Negli ultimi mesi si è manifestata, con crescente evidenza, una deriva politico-culturale all’interno della Cisl, culminata nella recente nomina dell’ex segretario generale Luigi Sbarra a sottosegretario del Governo Meloni. Una scelta che, indipendentemente dal profilo personale, solleva interrogativi profondi sull’identità, sull’autonomia e sulla collocazione storica e culturale del nostro sindacato
Scrivo questa nota con una sofferenza ma non posso tacere anche se diversi amici bergamaschi mi hanno invitato al silenzio.
Negli ultimi mesi si è manifestata, con crescente evidenza, una deriva politico-culturale all’interno della Cisl, culminata nella recente nomina dell’ex segretario generale Luigi Sbarra a sottosegretario del Governo Meloni. Una scelta che, indipendentemente dal profilo personale, solleva interrogativi profondi sull’identità, sull’autonomia e sulla collocazione storica e culturale del nostro sindacato.
Un cambio di rotta senza precedenti
Come già espresso pubblicamente, questa evoluzione rappresenta una torsione significativa rispetto alla tradizione confederale della Cisl. La nostra organizzazione nasce, nel congresso fondativo del 1950, dalla confluenza di culture sindacali diverse – cattolica, repubblicana, socialdemocratica – che si unirono per costruire un sindacato autonomo, pluralista, non ideologizzato e contrattualista. L’incontro tra la Lcgil (a ispirazione cattolica), la Fil (socialdemocratica e repubblicana) e altri sindacati autonomi ha dato vita a una struttura volutamente estranea a ogni forma di subalternità politica o integralismo.
Tale ispirazione è chiaramente enunciata nel preambolo dello Statuto Cisl, laddove si afferma che: “La nuova organizzazione sorge per stringere in un unico volontario vincolo sindacale tutti i lavoratori italiani che – convinti della necessità di respingere un sindacalismo fondato, ispirato e diretto da correnti politiche ideologiche – vogliono impostare il movimento sindacale sull’autogoverno delle categorie, esercitato nel quadro della solidarietà sociale e delle esigenze generali del Paese”.
La nomina di Sbarra: un segnale politico, non neutrale
Il passaggio diretto di Luigi Sbarra dalla guida della CISL a un incarico governativo non può essere ridotto a una scelta personale o contingente. Al contrario, esso rappresenta un segnale chiaro di progressiva perdita di autonomia e di identificazione con l’attuale assetto di potere politico. In un momento in cui il conflitto sociale richiederebbe invece piena autonomia e capacità critica, questa decisione contribuisce ad alimentare divisioni e sospetti sulla neutralità dell’organizzazione. Appare ancora più preoccupante il sostegno espresso dalla segretaria generale in carica, Daniela Fumarola, che ha accolto con entusiasmo una scelta che avrebbe invece richiesto cautela, riflessione e senso del limite.
Si rischia di legittimare un’idea pericolosa: quella di un sindacato “alleato del governo”, o peggio, parte dell’apparato istituzionale. Un principio diametralmente opposto a quello che
ha sempre ispirato l’azione della Cisl.
L’autonomia sindacale non è un optional
L’autonomia non è un principio astratto, ma la condizione necessaria per rappresentare efficacemente gli interessi dei lavoratori. Un’organizzazione sindacale che si appiattisce sulle scelte del potere politico smette di essere rappresentativa e interlocutrice autonoma, riducendosi a mera cinghia di trasmissione. Questa preoccupazione si amplifica se si osserva il silenzio, o addirittura l’allineamento, della Cisl su provvedimenti critici per l’equilibrio democratico, come il recente “decreto Sicurezza”. Allo stesso modo, sul tema della pace e sugli sviluppi drammatici in Medio
Oriente, è mancata una voce sindacale forte, chiara e propositiva, capace di rilanciare una dimensione unitaria dell’azione sindacale internazionale, da sempre elemento distintivo della nostra Confederazione.
Prevalgono oggi frammentazione, competizione interna, e derive personalistiche. Questo clima mina la coesione e riduce la capacità strategica dell’organizzazione.
Uniti si costruisce, divisi si arretra
In una fase storica attraversata da profonde transizioni – digitali, economiche, ambientali – serve un sindacato coeso, autonomo, capace di visione e progettualità. Un sindacato in grado di esercitare conflitto e negoziazione, di aggregare forze e proporre risposte alte alle sfide del lavoro. Purtroppo, la Cisl ha dato l’impressione di preferire la prossimità al potere rispetto al confronto, la cooptazione rispetto al conflitto. Ma senza autonomia, mobilitazione e rappresentanza reale, il sindacato perde ruolo e i lavoratori rischiano di restare senza voce.
Fare politica è legittimo, ma con trasparenza
È bene chiarire che nessuno nega il diritto di un ex dirigente sindacale a impegnarsi in politica. Lo hanno fatto, in modo coerente e trasparente, figure come Franco Marini, Giulio Pastore e altri. Tuttavia, esiste una netta differenza tra chi si candida e si sottopone al giudizio democratico degli elettori, e chi riceve un incarico esecutivo per designazione politica, senza alcun passaggio pubblico o elettorale. Questa differenza non è solo procedurale, ma sostanziale: riguarda la credibilità dell’intera rappresentanza sindacale e la distinzione netta tra il ruolo contrattuale e l’ambizione personale.
Serve una riflessione collettiva e urgente
Non scrivo queste parole con intento polemico, ma con la sofferenza di chi ha dedicato la propria vita alla CISL e vorrebbe vederla ancora protagonista, autonoma e rispettata. Auspico che all’interno della nostra Confederazione vi siano ancora donne e uomini disposti a interrogarsi, a discutere, a riaffermare i valori fondativi. È ancora possibile invertire la rotta, ma il tempo è breve. Difendere la CISL oggi significa difendere la sua storia, la sua cultura pluralista, la sua autonomia. Significa stare accanto ai lavoratori, non ai governi – di qualsiasi colore essi siano – con i quali è giusto e necessario confrontarsi, discutere, e, se ci sono le condizioni, firmare accordi chiari e trasparenti.
Ma mai rinunciare alla propria autonomia.
Savino Pezzotta
Già Segretario Generale CISL (2000–2006)


