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Papa Leone: “Evitate l’olocausto nucleare”, nel 2024 spesi 100 miliardi di dollari per le armi
Papa Leone XIV

Nonostante i ripetuti appelli internazionali – in primo luogo della Chiesa cattolica – non ci sono i presupposti di una inversione di tendenza per fermare o almeno rallentare lo sviluppo delle armi atomiche

Mentre Papa Leone esorta: “Nessuno minacci l’esistenza dell’altro”, e mentre “si è gravemente deteriorata la situazione” e Israele-Iran rischiano l’olocausto nucleare, nel 2024 la spesa per le armi nucleari ha superato la mostruosa cifra di 100 miliardi di dollari. E invece occorre ridurre la spesa per armamenti, sostenere la pace e “liberare il mondo dalla minaccia nucleare, attraverso un incontro rispettoso e un dialogo sincero”.

“È dovere di tutti i Paesi sostenere la causa della pace, avviando cammini di riconciliazione e favorendo soluzioni che garantiscano sicurezza e dignità per tutti”.

Le parole di Papa Prevost cadono il 14 giugno 2025 dopo una nottata di missili e droni, esplosioni e allarmi, colonne di fuoco e di fumo mentre si teme “l’inizio di un conflitto” dalla portata incontrollabile e dagli esiti catastrofici. L’appello del Papa ruota su due parole: “responsabilità” verso la propria gente e il mondo e “ragione” per non cedere alla furia cieca: “In un momento così delicato, desidero rinnovare un appello alla responsabilità e alla ragione”.

Nel solco dei predecessori – da Pio X alla vigilia della Grande Guerra a Papa Francesco che paventava “la terza guerra mondiale a pezzetti” – ribadisce la posizione della Chiesa e della Santa Sede: “È tempo di costruire un mondo più sicuro e libero dalla minaccia nucleare. Questo impegno va perseguito attraverso un incontro rispettoso e un dialogo sincero per edificare una pace duratura, fondata sulla giustizia, sulla fraternità e sul bene comune”. Chiede a tutti i Paesi di unirsi per dare sostegno alla causa della pace.

I 100 miliardi di dollari spesi in bombe atomiche sono una cifra sufficiente a sfamare i 345 milioni di affamati a livello globale per quasi due anni. Lo sostiene, cifre alla mano, la “Campagna internazionale per l’abolizione delle armi nucleari”: si calcola che siano 12.000 testate nucleari, il 90 per cento di Stati Uniti e Russia. Nove sono i Paesi dotati di armi atomiche: Cina, Corea del Nord, Francia, India, Israele, Pakistan, Regno Unito, Russia, Stati Uniti. Altri, come Iran e Turchia, cercano di dotarsene.

L’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (Ican) fornisce queste cifre proprio nel giorno in cui Israele sferra l’attacco al programma nucleare iraniano.

L’aumento nel 2024 rispetto all’anno precedente è dell’11 per cento. Ciò equivale a 3.169 dollari al secondo, 274 milioni di dollari al giorno e ben 1,9 miliardi di dollari per ciascuna settimana del 2024. Numeri tragici sul progressivo riarmo atomico. E in un momento in cui le Nazioni Unite – anche a causa della dissennata e inconcludente politica dello “sceriffo di Washington” – sono alle prese con drastici tagli ai loro finanziamenti alle politiche per la povera gente. Quello che questi 9 Paesi – in alcuni, come Corea del Nord, Pakistan e India, larga parte della popolazione fa la fame – hanno speso per le armi nucleari avrebbe potuto coprire il bilancio dell’Onu quasi 28 volte. “Sono solo pochi esempi di tutte le iniziative alternative che ci darebbero una  sicurezza a lungo termine, come invece il nucleare non fa”, precisa Susi Snyder, co-autrice del rapporto assieme ad Alicia Sanders-Zakre.

Secondo il rapporto, lo scorso anno gli Usa hanno nuovamente speso più di tutti gli altri Stati dotati di armi nucleari messi insieme: 56,8 miliardi di dollari. Al secondo posto si conferma la Cina con 12,5 miliardi di dollari; il terzo posto, con 10,4 miliardi di dollari, pari al 10 per cento, è occupato dal Regno Unito; seguono la Russia con poco più di 8 miliardi; la Francia con 6,8 miliardi; l’India con 2,6 miliardi; Israele e Pakistan con poco più di un miliardo; infine la Corea del Nord con 630 milioni di dollari. Il rapporto analizza anche i costi sostenuti dai Paesi che ospitano le armi nucleari di altri Stati, tra i quali Belgio, Germania, Italia, Paesi Bassi, Turchia.

Il rapporto dell’Ican denuncia che il denaro speso per gli arsenali nucleari è “sprecato”, dato che gli Stati dotati di armi nucleari hanno formalmente concordato, con una “Dichiarazione congiunta”, all’inizio del 2022, che “una guerra nucleare non può essere vinta e non dovrebbe mai essere combattuta”. Questa enorme spesa distoglie risorse da altre priorità: 100 miliardi di dollari potrebbero finanziare misure contro il cambiamento climatico e la perdita di specie animali e vegetali; per fornire fondi ai servizi pubblici essenziali: sanità, alloggi, istruzione.

Nonostante i ripetuti appelli internazionali – in primo luogo della Chiesa cattolica – non ci sono i presupposti di una inversione di tendenza per fermare o almeno rallentare lo sviluppo delle armi atomiche. La “Campagna” ha sede a Ginevra, è attiva dal 2007 in 107 Paesi, una coalizione globale della società civile che lotta per promuovere il “Trattato per la proibizione delle armi atomiche”. Nel 2017 le è stato attribuito il Premio Nobel per la pace “per il suo lavoro nel portare l’attenzione alle conseguenze umanitarie catastrofiche delle armi nucleari e per i suoi straordinari sforzi per ottenere un trattato che metta al bando queste armi”.