidenziano come i dati concreti abbiano continuato anche a giugno a mostrare un’economia resiliente, diversamente dai dati di sentiment delle imprese e dei consumatori che, per il momento, non fanno quello che dicono. L’incertezza intorno al secondo semestre è comunque elevata, sia a causa dei dazi che della situazione geo-politica, potenzialmente in grado di generare una forte volatilità sui mercati finanziari.

Settimana che ha anche visto la flessione PIL USA dello 0.5% annualizzato nel 1Q25, una diminuzione più marcata rispetto al calo precedentemente stimato dello 0.2% e la prima contrazione trimestrale in tre anni. Le note positive riguardano la spesa del governo federale, che è diminuita del 4.6% e fa segnare la più ripida contrazione dal primo trimestre del 2022 e gli investimenti fissi che sono aumentati del 7.6%, il guadagno più forte da metà del 2023. Diventa quindi sempre più difficile per la Fed orientare la politica monetaria: la scelta continua ad essere una riduzione dei tassi sapendo di creare inflazione (soprattutto alla luce degli attesi dazi), oppure lasciare i tassi in territorio restrittivo scarificando la crescita economica.
A livello di indici nazionali, il FTSE MIB chiude l’ottava con una performance dell’1,30% (+16,25 dall’inizio dell’anno) mentre meglio fanno registrare le società star il cui indice, FTSE ITALIA STAR, cresce dell’1,83% (+4,01 dall’inizio dell’anno). Al palo dopo la sovraperformance della scorsa settimana le micro caps il cui indice, FTSE ITALIA GROWTH, cresce dello 0,34% (+3,22% dall’inizio dell’anno).

Generico giugno 2025

Miglior titolo della settimana Prysmian (+8,48%), che beneficia dello studio di Deutsche Bank che ha avviato la copertura con un rating Buy e un target price di 67 euro per azione. Medaglia d’argento per Stellantis (+7,26%), che continua a beneficiare dei rumors che danno la società in trattativa per vendere Maserati (trattative che Stellantis ha smentito). Terzo miglior titolo Buzzi (+6,69%), che continua a beneficiare dei positivi risultati realizzati nel 1Q25 che ha visto i ricavi crescere dell’8,7% YoY a 972,2 milioni di euro e una posizione finanziaria netta positiva per 755 milioni di euro, in linea con quella al 31 dicembre 2024.

Amplifon è il peggior titolo della settimana (-4,71%). Gli investitori non sembrano gradire il nuovo finanziamento sustainability-linked per un ammontare di 75 milioni di euro, della durata di cinque anni e amortizing che si aggiunge ai cinque finanziamenti sustainability-linked sottoscritti da Amplifon negli ultimi dodici mesi, per un totale di 600 milioni di euro. Complessivamente, l’ammontare dei finanziamenti sustainability-linked nel portafoglio di Amplifon supera il miliardo di euro. Secondo peggior titolo della settimana Saipem (-3,85%), nonostante la società si sia aggiudicata, tramite Enilive, un nuovo contratto per le attività di ingegneria, approvvigionamento e costruzione (EPC) finalizzate all’espansione della bioraffineria Enilive di Porto Marghera del valore di circa 155 milioni di euro. Poste Italiane è il peggior titolo della settimana e lascia sul campo il 3,78%. Gli investitori non sembrano gradire i rumors di mercato che vedono un possibile accorpamento tra BancoPosta e Poste Vita.


Il Legame tra Geopolitica ed Energia

Il mercato dell’energia è intrinsecamente legato agli eventi geopolitici, poiché le principali regioni produttrici di petrolio e gas si trovano spesso in aree politicamente instabili. Le recenti tensioni tra Iran e Israele hanno sollevato timori su un possibile blocco dello Stretto di Hormuz, un passaggio cruciale attraverso cui transita circa il 20% del petrolio mondiale. Secondo un post sul del Financial Times, tali tensioni hanno già spinto i prezzi del Brent ad un aumento del 25% dall’inizio di giugno 2025, con un picco intraday del 13% dopo un’escalation di attacchi militari.
Questa volatilità non si limita tuttavia al petrolio. Anche il gas naturale ha visto aumenti di prezzo, soprattutto in Europa, dove le preoccupazioni per le forniture sono state amplificate da dichiarazioni del Governo Italiano che hanno evidenziato il rischio di rincari energetici.


Impatti sui Mercati Finanziari

L’aumento dei prezzi dell’energia ha un effetto domino sui mercati. In primo luogo, i titoli delle aziende petrolifere, come ExxonMobil o Saudi Aramco, tendono a beneficiare di un contesto di prezzi elevati. Secondo un’analisi di Saxo Bank, i produttori di energia stanno registrando un aumento della redditività, attirando flussi di capitale verso ETF del settore energetico. Tuttavia, questo rally non è privo di rischi. Invesco per esempio avverte che un aumento sostenuto dei prezzi del petrolio richiederebbe una riduzione fondamentale dell’offerta globale, scenario non ancora confermato.
Al contempo, i settori sensibili ai costi energetici, come trasporti, manifattura e compagnie aeree, subiscono pressioni sui margini, con conseguenti cali nei loro titoli azionari. Inoltre, l’aumento dei prezzi energetici alimenta le pressioni inflazionistiche, spingendo le banche centrali, come la Fed e la BCE, a riconsiderare eventuali tagli ai tassi di interesse. Un recente rapporto di Saxo Bank ha evidenziato come l’inflazione alimentata dal petrolio sopra i 100 dollari al barile possa portare ad un ripensamento delle politiche monetarie, con impatti negativi sui mercati obbligazionari.
Gli investitori stanno cercando rifugio in asset tradizionalmente sicuri, come l’oro, che ha registrato un aumento di prezzo in parallelo al petrolio. Tuttavia, le performance divergenti tra oro e petrolio quest’anno suggeriscono che non tutti gli asset difensivi reagiscono allo stesso modo alle tensioni geopolitiche.


Strategie per gli Investitori

Per gli investitori, navigare questa volatilità richiede un approccio bilanciato. Ecco alcune strategie da considerare:
Esposizione selettiva al settore energetico. Investire in ETF legati al settore energetico o in aziende petrolifere con fondamentali solidi può offrire protezione contro l’aumento dei prezzi. Tuttavia, è cruciale monitorare i rischi di un’eventuale normalizzazione dell’offerta, che potrebbe anche far crollare i prezzi;
Diversificazione verso energie alternative. Le tensioni geopolitiche sottolineano l’importanza della transizione verso fonti rinnovabili. I titoli di aziende attive nell’eolico, solare o idrogeno potrebbero beneficiare di una maggiore attenzione alla sicurezza energetica, anche se un’analisi di ResearchGate suggerisce che i mercati dell’energia pulita possono reagire negativamente a picchi di incertezza geopolitica;
Protezione contro l’inflazione. Con l’inflazione in aumento, gli investitori potrebbero considerare obbligazioni indicizzate all’inflazione o asset reali come materie prime. L’oro, nonostante la sua volatilità, rimane una scelta popolare in contesti di crisi;
Monitoraggio delle politiche monetarie. Le decisioni delle banche centrali saranno cruciali. Un inasprimento delle politiche monetarie per contrastare l’inflazione potrebbe penalizzare le azioni growth, spingendo gli investitori verso settori value o obbligazioni a breve scadenza.


Prospettive Future

Nonostante i fondamentali suggeriscano un mercato petrolifero ben rifornito nel medio termine (contrariamente a quanto si possa credere, di petrolio ne esiste molto nel mondo), come evidenziato dall’International Energy Agency, i rischi geopolitici rimangono elevati. Un’ulteriore escalation, come un blocco dello Stretto di Hormuz, potrebbe spingere il Brent verso i 150 dollari al barile, secondo le previsioni di J.P. Morgan, con effetti devastanti sull’inflazione globale e sui mercati azionari. Al contrario, una de-escalation, come suggerito da recenti notizie di un possibile cessate il fuoco tra Israele e Iran, potrebbe alleviare le pressioni sui prezzi energetici, favorendo i mercati più ampi ma penalizzando i titoli energetici.


Conclusione

Le tensioni geopolitiche stanno ridisegnando il mercato dell’energia, con impatti significativi sui prezzi del petrolio, sull’inflazione e sui portafogli di investimento. Gli investitori devono bilanciare opportunità e rischi, diversificando tra settori energetici tradizionali, energie rinnovabili e asset difensivi, mentre tengono d’occhio le mosse delle banche centrali. In un contesto di incertezza, la flessibilità e l’attenzione ai dati di mercato in tempo reale saranno fondamentali per proteggere e far crescere il capitale.


Antonio Tognoli testinaAntonio Tognoli

Ho iniziato a lavorare come analista finanziario nel 1983, occupandomi di economia e politica economica e nel frattempo mi sono laureato in scienze bancarie, finanziarie e assicurative. Oggi mi occupo di analisi macroeconomica all’interno di Corporate Family Office – CFO SIM. Giornalista pubblicista, docente ai corsi post laurea de “24Ore Business School” e dell’Associazione Italiana per l’Analisi Finanziaria – AIAF e co-autore del libro Analisi Finanziaria e Valutazione Aziendale, a cura di Franco Pedriali.