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Individuati l’autore materiale, il complice e il mandante. Sulla scena del crimine venne trovata una tanica di benzina da 20 litri

Per camuffare la natura dolosa di quell’incendio non avevano fatto praticamente nulla, lasciando sul posto persino una tanica di benzina da 20 litri. Sette mesi dopo, i Carabinieri della Compagnia di Clusone hanno individuato i presunti autori dell’incendio che il 18 novembre scorso devastò il salone di bellezza ‘King Enes’, appena inaugurato in via Nazionale a Rogno. Attraverso l’analisi delle telecamere e l’acquisizione di informazioni da persone informate sui fatti, i militari della Sezione Operativa hanno identificato tre persone ritenute coinvolte: l’autore materiale dell’incendio, un complice e il mandante.

Il primo, identificato in F.A., classe 2003, senza fissa dimora, è stato ripreso da una telecamera privata mentre si allontanava velocemente dalla scena del crimine zoppicante. Durante la fuga, si è anche disfatto dei pantaloni rossi indossava, gettandoli nel giardino di un’abitazione in via Roma. I carabinieri lo avevano rintracciato la sera stessa, tra i boschi di Pisogne (Brescia), dove spacciava stupefacenti. Oltre a essere stato arrestato in flagranza per il possesso di circa 20 grammi di cocaina, l’indagato è stato trovato con le mani fasciate per coprire i tagli che verosimilmente si era procurato poco prima sfondando la vetrata del negozio. Interrogato, si era avvalso della facoltà di non rispondere. A seguito dell’arresto del 18 novembre per spaccio, è stato sottoposto all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il 7 marzo è stato arrestato di nuovo, sempre per detenzione a fini di spaccio di 200 grammi di cocaina. È ancora in carcere a Bergamo.

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Dall’analisi del traffico telefonico i carabinieri sono risaliti al complice: S.W., classe 1988 di Pian Camuno (Brescia), che aveva aiutato l’autore materiale dell’incendio fornendogli supporto logistico e organizzativo. Aveva procurato a F.A. sim e telefoni, effettuato sopralluoghi e riempito in un distributore la tanica di benzina. Se è vero che non c’è due senza tre, le tracce hanno portato gli uomini del Nucleo Operativo di Clusone dritti verso L.D., Classe 1989, anche lui residente a Pisogne e presunto mandante dell’incendio per questioni legate a dissapori personali e allo spaccio di droga. Un volto già noto alle forze dell’ordine, destinatario il 21 febbraio scorso della misura cautelare dell’obbligo di dimora nel Comune di residenza, dopo un’indagine che ha sgominato una banda dedita allo spaccio tra le province di Bergamo e Brescia.

Il 5 marzo, il gip aveva disposto per i tre indagati le seguenti misure: divieto di dimora nei comuni di Artogne e Pian Camuno per F.A.; obbligo di dimora nel comune di Artogne per L.D.; obbligo di dimora nel comune di Pian Camuno per S.W. Il 13 maggio il Tribunale del Riesame di Brescia ha accolto l’appello del pubblico ministero disponendo la misura cautelare della custodia in carcere per tutti e tre i personaggi coinvolti. Il 6 giugno i carabinieri di Clusone hanno portato in carcere S.W., mentre l’esecuzione nei confronti degli altri due indagati è sospesa in quanto è stato
proposto ricorso per Cassazione avverso l’ordinanza del Tribunale del riesame di Bergamo.