Bergamo
|Private Equity: leva strategica per la crescita delle PMI bergamasche
Presentati dati, tendenze e testimonianze nel nuovo appuntamento del ciclo “Valore infinito” di Confindustria Bergamo
Bergamo. Crescita, managerializzazione e accesso a capitali sono i pilastri per la competitività delle imprese in un mercato globale. Se n’è parlato lunedì 16 giugno nella sede di Confindustria Bergamo, durante un nuovo appuntamento del ciclo “Valore infinito – A ogni impresa la propria governance”, dedicato alle opportunità offerte dai fondi di Private Equity.
L’intervento di Alessia Muzio di AIFI ha offerto un quadro puntuale del settore: nel solo 2024, in Italia, sono stati investiti circa 20 miliardi di euro in operazioni di private capital, con un 71% dei capitali provenienti da investitori internazionali. Le PMI restano al centro dell’interesse, con 532 società coinvolte tra il 2020 e il 2024 e 8,5 miliardi investiti, esclusi i settori VC e infrastrutture.
A Bergamo il trend si conferma dinamico: una quarantina di operazioni negli ultimi quattro anni, per l’86% buy out, in larga parte su aziende familiari.
Il private capital si rivela una leva cruciale per supportare l’internazionalizzazione, facilitare il ricambio generazionale, rafforzare la governance con nuovi manager e stimolare innovazione e competitività.
Non meno importante il coinvolgimento delle famiglie imprenditoriali: in oltre la metà dei casi il CEO resta un familiare e permane una quota nell’azionariato, confermando un approccio evolutivo ma rispettoso delle radici. Le testimonianze di Fassi Gru e Daze Technology hanno dato voce concreta a questi percorsi, dimostrando come il Private Equity possa tradursi in crescita strutturale, espansione e visione strategica.

Giovanni Fassi, Ad di Fassi Gru Spa, ha raccontato il percorso complesso che ha portato all’ingresso del fondo, durato oltre due anni tra preparazione e finalizzazione. Un processo impegnativo, che ha richiesto coinvolgimento del management interno, il supporto di advisor, avvocati e consulenti, e un’attenta gestione delle incertezze iniziali. Oltre all’apporto finanziario, il fondo ha portato competenze, ma serve tempo e preparazione per affrontare con successo un cambiamento così profondo.
Giacomo Zenoni, Co-CEO di Daze Technology, ha raccontato come l’azienda, nata recentemente con un progetto di ricarica automatica per auto elettriche destinato ai car maker, abbia successivamente adattato il modello di business verso soluzioni più tradizionali e scalabili, per rispondere meglio al mercato. Con la crescita è aumentato anche il fabbisogno finanziario. Dopo una prima fase di autofinanziamento e l’accesso a bandi europei, l’azienda ha scelto di aprirsi al private equity per accelerare lo sviluppo. Una scelta che ha dato nuova spinta al percorso di crescita e internazionalizzazione.



