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Medio Oriente, Terzi: “Israele compie legittima difesa, siamo sulla buona strada”

Il senatore commenta gli sviluppi della guerra fra Israele e Iran

I conflitti in corso in Medio Oriente stanno facendo registrare rapide evoluzioni. La guerra fra Israele e Iran al momento è giunta al cessate il fuoco anche se non mancano accuse e smentite fra una parte e l’altra.

Ci sono molteplici incognite sui prossimi sviluppi, a cominciare da quello che accadrà all’Iran, dove è possibile che emergano problemi interni all’attuale regime mentre la resistenza sta continuando a spingere all’interno del Paese.

Prosegue, intanto, il dramma della Palestina, con la tragedia di Gaza che resta particolarmente complicata.

Gli interrogativi sono parecchi: abbiamo chiesto un parere al senatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già Ministro degli Esteri, presidente della Commissione Politiche dell’Unione Europea a Palazzo Madama. Il senatore Terzi, tra i tanti incarichi svolti, è stato ambasciatore in Israele e negli Usa.

Come mai si è giunti proprio ora al cessate il fuoco fra Iran e Israele?

Prima di entrare nel merito dei motivi per cui l’annuncio è stato formulato in questo momento, va premesso che in linea generale in una situazione di conflitto è auspicabile che si giunga al cessate il fuoco il più rapidamente possibile. Significa arrivare a un’interruzione delle operazioni militari che, nel corso di una guerra, generano i danni più dolorosi, soprattutto nelle popolazioni civili. In Medio Oriente sono esplosi vari conflitti in tutta la loro drammaticità, in modo particolare in seguito alla terribile aggressione terroristica iraniana condotta inizialmente attraverso Hamas, poi con gli Houthi e con Hezbollah in Libano. Si è trattato di forme di aggressione contro lo Stato d’Israele perpetrate da chi nega la sua esistenza. Tali manifestazioni di violenza sono sfociate nel confronto diretto fra Israele e Iran, che deve essere visto come un confronto nato con la rivoluzione khomeinista del 1979 e con quello che da allora è stato un continuum, ossia il processo di militarizzazione del Paese.

Potrebbe spiegarci meglio?

I Guardiani della Rivoluzione Islamica hanno acquisito una posizione sempre più dominante nella struttura dell’Iran, nel settore militare ma anche in quello economico, finanziario, industriale e nel sistema dei trasporti con risultati importanti per loro ma molto nefasti per tutto il Medio Oriente. Negli anni si sono dotati di tecnologie e hanno acquisito la capacità di produrne autonomamente, sviluppando per esempio un’enorme industria di droni che fornisce anche in grandi quantità alla Russia per la guerra contro l’Ucraina. Inoltre, ha implementato una significativa industria missilistica che forniva razzi ad Hamas, ma anche missili a lunga gettata a Hezbollah e agli Houthi. Va aggiunto che ha beneficiato della tecnologia missilistica nordcoreana, in particolare per lo sviluppo dei suoi missili balistici.

Come si sono mossi i Guardiani della Rivoluzione Islamica in Iran?

Si sono mossi in una duplice direzione: da una parte il confronto con Israele e dall’altra una durissima repressione scatenata contro la resistenza interna al Paese. Le violenze perpetrate dal sistema fanatico e ideologizzato contro chi non è allineato sono troppo poco conosciute.

Ma come mai il confronto fra Israele e Iran è precipitato?

Negli ultimi due mesi l’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha più volte lanciato un campanello d’allarme sul programma di arricchimento dell’uranio che l’Iran stava proseguendo nonostante le norme lo vietassero. Il Paese aveva 400 kg di uranio arricchito al 60%, ossia in misura notevole. La sua capacità balistica in questo momento e da diversi anni lo rende in grado di lanciare missili a oltre 2mila km di distanza.

Che cosa significa?

Significa che si è premurato di fornirsi di una quantità di uranio arricchito a un livello più che sufficiente per procurarsi almeno dieci bombe e al tempo stesso dispone di missili balistici addirittura intercontinentali, capaci di colpire per esempio in Europa. La minaccia iraniana, quindi, riguarda Israele ma anche tutti noi. Un’espressione usata nella retorica della Repubblica Islamica dell’Iran, gli Stati Uniti e Israele vengono chiamati “grande satana” e “piccolo satana”, mentre gli altri Paesi come quelli europei “corrotti” in quanto ritenuti incompatibili con l’Islam nell’ottica di un’ideologia assolutista. Non riuscendo a ottenere garanzie da parte iraniana sullo stop del piano nucleare, Israele ha dovuto decidere di attaccarlo ed entrare in campo.

Ci spieghi

La politica israeliana di attacco preventivo contro qualsiasi centro che possa portare a un’arma nucleare contro di lui risale al 1981, quando colpì il reattore nucleare di Osirak in Iraq, che Saddam Hussein aveva voluto in funzione anti-israeliana. Quella d’Israele è una storia di legittima difesa per salvare un popolo che da centinaia di anni è oggetto di tentativi di sterminio da parte di altri fanatici. Israele è estremamente organizzato per difendersi sia in campo militare sia in termini di intelligence, ma nessuno si aspettava che dopo il 7 ottobre di due anni fa (giorno dell’attentato di Hamas) riuscisse a mettere in campo un’azione così rapida e profonda.

Come andò?

Hanno iniziato con l’attacco a Hezbollah facendo esplodere i cercapersone che erano nelle tasche o nelle mani di tanti militanti e dirigenti della milizia filo-iraniana libanese. Tale azione ha messo in ginocchio questa organizzazione, uccidendo migliaia di suoi esponenti. Poi si sono concentrati su Hamas, con tutto quello che di terribile è successo e sta accadendo a Gaza, dove è stata smantellata gran parte di quest’altra organizzazione. La questione del nucleare in Iran era già nota a tutti da tempo, ma quando la resistenza interna ha raccolto le prove del fatto che il programma nucleare iraniano avesse finalità militari, con l’arricchimento dell’uranio che era arrivato a livelli che nessun Paese aveva mai raggiunto se non per costruirsi una bomba atomica, ha avviato l’attacco all’Iran. Ha condotto un’operazione militare straordinaria, focalizzandosi soprattutto sui siti nucleari. Per colpire quello di Fordow è stato necessario l’intervento degli Stati Uniti, alleati d’Israele, che dispongono di armamenti dotati della potenza necessaria per raggiungerlo. Nel complesso, a seguito di questi attacchi e bombardamenti, le difese aeree iraniane sono state quasi totalmente smantellate e quando uno Stato non ha più il controllo del cielo è prossimo alla fine. I suoi residui missilistici sono diventati sostanzialmente un tiro al bersaglio.

Il regime dell’Iran sta per crollare?

I sistemi antiaerei e antimissilistici iraniani non sono in grado di reggere un conflitto. L’attacco alla base americana in Qatar è stato un atto dimostrativo e propagandistico finalizzato a comunicare un’idea di forza all’interno dei propri confini o a qualche Paese amico.

E che cosa potrà accadere ora in Iran?

L’Iran è un Paese che, in base ai calcoli effettuati da più parti, ha speso risorse superiori a tutto il prodotto nazionale lordo italiano unicamente per il suo programma nucleare. È un importo notevole considerando che il prodotto nazionale lordo dell’Italia è molto maggiore rispetto a quello dell’Iran, Con questa scelta è stata sottratta alla popolazione iraniana una quantità enorme di finanziamenti per altri settori, come la salute. Il livello di povertà della popolazione iraniana è notevolmente cresciuto negli ultimi anni perché la spesa è stata drammaticamente concentrata sulla follia del piano nucleare. In base ai dati disponibili, nell’arco di una quindicina d’anni, sono stati spesi fra i 2 e i 3mila miliardi di dollari per sviluppare il nucleare. A fronte di queste condizioni, nel Paese sono in corso rivolte da dieci anni e ora che il regime si è indebolito credo che qualcuno chiederà conto ai vertici. Si può ipotizzare che anche all’interno del regime stesso ci saranno grossi problemi. Inoltre, c’è una resistenza interna che continua a essere presente sul territorio iraniano.

Con i bombardamenti ai siti nucleari iraniani gli Stati Uniti hanno violato il diritto internazionale?

Israele ha sempre agito in base al principio di legittima difesa. L’articolo 51 dello statuto delle Nazioni Unite prevede che un Paese aggredito debba difendersi e che gli altri Paesi della comunità internazionale debbano fornirgli assistenza. Questo è il principio per cui stiamo aiutando l’Ucraina. Israele ha agito prima che la bomba atomica potesse scoppiare a suo danno, ma del resto non si può pensare che rimanesse in attesa di essere colpito. Gli Stati Uniti sono intervenuti in qualità di suoi alleati.

Trump non ha chiesto l’ok del Congresso per bombardare l’Iran: ha violato la Costituzione degli Stati Uniti?

Alcune voci tra i democratici americani ma anche nei repubblicani sostengono che il presidente avrebbe dovuto chiedere l’autorizzazione del Congresso. Si trattava, però, di rispondere a un attacco terroristico e il presidente ha il potere di rispondere con carattere di urgenza senza avere l’autorizzazione del Congresso. È accaduto con l’ex presidente Barack Obama nei bombardamenti contro Gheddafi e contro l’Isis. Va considerato che l’Iran è uno Stato terrorista così come è stato certificato da diverse sentenze emesse da tribunali europei e non solo. L’organizzazione di un attacco nucleare da parte iraniana, quindi, può essere visto come atto terroristico. Non so come si potranno esprimere gli organi giudiziari competenti, ma questo è il pensiero da esplicare sul piano giornalistico.

Che ruolo hanno la Russia e la Cina rispetto alla difficile situazione del Medio Oriente?

Russia e Cina sono alleate dell’Iran e fra loro. Lo hanno dichiarato in tante occasioni da almeno quattro o cinque anni e i loro vertici vengono svolti bilateralmente: in queste situazioni hanno espresso la loro capacità di gestione e la collaborazione politica e militare. La Russia al momento ha deciso di non inserirsi in questa vicenda: i motivi sono oggetto di speculazioni, ho delle opinioni in merito ma non le esplicito. La possibile chiusura dello Stretto di Hormuz, invece, può limitare tanti Paesi fra i quali la Cina, perché da quel tratto transita il petrolio iraniano diretto verso di lei. Ma va tenuto presente un altro aspetto.

Quale?

La capacità di reazione immediata è un segnale per Pechino in merito alle dichiarazioni che di tanto in tanto si sentono su una possibile invasione di Taiwan. Il fatto che questa presidenza americana sia stata in grado di decidere che cosa fare e realizzarlo in tempi brevi ha dato un segno intenso.

E che partita potrebbe giocare l’Europa?

L’Europa ha interessi fondamentali alla stabilità in Medio Oriente. Quest’ultimo deve essere una zona di pace e stabilità, obiettivo che si può raggiungere eliminando il rischio del nucleare, facendo venir meno il terrorismo e rendendo questi territori un habitat in cui si possono fare crescere rapporti commerciali. Ci troviamo in un momento storico di estrema importanza, ma siamo sulla buona strada.

Per concludere, in questi giorni si è parlato meno del dramma della Palestina: dall’indebolimento del regime iraniano possono scaturire benefici per Gaza?

La Palestina può trarne giovamento. Il punto è che il regime iraniano non vuole lo Stato Palestinese ed è nemico di qualsiasi soluzione pacifica: ha usato la carta dell’Intifada, del terrorismo, della violenza generando altra violenza nella popolazione palestinese. La stessa Hamas non ha mai voluto uno stato palestinese accanto a uno stato ebraico.