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La pace si difende anche con le armi

Bastano qui le parole di Emmanuel Mounier, tratte dal suo pamphlet del 1939 “Pacifistes ou bellicistes”: “La nostra condizione temporale ci impedisce di agire come se la forza brutale fosse assente dal gioco degli uomini, mentre essa non ne sarà mai totalmente bandita prima della riconciliazione finale”

La guerra è una costante della storia umana. È un fatto, di cui è difficile prendere atto da parte di noi Europei, che dall’8 maggio 1945 siamo usciti dalla guerra.

O, almeno, è ciò che credevamo. La storia della Seconda guerra mondiale è stata densa di atrocità e di barbarie, che gli storici militari hanno fatto venire a galla. 60 milioni di morti, più civili che militari, come se la popolazione dell’Italia di oggi venisse spazzata via di colpo. Malattie, fame, cannibalismo nelle trincee russe, cinesi, asiatiche. Ma non in Asia, dove finì solo il 9 agosto con la seconda bomba atomica su Nagasaki. Ma poi, dal 23 novembre 1946 al 12 luglio 1954, scoppiò la guerra di Indocina fra l’esercito coloniale francese e il movimento Viet Minh, guidato da Ho Chi Min, che negli anni ’60 cambierà nome come guerra americano-vietnamita fino al 30 aprile 1975.

Intanto dal 25 giugno 1950 al 27 luglio 1953 infuriò la guerra di Corea. E poi arrivò la crisi di Suez nel 1956 e poi la crisi di Cuba nel 1962 e poi la guerra dei 6 giorni arabo-israeliana nel giugno del 1967… E nell’elenco dovremmo aggiungere i movimenti di liberazione in Africa degli anni ’50/’60, per tornare alla Guerra del Kippur nel 1973, alla guerra iracheno-iraniana degli anni ’80, alla prima guerra del Golfo tra il 16 gennaio e il 28 febbraio 1991, alla micidiale guerra civile jugoslava in Bosnia ed Erzegovina tra il 1º marzo 1992 e il 14 dicembre 1995, fino al genocidio ruandese dal 6 aprile al luglio 1994… Scavalcato il Secondo millennio, ci vengono incontro il massacro russo dei Ceceni, la seconda guerra del Golfo, l’Isis, la guerra civile siriana fino all’aggressione di Putin alla Georgia e poi all’Ucraina, tuttora in corso, al 7 ottobre 2023 di Hamas contro Israele e oggi di Israele contro l’Iran…

Da questo drammatico scenario contemporaneo dobbiamo trarre almeno due conclusioni. La prima è una conferma metafisica e antropologica. L’aveva già preannunciata il Libro della Genesi 8.21: “l’intento del cuore umano è malvagio fin dalla sua giovinezza”. Il Male esiste nella storia, perché è dentro il cuore dell’uomo.

È quello che scrive I. Kant: “Da un legno così storto, quale è quello di cui è fatto l’uomo, non si può costruire nulla di perfettamente dritto”.

Nello sguardo sulle vicende umane non dovremmo mai dimenticare di che pasta siamo fatti noi, specie animale “homo sapiens”, in fase di continua auto-addomesticazione umana, che spesso regredisce. Stupisce che i credenti lo dimentichino spesso, così che la colpa della violenza e della barbarie è sempre esterna a noi, è sempre colpa dei potenti o dei produttori di armi. Eppure Sant’Agostino nel “De Civitate Dei” lo sottolinea con forza: la natura umana è “sauciata”, cioè ferita. Forse non guarirà mai.

La seconda conclusione riguarda la politica e la geopolitica. Bastano qui le parole di Emmanuel Mounier, tratte dal suo pamphlet del 1939 “Pacifistes ou bellicistes”: “La nostra condizione
temporale ci impedisce di agire come se la forza brutale fosse assente dal gioco degli uomini, mentre essa non ne sarà mai totalmente bandita prima della riconciliazione finale”.

Fino ad allora, semmai verrà, la storia è condizionata dal peccato originale, dalla radicale finitudine e imperfezione dell’essere umano, della sua esposizione al male, all’ingiustizia, alla violenza.
Rifuggire da questa realtà, o anche solo ignorarla, non è purezza, è un’ingenuità che confina con la viltà, perché disarma la resistenza al male, all’ingiustizia, alla violenza che sono parte costitutiva dell’esperienza umana. Perciò Mounier fu tra i pochi a giudicare il Patto di Monaco del 29 settembre 1938 – l’accordo tra Germania, Italia, Francia e Regno Unito che permise alla Germania di annettere la regione dei Sudeti, in Cecoslovacchia – come un atto di vigliaccheria. Ne consegue che la lotta per la pace non è riducibile all’irenismo fatuo da proclamare nelle piazze, agitando tutte le possibili bandiere arcobaleno. La pace si difende anche con le armi. Verità sgradevole, scomoda, inquietante? Sì.


giovanni cominelliGiovanni Cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano.
Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.