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L’Italia vola più in alto dell’Europa e guida la ripresa post Covid: il 2024 del traffico aereo europeo nello studio firmato UniBg
La presentazione nel centro congressi dell'aeroporto di Bari

Presentata a Bari la 19ª edizione del FactBook, l’analisi del centro Iccsai dell’ateneo che approfondisce lo scenario dell’attività aerea del Vecchio continente: Ryanair si conferma il principale vettore, torna a crescere il movimento delle merci

Bari. L’Italia si erge a leader della ripresa post Covid del traffico aereo europeo. È stata presentata nella mattina di venerdì 27 giugno la 19ª edizione del FactBook, lo studio che approfondisce lo scenario europeo del traffico aereo realizzato dal centro Iccsai Trasporti e Mobilità Sostenibile dell’Università di Bergamo.

L’analisi scatta una fotografia dello stato dell’arte di domanda e offerta, cattura il quadro delle rotte e delle tariffe e l’evoluzione delle regolamentazioni, dei vettori e dei gestori aeroportuali.
L’evento di presentazione del Fact Book 2025 di ICCSAI sulla competitività del trasporto aereo in Europa, che si è tenuto al Congress Center dell’aeroporto internazionale Karol Wojtyla, ha ospitato una tavola rotonda con la partecipazione di Pierluigi Di Palma, Presidente ENAC, Valentina Lener, Direttore Generale di Aeroporti 2030, Carlo Borgomeo, Presidente Assaeroporti, Oliver Jankovec, Direttore Generale di ACI Europe, Antonio Vasile, Presidente di Aeroporti di Puglia e Amelia Corti, Direttore Generale di Sacbo.

Un confronto apertosi con l’incipit del presidente Enac, Pierluigi Di Palma, che a proposito della prospettiva di crescita del numero dei passeggeri annui in Italia (da 220 a 300 milioni nel 2035), ha evidenziato come “l’attuale successo del trasporto aereo nazionale affonda le sue radici nelle concessioni aeroportuali quarantennali promosse da Enac 25 anni fa, che hanno determinato un importante percorso di liberalizzazione e privatizzazione fondato su policentrismo aeroportuale e qualità degli scali, vero elemento attrattivo del sistema. La ripartenza rock post-Covid non sarebbe stata possibile, tuttavia, in assenza di una cornice politica abilitante e sensibile alle esigenze del settore, che ci consegna oggi un modello Italia in grado di travalicare, in quanto patrimonio comune, i confini nazionali” – ha concluso Di Palma.


Dallo studio sullo scenario europeo del traffico aereo realizzato dal centro Iccsai Trasporti e Mobilità Sostenibile dell’Università di Bergamo, emerge che il 2024 ha segnato per l’Europa il recupero dei volumi di traffico passeggeri pre-Covid: una ripresa avvenuta con velocità diversa per i Paesi dell’aerea del Mediterraneo (Italia, Portogallo e Spagna, ndr), con tassi di crescita elevati sospinti dai flussi turistici. Dall’altro lato Germania, Francia e Olanda non hanno ancora recuperato i volumi di traffico del 2019, anche a causa di una ridotta crescita dei rispettivi mercati domestici e delle difficoltà dei grandi hub continentali.

Il ruolo degli hub europei si sta ridimensionando viste le difficoltà a collegare direttamente alcune destinazioni asiatiche per il divieto di sorvolo causato dal conflitto tra Russia e Ucraina e una tendenza di lungo periodo che vede ridursi la percentuale del traffico mondiale in connessione. La connettività mondiale degli aeroporti europei rimane inferiore ai valori del 2019, confermando una perdita di competitività a favore degli scali di Istanbul e mediorientali.

Ryanair si conferma come principale vettore sul mercato europeo, con un significativo tasso di crescita dell’8,5% anche se in riduzione rispetto agli anni precedenti a causa anche dei ritardi nelle consegne dei nuovi aeromobili. Ita Airways registra la crescita più elevata tra le principali compagnie aeree europee, +21,3%, con un traffico 2024 tuttavia ancora al di sotto dei livelli di Alitalia nel 2019. Nonostante la quota low-cost si stia riducendo leggermente sia in Europa (al 49%) sia in Italia (al 58,3%), anche per il 2024 restano low-cost i vettori di riferimento in 18 dei 20 maggiori aeroporti italiani.

 

Ryanair inaugura il nuovo hangar a Orio Il nuovo hangar Ryanair all'aeroporto di Orio

 

Il traffico merci lo scorso anno è tornato a crescere in Europa dopo due anni di calo. In Italia, il settore cargo continua a registrare risultati superiori alla media europea, con una crescita sostenuta soprattutto dagli aeroporti di Roma Fiumicino e Venezia, crescita legata alla ripresa dei flussi intercontinentali. Le prospettive del merci sul 2025 restano però incerte, principalmente a causa delle turbolenze geopolitiche legate ai dazi imposti dagli Stati Uniti.

Dopo le due relazioni di Renato Redondi e Stefano Paleari di Iccsai, è seguita una tavola rotonda moderata da Mara Monti de Il Sole 24 Ore alla presenza del presidente di Enac Pierluigi Di Palma, del direttore generale di Aeroporti 2030 Valentina Lener, del presidente di Assaeroporti Carlo Borgomeo, del direttore generale di Aci Europe Oliver Jankovec, del presidente di Assaeroporti Puglia Antonio Maria Vasile e di Amelia Corti, direttore generale di Sacbo. Presenti anche l’assessore ai Trasporti e alla Mobilità di Regione Puglia, Debora Ciliento e, in collegamento, Nicola Zaccheo, presidente dell’Autorità dei Trasporti.

 

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La relazione di Paleari, fondatore del centro Iccsai, portava il titolo “La mobilità aerea tra realtà e desideri” e ha rappresentato una sintesi delle caratteristiche del trasporto aereo, delle prospettive e del ruolo dei nuovi sistemi integrati aeroportuali. Per il professore, “il traffico crescerà ancora fino a raggiungere oltre 300 milioni di passeggeri nel 2035. Il mezzo aereo piace e permette di connettere territori altrimenti isolati. Gli aeroporti sono per questo beni preziosi, anche perchè è molto difficile costruirne di nuovi. Per l’Italia sono l’unico presidio di filiera in assenza di una compagnia nazionale di grandi dimensioni”.

“Sul fronte dei prezzi – continua Paleari -, il problema del trasporto aereo sono i picchi nei periodi ‘caldi’ dovuti all’esplosione della domanda non compensabile con una maggiore capacità. In media il costo è relativamente inferiore rispetto ad altri mezzi di trasporto a distanza. Gli investimenti sono in gran parte pagati dai passeggeri nel loro biglietto ai sistemi integrati aeroportuali, ovvero la gestione di più aeroporti che servono bacini parzialmente sovrapposti. “Ogni area o regione ha le sue specificità – conclude -. Se le previsioni di crescita saranno rispettate, tutti potranno avere un beneficio. Sarebbe controproducente per il consumatore e per le casse pubbliche forzare la mano sui tempi”.

“Il nostro centro è diventato punto di riferimento nazionale e internazionale degli studi applicati sul trasporto aereo – aggiunge Sergio Cavalieri, rettore dell’Università di Bergamo -. Iniziative come questa rafforzano il legame tra le università e sono una bella dimostrazione del loro ruolo per lo sviluppo culturale, sociale ed economico”.

“Gli aeroporti di Bari e Brindisi evidenziano le crescite più alte a livello nazionale nel post-Covid, a conferma della generosa attività commerciale di attrazione dei flussi e sviluppo della connettività della Puglia – dichiara Antonio Maria Vasile, presidente di Aeroporti di Puglia -. Anche gli scali di Foggia e Grottaglie svolgono un importante ruolo al servizio del territorio, nelle rispettive specifiche specializzazioni di Base logistica di Protezione Civile e di Spazioporto per i voli suborbitali movimenti. Aeroporti di Puglia persegue una visione moderna, orientata all’innovazione, alla sostenibilità e alla digitalizzazione. Riteniamo che gli scali del futuro dovranno sviluppare l’intermodalità con un’impostazione che privilegi sostenibilità e innovazione con un forte impatto sulla ‘passenger experience’ come fattori abilitanti chiave di posizionamento lungo la catena del valore e di reinvenzione di modelli di business aeroportuale”.

“Lo studio certifica la crescita costante dei nostri aeroporti e la capacità di reazione al difficile periodo della pandemia – conclude l’assessore ai Trasporti e alla Mobilità di Regione Puglia, Debora Ciliento -. Viene coronato un percorso lungo vent’anni, che ha portato a investire e credere nel progetto di potenziamento del sistema aeroportuale pugliese, cioè di tutti gli aeroporti della nostra terra ognuno con le sue peculiarità”.


Gli aeroporti restano comunque da soli ad affrontare le sfide della competitività. Lo ha rilevato Olivier Jankovec, direttore generale ACI Europe, secondo il quale la Commissione Europea dovrebbe prendere maggiormente coscienza del ruolo strategico degli aeroporti europei, che fanno ancora i conti con le pesanti perdite causate dalla pandemia ma si preparano ad investire 360 miliardi di euro entro il 2040. Lo ha ribadito, in termini ancora più schietti, Carlo Borgomeo Presidente Assaeroporti, che ha parlato di deficit di politica nel trasporto aereo, con gli aeroporti fuori dal PNRR ma che comunque si impegnano ad investore nella sostenibilità. Non da meno Valentina Lener, DG Aeroporti2030, che ha parlato della necessità di semplificare le procedure relative agli investimenti nelle tecnologie green. Tutti insieme a chiedere che la politica riconosca la strategicità della filiera del trasporto aereo e metta le società di gestione aeroportuale in condizione di pianificare a lungo termine. Un’esigenza condivisa da SACBO, rappresentata nella tavola rotonda dal direttore generale Amelia Corti, la quale ha ricordato gli interventi realizzati con 225 milioni investiti negli ultimi cinque anni, anche e sempre più nel digitale e per la sostenibilità, mentre la sfida non è più solo incentrata sulla capacità di rispondere alla domanda, ma anche sulle interconnessioni che si creano sia nella rete di collegamenti aerei, sia ai fini dell’accessibilità con riferimento, nel caso specifico, alla creazione del collegamento ferroviario.