Nei borghi montani per anni le parrocchie hanno messo a disposizione le chiese per vegliare il defunto, pratica vietata dal regolamento regionale: ma in alcuni casi il luogo a norma più vicino è a decine di chilometri di distanza
In alcune località di montagna era ormai quasi diventata la normalità: vegliare un defunto, prima dei funerali, nella chiesetta del paese.
Nelle valli bergamasche fioccano i piccoli Comuni e le minuscole frazioni da poche centinaia di abitanti: luoghi in cui i parroci hanno da anni preso l’abitudine di mettere a disposizione della comunità i luoghi di culto per rendere omaggio al proprio caro prima dell’ultimo saluto. Come ad Oltre il Colle, piccolo borgo sul colle di Zambla. “Nei nostri paesi – scrive un residente – ci si conosce tutti. Si passa una vita uno accanto all’altro: dopo la morte di una persona l’intera comunità si stringe intorno alla famiglia”.
In realtà, una normativa regionale del 1997 vieta l’utilizzo delle chiese come “locale di osservazione”, ovvero luogo in cui la salma rimane in attesa dell’esecuzione dell’accertamento di morte (almeno 24 ore dopo il decesso, ndr). Nel locale, come si legge nell’avviso di inizio maggio di Ats ai sindaci bergamaschi , devono essere presenti le condizioni tali “da non ostacolare le eventuali manifestazioni di vita”. Come previsto dal regolamento regionale, il periodo di osservazione di una salma deve essere trascorso o in casa o “nei depositi di osservazione idonei e autorizzati”: quindi sale del commiato, camere mortuarie degli ospedali e delle Rsa, case funerarie o locali comunali a norma.
Una normativa che tuttavia negli ultimi vent’anni è stata spesso elusa, con parrocci e sindaci a rischio denuncia, soprattuto nei borghi montani della Val Seriana o della Val Brembana in cui il primo locale idoneo è distante diversi chilometri. Èil caso di Oltre il Colle , dove la casa funeraria più vicina dista 25 chilometri.
Lo scorso febbraio la questione era riaffiorata a San Pellegrino Terme, con il Comune invitato dall’Ats al rispetto della normativa. “A marzo è stata aperta anche qui una casa funeraria, ma il problema non si è risolto – avverte il vicesindaco Vittorio Milesi -. Quando muore una persona nelle frazioni e non può essere tenuta in casa, portarla fino a San Pellegrino significa spostarsi di diversi chilometri”.
Il tema è anche culturale, con i credenti che apprezzano la possibilità di porter tenere il defunto in un luogo religioso di riferimento per la loro vita. “Serve buonsenso, l’attuale normativa non tiene conto delle conseguenze nei centri più piccoli – sentenzia Milesi -. Nel momento del dolore i cittadini dovrebbero sentirsi confrontati e accolti”.
“C’è una difficoltà interpretativa della normativa regionale dovuta anche alle numerose modifiche sulla regola originaria”, ammette il consigliere regionale Michele Schiavi. Il politico, ex sindaco di Onore in Alta Val Seriana, ha chiesto alla Direzione Generale Welfare di Regione Lombardia di convocare un incontro sul tema, un faccia a faccia che con ogni probabilità dovrebbe avvenire già durante la prossima settimana.
“L’obiettivo a breve termine è consentire una deroga per i piccoli Comuni di montagna, ma riterrei opportuno rivedere la normativa – dichiara Schiavi -. Fermo restando che qualsiasi luogo dovrebbe rispettare le norme igienico sanitarie, inviare persone a chilometri di distanza solamente per piangere i propri morti è inaccettabile”.
Foto Unsplash“Sono difficili da spiegare i motivi per i quali si può lasciare un defunto in casa, ma non in una chiesetta come da tradizione nelle nostre montagne – riconosce Jonathan Lobati, consigliere regionale brembano -. Dobbiamo lavorare per una soluzione legislativa che dia i giusti strumenti all’Ats per poter utilizzare questa pratica. In alcune realtà i privati hanno fatto investimenti per creare delle Case del Commiato, ma altri territori rimangono scoperti”.