Sbarra sottosegretario del governo Meloni, Pezzotta: “Alla larga da chi non ha disconosciuto Salò”
Duro commento di Savino Pezzotta: “La Cisl è antifascista, mentre questi qui non hanno mai rinnegato nemmeno la Repubblica sociale. Mio padre è morto in campo di concentramento e ci fu mandato dai repubblichini perché si rifiutò di combattere per loro”
Bergamo. Luigi Sbarra, ex segretario della Cisl, è stato nominato sottosegretario al Governo di Giorgia Meloni. Per la prima volta un segretario della Cisl passa direttamente al servizio di un governo di destra. Per Meloni è un tentativo di recuperare consensi nel Sud dove rischia di perdere e di riallacciare i legami col mondo del lavoro. La scelta di Sbarra spiega ex post le scelte sempre a favore del governo, dal no al salario minimo allo strappo con Cgil e Uil sul contratto degli statali. Una scelta, quella di Sbarra, che ha diviso il sindacato bianco.
In questo quadro si inseriscono le dichiarazioni di Savino Pezzotta, ex segretario della Cisl, rilasciate al quotidiano Huffington Post.
“La cultura di fondo della Cisl, com’è scritto nel suo statuto, si ispira alla dottrina sociale della Chiesa. Si rifà al cattolicesimo democratico. E fino ad oggi – spiega Pezzotta – tutti quelli che hanno fatto politica dopo il sindacato lo hanno fatto secondo questa ispirazione. Me compreso. Fratelli d’Italia, invece, è diretta filiazione di un’ideologia che non mi piace. La Cisl è antifascista, mentre questi qui non hanno mai rinnegato nemmeno la Repubblica sociale. Mio padre è morto in campo di concentramento e ci fu mandato dai repubblichini perché si rifiutò di combattere per loro”. Pezzotta ha 81 anni, ma non ha perso la verve del sindacalista. Anche lui è passato dalle lotte per i lavoratori al Parlamento. Dopo la guida della Cisl, nel 2008 è stato eletto con l’Udc. “Sì ma io non feci nessuno strappo. Per prima cosa mi dimisi due anni prima delle elezioni. In quel frangente mi dedicai alla Fondazione per il sud e a un movimento, La Rosa per l’Italia, che si alleò con l’Udc, non con i postfascisti. E infine, io mi presentai alle elezioni. Invece Sbarra entra in un governo per nomina diretta della presidente del Consiglio”.
Pezzotta osserva con preoccupazione quanto avviene nel sindacato. “
La logica della contrapposizione favorisce questo governo. Io sono andato a votare ai referendum, ma non ero d’accordo. Landini non è stato attento. Dall’altra parte c’è l’acquiescenza della Cisl verso la destra. Tutto questo cambia il volto del sindacalismo italiano. Ognuno – dice- pensa di essere il centro del mondo e nessuno fa uno sforzo per ricercare almeno una unità di azione”.
Non lo fanno neppure i partiti. Il compito spetterebbe al Pd, il partito guida del centrosinistra. L’ex sindacalista è quasi rassegnato: “Sono iscritto al Pd solo perché c’è questo governo. Ma non mi convince, manca di carisma, di capacità, di coinvolgimento. Non ho ancora capito quale disegno generale ha in mente. Nessuno lo ha capito”.


