Giorgio Gori: “L’accordo dei Paesi Nato? Per accontentare Trump che ora tratterà sui dazi”
L’europarlamentare bergamasco nell’appuntamento mensile con Bergamonews tratta diversi temi: dal Medio Oriente, dalla guerra tra Israele e Palestina all’attacco dello stato ebraico verso l’Iran, dal riarmo dell’Europa al ruolo che vuole ritagliarsi nello spazio. E ancora: il suo impegno in aula a Bruxelles fino all’incontro nelle aziende del Nord per parlare di energia
Bruxelles. “Penso è che i Paesi europei desiderosi di rabbonire Trump e di arrivare nel frattempo ad un accordo sui Dazi abbiano deciso di dargli ragione, dirgli “sì sì stai tranquillo” e così hanno sottoscritto quell’accordo per la Nato”.
Non ha dubbi e non usa mezze misure per dire come la pensa Giorgio Gori, europarlamentare da dodici mesi. Un anno nel quale sostiene di aver studiato molto. Come ha sempre fatto. E lo si capisce delle analisi che traccia.
L’ACCORDO NATO E I DAZI DI TRUMP
“Siamo al punto che il 9 di luglio scadono i 90 giorni che Donald Trump aveva deciso, bontà sua, di dare ai negoziati per cercare di trovare un accordo che evitasse lo scattare di quei Dazi reciproci, praticamente su qualunque prodotto che dall’Europa fosse esportato verso gli Stati Uniti. Dazi che se applicati avrebbero delle conseguenze molto pesanti per l’economia del nostro continente e del nostro Paese – afferma Gori -. Il 9 di luglio ormai è vicino. Ad oggi non c’è un risultato. Si rincorrono le voci: a volte sembra che si sia vicini ad un accordo, così come in effetti gli Stati Uniti sono riusciti a raggiungere tanto con il Regno Unito, tanto con la Cina. Evidentemente con l’Europa è un po’ più complicata. Sono portato a leggere questa scadenza del tema dei Dazi con ciò che è successo mercoledì nel vertice della Nato a L’Aia, dove – forse come sapete – è stato raggiunto formalmente un accordo che impegna i Paesi membri della Nato, che non sono esattamente i membri dell’Unione Europea, ma in larga misura coincidono, ad incrementare in modo molto sostanzioso le loro spese per la difesa”.
“Ora, Donald Trump aveva fatto una richiesta che sembrava obiettivamente un po’ fuori misura. Aveva chiesto che la spesa per la difesa dei Paesi Nato salisse fino alla soglia del 5% del prodotto interno lordo di ciascun Paese, diviso 3,5% per la difesa e 1,5% per spesi di logistica, tra cui strade, autostrade, porti utili al passaggio dei mezzi militari. Il risultato sembra dare ragione a Trump. Dico sembra perché l’impressione è che sia tutto un teatrino, se posso dire sinceramente quello che penso. Quello che penso è che i Paesi europei desiderosi di rabbonire Trump e di arrivare nel frattempo ad un accordo sui Dazi, abbiano deciso di dargli ragione, dirgli ‘sì sì stai tranquillo ‘. In realtà, questo accordo non prevede degli obblighi, non prevede delle sanzioni. Anzi, già prevede una eccezione: perché sappiamo che la Spagna ha detto ‘io farò quello che mi chiedete in termini di capacità operativa militare, ma non c’è bisogno di andare al 3,5%. Quindi non sottoscrivo quell’impegno”. Io ho l’impressione che sia tutta una roba un po’ finta. Questo non significa ovviamente che la spesa militare non debba crescere, ahimè. La spesa per la difesa dovrà crescere per la ragione che abbiamo due grossi problemi: il primo si chiama Putin, ovvero un atteggiamento molto aggressivo della Russia nei confronti dei paesi vicini, Ucraina e non solo. L’altro si chiama inaffidabilità e disimpegno degli Stati Uniti (…). Penso che per il momento siamo di fronte ad un atto di compiacimento della controparte americana che guarda la trattativa sui Dazi. Poi vedremo, perché questo è un accordo che si spalma su dieci anni ed è prevista una clausola di verifica al 2029. Nel frattempo non ci sarà più Trump alla Casa Bianca e magari si potrà trattare con una persona più ragionevole”.
Molti i temi trattati in questa intervista video: dal Medio Oriente, dalla guerra tra Israele e Palestina all’attacco dello stato ebraico verso l’Iran, dal suo impegno in aula all’incontro nelle aziende del Nord, dal riarmo dell’Europa all’energia e al ruolo che può avere l’Italia nella conquista dello spazio.

