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La parabola dell’Ex Reggiani, da fabbrica modello a degrado urbano: con la morte della 14enne che cosa può cambiare

L’area sud dell’ex sito industriale è gestita da un curatore fallimentare. Un’ordinanza del Comune impone entro 90 giorni la messa in sicurezza e la rimozione delle bobine infiammabili, ma il liquidatore attende i soldi dell’esproprio per la T2

Bergamo. Giovedì 30 ottobre 2008: gli ultimi 81 dipendenti della Reggiani Tessile ricevono la comunicazione dell’inizio della cassa integrazione straordinaria e della chiusura della fabbrica dopo più di un secolo di attività. È l’inizio di un calvario, quello di un’intera area della città che dopo quasi 17 anni è ancora alla ricerca di una soluzione urbanistica che metta al sicuro il proprio futuro.

Giovedì sera, 26 giugno, il fatto più tragico del tormentato presente dell’ex sito industriale in degrado: una ragazza di 14 anni è stata ritrovata senza vita all’interno del perimetro della vecchia fabbrica del Gruppo Inghirami. Le ipotesi aperte sono quelle di un gesto estremo o di un drammatico incidente, ma per non tralasciare alcuna pista la Procura ha aperto un fascicolo per omicidio a carico di ignoti.

Il passato recente dell’ex Reggiani è un interminabile susseguirsi di incendi dolosi e incursioni abusive di sbandati e giovani graffitari: abbandonati a sé stessi i capannoni sono diventati teatro di spaccio e ritrovo di appassionati di Urbex, fenomeno giovanile di esplorazione di luoghi urbani dismessi. Ad oggi il destino dell’ex stabilimento rimane nebuloso, costellato di dubbi e punti interrogativi.

Il primo aspetto non semplice da definire è legato all’assetto delle società attualmente proprietarie del perimetro di circa 100mila metri quadri. L’area dove è stato ritrovato il cadavere della 14enne, a sud tra viale Giulio Cesare e via Tito Legrenzi, è di proprietà del fondo immobiliare milanese Advanced Global Solution (Ags) che nell’estate 2022 ha acquisito la Duca Visconti di Modrone, il vecchio settore tessile di Inghirami. Il fondo era in procinto di acquistare anche il restante 40% dell’area, la zona a nord che si affaccia sulla strada verso Valtesse, a capo di società riconducibili all’imprenditore Francesco Manzi.

In quel momento il progetto di portare nell’ex Reggiani il campus ingegneristico dell’Università di Bergamo sembrava potersi realizzare nonostante la contrarietà dell’amministrazione comunale di Dalmine. Ma le interlocuzioni con il Comune di Bergamo si interruppero bruscamente nell’autunno 2023, quando il fondo Ags venne travolto da un’inchiesta giudiziaria per frode fiscale: UniBg uscì di scena, confermando la sede dalminese e l’intenzione di investire nel Comune dell’hinterland. Il sedime meridionale del sito è finito così in concordato preventivo ed è ora gestito da un curatore fallimentare del Tribunale di Bergamo che ha dato il via ai passaggi necessari per indire un’asta.

“Da tempo abbiamo ripreso le interlocuzioni con diversi soggetti per la trasformazione dell’area – spiega Francesco Valesini, assessore alla Rigenerazione Urbana del Comune di Bergamo -. Al momento, però, non posso dire altro. Siamo di fronte ad eventi tragici che potrebbero anche cambiare le condizioni del dialogo: l’auspicio dell’amministrazione comunale è arrivare alla stesura di un progetto di riqualificazione, stiamo invitando tutti i soggetti a dare il proprio contributo”.

In città l’ex Reggiani è una delle poche aree dismesse di grandi dimensioni a cui manca un indirizzo chiaro. Il corto circuito che si può intravedere nella situazione di abbandono dell’area è la presenza di uno o più attori privati che non dovrebbero avere interesse nel lasciare che la loro proprietà venga associata a fatti di cronaca anche drammatici. Negli ultimi anni l’unico tentativo di renderla viva risale al 2018, quando la proprietà trovò un accordo con Fabric per ricavare in una porzione della fabbrica uno spazio estivo. La location per aperitivi e serate rimase aperta per due estati e nel 2019 ospitò anche i festeggiamenti dopo la seconda elezione di Giorgio Gori a sindaco di Bergamo.

Palazzo Frizzoni lo scorso 13 giugno ha emesso un’ordinanza che intima il liquidatore a rimuovere le bobine di stoffa infiammabile rimaste negli spazi della fabbrica: sono la causa primaria dei roghi scoppiati all’interno della struttura. Il curatore ha 90 giorni di tempo (dal 13 giugno, ndr) per completare le operazioni di bonifica, ma secondo fonti vicine al Comune al liquidatore mancherebbero i fondi per procedere con lo sgombero dei materiali.

 

Fiamme all'ex Reggiani: intervengono i vigili del fuoco Fiamme all'ex Reggiani di Bergamo il 18 settembre 2024

 

A sbloccare la situazione potrebbe essere la quota che Teb deve corrispondere al curatore per l’utilizzo di alcune porzioni del sedime per posare i binari della linea T2. “Sono in atto le procedure di liquidazione per l’esproprio – conferma Gianni Scarfone, amministratore delegato di Teb -. I nostri uffici le hanno prese in carico e stanno definendo le modalità per garantire le somme previste dai meccanismi di computo. Ci stiamo adoperando per velocizzare le operazioni, ma si tratta di procedure amministrative che necessitano di tempistiche precise”.

Nell’ordinanza si chiede anche di mettere in sicurezza l’area e non consentire l’ingresso a persone non autorizzate. “Il tema varchi è all’ordine del giorno – ammette Giacomo Angeloni, assessore alla Sicurezza -. Le forze dell’ordine controllano quotidianamente il perimetro dell’ex Reggiani, ma passaggi abusivi spuntano su ogni lato: le aperture vengono subito segnalate alle proprietà per l’immediata chiusura”.

 

intrusioni Reggiani Intrusioni nell'ex Reggiani di Bergamo

 

Nonostante l’intensificazione nei controlli e la presenza di un servizio di guardianìa, le sbarre e le grate posizionate per impedire l’accesso vengono spesso rimosse direttamente dai ragazzini che penetrano nel complesso solamente per scarabocchiare una scritta sul muro. In questi giorni di caldo rovente magazzini, tettoie e piazzali rimangono sotto il sole, in attesa di una rigenerazione urbana che, mai come oggi, appare davvero lontana.