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Bergamo Pride: balli, canti e i colori dell’arcobaleno contro la violenza e per i diritti

Uno “spazio sicuro” il Pride, come tradizione vuole, dove dietro ai carri con la musica sparata dagli amplificatori ballavano giovanissime, giovanissimi ma anche tanti adulti. Non solo: molte erano pure le mamme con bambini piccoli, anche neonati

Bergamo. Poco meno di 5mila persone, secondo chi ha organizzato: il Pride anche quest’anno ha attraversato Bergamo, un lungo serpentone colorato, in cui hanno trovato spazio tante e diverse soggettività.
“Il corteo era più grande degli altri anni”, commenta un partecipante e non a torto, perchè dalla testa era letteralmente impossibile vedere la coda.

“Identità in rivolta” è stato il titolo dato all’edizione 2025, partita da due idee fondamentali: “Fare comunità – spiega Vittoria Pellegrini, presidente dell’associazione Bergamo Pride – perchè sempre più persone della comunità Lgbt+ si sentono sole, abbandonate, dalle istituzioni ma anche dalla cittadinanza in generale. E poi mettere al centro le persone trans, che sono le più colpite dalla violenza omolesbotransfobica”.

Uno “spazio sicuro” il Pride, come tradizione vuole, dove dietro ai carri con la musica sparata dagli amplificatori ballavano giovanissime, giovanissimi ma anche tanti adulti. Non solo: molte erano pure le mamme con bambini piccoli, anche neonati e, siccome al Pride nulla è convenzionale, i piccoli erano accompagnati da due mamme, le stesse che vivono il loro essere genitrici come una corsa ad ostacoli, perchè la burocrazia le riconosce solo se i sindaci dei comuni in cui vivono si dimostrano particolarmente coraggiosi.
In corteo anche la sindaca di Bergamo Elena Carnevali, che ballava, e l’assessora alle Pari opportunità Marzia Marchesi.

Qualche altra fascia tricolore si è vista, seppur sparuta: ” Speriamo che i colleghi partecipino sempre di più – ha detto durante la marcia la sindaca di Levate Paola Agazzi -, è fondamentale sostenere i diritti di tutte le persone. Io oggi sono qui con la fascia per questo”.

Tante le bandiere arcobaleno, simbolo della comunità Lgbt+ e della sua lotta per i diritti. Quest’anno, però, erano numerose anche le bandiere palestinesi. Nel 2024 il Pride aveva perso il patrocinio del Comune di Bergamo, pur di affermare che stava al fianco del popolo palestinese. Quest’anno il patrocinio è tornato, e il Pride orgogliosamente ha dichiarato ancora di essere contro il genocidio che Israele sta compiendo a Gaza.

Il popolo dei Pride è vivo, anche a Bergamo, e la sensazione è che sempre più sappia “contagiare” tutta la società. In serata, a Edonè, la festa continua con tanti ospiti, concerti e dj set. Tra le drag queen, che non mancano mai, e la pioggia battente che sorprende migliaia di persone, chi organizza ricorda orgogliosamente che il Pride di Bergamo è senza sponsor.

“Il nostro lavoro dura tutto l’anno – chiude la presidente Pellegrini -. Stiamo facendo rete con gli altri Pride della Lombardia. Non potremo che crescere ancora”