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Chiese vietate ai morti, in Alta Val Seriana 20 Comuni e una sola casa funeraria
La casa funeraria di Fino del Monte

Si trova a Fino del Monte e, a differenza di molte altre, è a disposizione senza costi per le famiglie che ne fanno richiesta. In Val di Scalve nessun luogo a norma

Dai centri abitati lungo il Serio ai Comuni dell’Altopiano di Clusone, passando per la Val del Riso fino ad arrivare alla comunità di Scalve. Un’area vasta dove è presente una sola casa funeraria: quella realizzata non più di qualche mese fa dai Servizi Funebri Scandella a Fino del Monte.

Un raggio ampio decine di chilometri, una distanza che i cittadini di molti Comuni devono percorrere in caso di perdita di un famigliare o di un amico e dell’impossibilità prima dei funerali di vegliarlo nella propria casa. È quanto stabilito da una normativa regionale del 1997 che in questi giorni è tornata ad animare il dibattito pubblico perché vieta di fatto di rendere omaggio ai morti nelle chiese.

“Ci siamo dovuti adeguare alla legge”, spiega Patrick Scandella, titolare dell’agenzia funebre che ha costruito la prima casa funeraria in Alta Val Seriana. La struttura è stata inaugurata sei mesi fa, ma sul territorio non è stata accolta con grande entusiasmo. “Ad oggi l’hanno scelta una quindicina di persone – racconta Scandella -. La nostra politica è di stare vicino alle famiglie, la sala è a disposizione senza costi per 2 giorni”.

casa funeraria servizi funebri scandella fino del monte pompe funebriL'insegna delle pompe funebri di Fino

Senza considerare quella a Fino, la casa del commiato più vicina si trova a Gazzaniga in media valle. “Ho cercato di anticipare i tempi, non è stato facile – continua il proprietario dell’agenzia finese -. Diversamente da noi, altri impresari cercano di approfittare economicamente della situazione”.

In alcune realtà, infatti, l’affitto del luogo per vegliare il defunto si somma a quello dei funerali, con costi in alcuni casi anche elevati. “Nel mio lavoro cerco di immedesimarmi nel lutto delle persone che incontro – ribadisce Scandella -. Non ho mai negato ad un parroco la possibilità di tenere il feretro in chiesa, ma ultimamente si riscontravano alcuni problemi con Ats”.

Un altro Scandella, Giulio, governa il piccolo Comune non distante da Clusone. “I sindaci della zona sono tutti della stessa idea – afferma il primo cittadino di Fino del Monte -. Vietare la possibilità di lasciare i feretri nelle chiese non viene incontro alle necessità dei cittadini. Avere una casa funeraria qui in paese – continua – è una fortuna, ma non può essere l’unica possibilità. La normativa attuale ha delle grandi lacune”.

A Fino negli ultimi anni le famiglie che soffrivano di una perdita potevano chiedere di ‘stazionare’ il proprio caro, in attesa del rito funebre, in una chiesetta di proprietà di una congregazione. Associazione che, dopo la circolare di Ats dello scorso maggio , ha fermato questa pratica. “Un disagio per la popolazione”, sentenzia il sindaco Scandella.

Anche don Mauro Trebbia – parroco di Colere, uno dei quattro Comuni scalvini (dove non ci sono luoghi a norma, ndr) – non usa giri di parole. “Si tratta di un problema serio – ammette il sacerdote -. Nel nostro caso parliamo di 25 chilometri di distanza, basta questo per far capirne l’entità. Fortunatamente qui in Val di Scalve resiste ancora la tradizione di tenere il defunto in casa, ma per chi non lo può fare la situazione è irrisolvibile”.

“Ovunque va bene, tranne che nelle chiese – lamenta il parroco -. Sarebbero l’alternativa migliore, sono vicine al paese e adatte per le veglie religiose”. A Colere erano due i luoghi di culto usati: il primo, quello ‘estivo’, era il Cesulì, l’antica chiesa parrocchiale dedicata a San Bartolomeo situata su un suggestivo poggio di terreno. “Meravigliosa, ma non riscaldata – precisa don Mauro -. Per questo nei mesi invernali usavamo una chiesina annessa alla parrocchiale”.

cesulì colereIl Cesulì a Colere

Quando un feretro veniva posizionato in una delle chiesette la parrocchia consegnava le chiavi alla famiglia, che gestiva il luogo in base alle sue esigenze per il tempo necessario. “Potevano chiudere la chiesa quando andavano via e di notte non si poteva accedere – conferma il prete -. Non è mai capitato alcun tipo di problema”.