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Quando la vita in montagna è dura anche dopo la morte
Foto Unsplash Kaja Sariwating

In Bergamasca vige il divieto di tenere i feretri nelle chiese prima dei funerali. Ma nei piccoli Comuni montani, dove tutti si conoscono, la morte di un conoscente è vissuta come la perdita di un proprio caro: “Si vorrebbe, forse, che si portino i morti in case funerarie poste a decine di chilometri di distanza?”

Ad inizio maggio Ats Bergamo ha ribadito ai sindaci bergamaschi il divieto di tenere i feretri nelle chiese prima dei funerali . Un diktat stabilito in una normativa regionale del 1997.

Gli unici luoghi consentiti sono la casa del defunto o dei suoi familiari, l’obitorio, la casa funeraria e la camera mortuaria degli ospedali.

Storicamente nei Comuni montani si preferiva allestire la camera ardente, anziché a casa propria, in una chiesina del paese, in attesa del funerale. Questo anche per mancanza di strutture ad hoc o per l’impossibilità di allestire una camera ardente nell’abitazione del defunto.

Pubblichiamo la lettera di Leonardo Pesenti Gritti, residente ad Oltre il Colle sul colle di Zambla tra Val del Riso e Val Parina, sui disagi causati dalla normativa.


Abito in un piccolo paese dell’Alta Val Serina, Oltre il Colle, e mi corre l’obbligo di raccontare e rendere pubblico un fatto che ho vissuto in prima persona che mi ha indignato fortemente. Questa mattina doveva giungere, nel paese dove abito, la salma di una signora morta a Bergamo nella serata precedente per essere consegnata ai famigliari.

I famigliari, non potendo disporre di un locale idoneo per il periodo di osservazione della salma presso la propria residenza e nemmeno contare sulla disponibilità di una casa funeraria (la più vicina dista 25 chilometri), hanno chiesto al parroco di poter usufruire di una sala di circa 200 metri quadri ben areata, dotata di servizi igienici, dove da sempre venivano accolti i morti del paese e dove, la Comunità, ha sempre vegliato e onorato i propri defunti.

Nei nostri piccoli paesi, dove ci si conosce tutti e dove si passa una vita uno accanto all’altro, la morte di una persona, di un conoscente, è vissuta come la perdita di un proprio caro e la vicinanza alla famiglia del defunto è manifestata dall’intero paese. Il parroco, come sempre, ha accolto la richiesta, secondo uso e costume, senza riserva alcuna.

A questo punto però l’impresario delle Pompe Funebri, sulla scorta delle indicazioni ricevute da Ats , pur manifestando il proprio rincrescimento, si è rifiutato di ricomporre la salma nella sala della Comunità in quanto ritenuto un luogo non idoneo in base al Regolamento Regionale.

funerale

Ciò, in riferimento al periodo di osservazione previsto dal Regolamento steso (in questo caso pare sia di 24 ore), asserendo che avrebbe potuto ricomporla solo ed esclusivamente nella camera mortuaria del cimitero.

Tale locale, di complessivi 9 metri quadri circa , senza areazione né illuminazione naturale, assolutamente inadeguato al controllo della salma nel periodo di osservazione ed irrispettoso, vuoi per le vigenti norme igienico-sanitarie, vuoi per gli elementari parametri di rispetto dovuto al defunto. Chiunque esso sia.

Nel frattempo il sindaco, consapevole e preoccupato di non poter disporre di un luogo idoneo e adeguato al fine del dovuto rispetto a una persona defunta, si attiva immediatamente contattando l’Ats per chiedere una deroga al Regolamento, previa assunzione di responsabilità personale, prevista tra l’altro dall’art.11 comma 3 del regolamento stesso.

Dopo un’ora circa e dopo sollecito da parte del sindaco stesso, finalmente, la situazione si sblocca e la salma, che per quel tempo rimane nel furgone delle Onoranze Funebri fermo nel piazzale antistante il Comune, in condizioni critiche anche per ragioni climatiche esterne, viene accolta e ricomposta nella Casa della Comunità.

Davanti a questi fatti incresciosi non comprendendo la ratio del regolamento, per mia ignoranza s’intende; mi sorgono numerosi interrogativi. Possibile che i nostri illustri consiglieri regionali non conoscano le realtà dei territori montani e delle piccole comunità che li popolano? Comunità che non dispongono di Case Funerarie e, a volte, nemmeno di abitazioni con idoneità certificata da Ats di cui Art.11 comma 1 lettera A del regolamento.

Si vorrebbe, forse, che si portino i nostri morti in Case Funerarie poste a fondo valle a diverse decine di chilometri dal paese, come unico luogo idoneo ad osservare che il defunto resusciti o meno?

Possibile che, allorquando la Comunità disponga di un luogo adeguato, come nel caso specifico, la Comunità stessa non ne possa disporre e usufruire per rendere il dovuto rispetto al defunto e anche per accogliere la partecipazione umana, ancora viva e sentita in queste piccole realtà montane, fino a stringersi in un abbraccio comunitario, rispettoso commosso e composto sì, ma colmo di calore umano, ai suoi cari, alla sua famiglia?

Possibile, alfine, che Ats, solo oggi, dopo anni di vigenza latitante, se mi è concesso, si attivi e sia tanto ligia fino a pretendere di applicare il regolamento alla lettera senza deroga alcuna?

A questo punto mi chiedo: queste leggi e regolamenti sono emanati per la tutela di chi? E a che pro? Non mi pare proprio che siano a tutela e rispetto del defunto, se non per vuota forma.

Non vado oltre per non rischiare la denuncia ma, come dicono ad altre latitudini, sono e rimangono schifato da questa politica e da queste vacue nonché indisponenti inadeguate funzioni pubbliche. Mi auguro che i sindaci delle valli, una volta tanto, abbiano la forza e il coraggio di farsi sentire e abbiano a pretendere che si ponga fine a queste scempiaggini prive di alcun senso logico e rispetto umano.

oltre il colle (Wikipedia)Oltre il Colle

Posso capire che la scelta di vivere in montagna possa essere ricca di tribolazioni ed incognite. Il lavoro a volte è lontano, gli ospedali sono lontani, le scuole sono lontane, le strade sono mulattiere spesso interrotte, i servizi e le comodità sono altrove ma, è una scelta libera e consapevole e che per questo non ci si debba lamentare ma, pensare di dover tribolare anche dopo morti, a causa di leggi e regolamenti che, almeno per il sottoscritto, sono privi di logica e buon senso, emanati da lor signori comodamente seduti su scranni imbottiti, refrigerati d’estate e riscaldati d’inverno, nonché profumatamente retribuiti, senza nemmeno tenere conto della situazione di profondo disagio che vivono in quei momenti i cari del defunto, già provati dalla condizione di profondo dolore, francamente, mi indigna.