L’amore vero, insomma, non è un punto d’arrivo, ma un percorso. Non è la perfezione, ma la volontà di migliorarsi insieme. Non è solo passione, ma anche pazienza. Non è una favola, ma una narrazione a due voci che cambia tono, ritmo e trama nel tempo
“Quando si è in due si hanno problemi che mai si avrebbero da soli” (Loriedo)
“Certamente, però in due si hanno piaceri che mai avremmo da soli” (Nardone)
Cosa accade quando ci si innamora? Accade che il cuore accelera, la pelle si riscalda, la mente si perde. Accade che ci si sente vivi come mai prima, e che la presenza dell’altro diventa un bisogno, un richiamo e un rifugio. In quel primo incanto amoroso, tutto sembra possibile: ci si capisce senza parlare e si fanno cose impensabili, folli e coraggiose. L’innamoramento è così: un cortocircuito chimico, una vertigine dell’anima. Ma può durare per sempre?
Secondo gli studiosi, no. L’innamoramento ha una durata limitata. Può affiorare all’improvviso o crescere lentamente, ma in ogni caso è destinato a trasformarsi. E questa è una buona notizia.
Perché è proprio quando l’incantesimo finisce che può cominciare l’amore vero, che non è un istinto, non nasce per caso, ma è un impegno che si costruisce giorno dopo giorno nelle piccole scelte quotidiane, nei gesti ripetuti, nelle parole trattenute e in quelle donate. Matteo Rampin (2014) suggerisce che solamente avendo ben chiara la differenza tra innamoramento e amore sarà possibile alimentare quest’ultimo e renderlo resistente alle difficoltà. Mentre l’innamoramento “è un gioco di prestigio ordito dalla natura e subito passivamente dagli esseri umani”, l’amore “è un edificio costruito con i mattoni dell’affetto e della ragione, e il cemento della volontà”.
E allora ecco la verità: amare non è un sentimento che si subisce, è una scelta che si rinnova. Ogni coppia vive prima o poi il passaggio dall’innamoramento all’amore. La differenza? Il primo è esaltazione, il secondo è profondità. Il primo brucia, il secondo scalda.
La transizione all’amore non è garantita e non è indolore. “Innamorarsi è facile, ma restare innamorati è la vera sfida” (Loriedo, 2011). Succede che ci si guardi e non ci si riconosca più. Ciò che prima sembrava irresistibile ora infastidisce. Le somiglianze si sbriciolano sotto il peso delle differenze. Le responsabilità e la routine: tutto sembra sabotare l’incanto iniziale. Eppure, non è la fine. È l’inizio di un’altra fase, più autentica, più faticosa, ma anche più solida. Ed è proprio lì che si gioca la partita dell’amore vero.
Per restare insieme, non basta l’amore, serve la co-costruzione dell’amore stesso. Le coppie che funzionano non sono quelle senza problemi, ma quelle che sanno affrontarli insieme. Un amore vero si riconosce nella capacità di trasformare il conflitto in confronto, la distanza in opportunità di crescita e il cambiamento in risorsa. L’immagine metaforica che meglio rappresenta la relazione “è quella di due equilibristi che camminano ognuno sulla propria corda tesa avendo però a disposizione una sola barra stabilizzatrice gestita da entrambi in modo da conservare un funambolico equilibrio” (Nardone, 2010). Non si tratta di restare uguali a ciò che si era all’inizio, ma
di imparare a danzare con il cambiamento. L’amore vero richiede la capacità di evolversi insieme, di adattarsi senza perdersi, di restare individui pur condividendo un cammino comune. “Chi può essere capace di un amore così equilibrato?” Una possibile risposta emerge dall’osservazione delle coppie felici, le quali condividono le seguenti caratteristiche (Nardone, 2022):
– Il corteggiamento. Le coppie durature non smettono mai di scegliersi. Non danno per scontata la presenza dell’altro, ma la rinnovano con piccoli gesti e attenzioni. Anche dopo anni, sanno mantenere vivo il desiderio, alimentare la curiosità e giocare con la seduzione.
– La complicità. Non vuol dire pensare allo stesso modo, ma sapere di poter contare sull’altro. È fatta di sguardi che si comprendono, di battute condivise e di alleanze invisibili anche nel disaccordo. In una coppia funzionale, persino durante un litigio si avverte la sensazione di essere dalla stessa parte.
– L’esclusività. Non nel senso del possesso, ma dell’unicità. Ogni relazione significativa crea uno spazio irripetibile tra le persone coinvolte. Non si tratta di gelosia, ma del riconoscimento reciproco di qualcosa che non si può duplicare altrove. Questo spazio va nutrito e protetto.
L’amore vero, insomma, non è un punto d’arrivo, ma un percorso. Non è la perfezione, ma la volontà di migliorarsi insieme. Non è solo passione, ma anche pazienza. Non è una favola, ma una narrazione a due voci che cambia tono, ritmo e trama nel tempo. Si tratta di un copione che si scrive ogni giorno, dove non esistono ruoli fissi ma si improvvisa, si cambia scena, si riscrive. È uno spettacolo che richiede presenza e ascolto reciproco. E se ogni tanto si smarrisce la sincronia o si dimentica una battuta, ciò che conta è la scelta di restare sul palco insieme.
Fino all’ultima scena.
Giorgia Suardi, psicologa clinica
Bibliografia
Moroni, F., Gargantini C. (2024). Questioni d’amore. Giunti
Nardone, G. (2022). Amore e Disamore. Ponte alle grazie
Fromm, E. (2023). L’arte di amare. Mondadori (opera originale pubblicata nel 1956)


