Medici manager e sanità del futuro: per 20 studenti di Unibg e Bicocca si aprono le porte di NewMed
Un percorso extracurricolare triennale da 100 ore per gli studenti al quarto anno di Medicina e Chirurgia, per formare medici capaci di affrontare le sfide della sanità del futuro, tra intelligenza artificiale, cronicità e medicina territoriale
Un percorso triennale extracurricolare di cento ore per formare medici capaci di affrontare le sfide della sanità del futuro, tra intelligenza artificiale, cronicità e medicina territoriale: prende il nome di NewMED e, per ora, apre in via sperimentale a una ventina di studenti del quarto anno iscritti alle Università degli Studi di Bergamo e di Milano Bicocca, tra i promotori dell’iniziativa insieme all’Asst Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Fondazione Europea di Ricerca Biomedica Ferb Onlus e Fondazione Anthem.
Presentato al Digital Health Lab del Campus di Ingegneria di Dalmine, è stato pensato come integrazione ai corsi di studio in Medicina e Chirurgia e progettato per rispondere alle sfide emergenti della sanità del futuro: pensato per essere un piano personalizzato di attività formative organizzato in moduli tematici, prevede lezioni frontali, workshop e attività pratica, focalizzandosi in particolare sulla comprensione dei modelli organizzativi della sanità, sull’impiego dell’intelligenza artificiale per la medicina predittiva e personalizzata, sull’interoperabilità dei dati sanitari e sull’integrazione tra medicina territoriale e ospedaliera.
“Un’iniziativa inedita nel panorama italiano, una sperimentazione per formare una nuova generazione di medici, capaci di comprendere e governare i cambiamenti in atto nel mondo della salute” ha sottolineato StefanoPaleari, presidente di Fondazione Anthem, che ha fatto gli onori di casa spiegando i vantaggi di una formazione trasversale e multidisciplinare che integri competenze economiche, gestionali, tecnologiche e organizzate, superando di fatto quelle “barriere” professionali ormai poco adatte alla velocità dei tempi moderni.
“Tutti gli attori di questa iniziativa sono soci di Anthem – ha proseguito – Metteremo a disposizione strutture didattiche e formative costruite nei primi tre anni di attività. Auspico che il programma possa essere esteso anche a tutte le università e ai centri di ricerca che fanno parte di Fondazione Anthem, e che le imprese possano, in prospettiva, dialogare con personale medico già formato sui temi dell’innovazione, dell’organizzazione e della medicina traslazionale”.
Nel dettaglio, il programma si articola in tre macroaree: Management e organizzazione sanitaria, con insegnamenti su modelli di governance, sostenibilità, gestione delle risorse e innovazione nei servizi sanitari; Tecnologie applicate alla salute, che esplora l’uso dell’IA, delle piattaforme digitali e dei sistemi predittivi per migliorare diagnosi, monitoraggio e percorsi terapeutici; Medicina e salute nella cronicità, che affronta temi come la telemedicina, la teleriabilitazione, il supporto al benessere fisico e psicologico nei pazienti cronici e la co-progettazione dei percorsi di cura.
Le candidature sono aperte sin da ora, ma la selezione sarà rigida. A spiegarne le ragioni è Guido Cavaletti, ordinario del dipartimento di Medicina e Chirurgia della Bicocca: “Di base gli studenti dovranno essere allineati con gli studi, ma lo diciamo nel loro pieno interesse perché il programma andrà sicuramente ad appesantire il loro carico. Per i primi due anni testeremo questa formula, con l’idea di rodare per bene il percorso sugli studenti di medicina e poi aprirlo anche ad altri, perché i medesimi problemi li affrontano anche ingegneri e altre professioni sanitarie. Le selezioni partiranno già a settembre. A regime arriveremo a 60 studenti in tre anni, con lezioni diffuse che si svolgeranno per la maggior parte all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, ma anche a Monza e a Trescore Balneario per la parte riguardante in particolare la riabilitazione. Oggi osserviamo un grosso limite formativo, relativo alla comprensione del potenziale tecnologico: chiaro che se io per primo non capisco la macchina, non mi fido e non sfrutto al massimo le sue capacità. La nostra ambizione è quella di scambiarsi i problemi e capire come risolverli: sicuramente andrà perfezionato e affinato, ma crediamo che poggi già su una struttura solida che siamo convinti avrà successo”.
Grande soddisfazione e orgoglio anche da parte di Giovanna Iannantuoni, rettrice dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e presidente della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane: “L’Ateneo vuole collocarsi in un contesto globale e competitivo, al quale tutti devono poter contribuire, e in questo senso lacooperazione con enti e istituzioni di primo piano costituisce uno degli elementi fondanti. NewMED è un programma che non ha eguali in Italia e che speriamo faccia da apripista per altre università”.
Le fa eco Sergio Cavalieri, rettore dell’Unibg: “Il programma NewMED è un’iniziativa di grande valore, che rispecchia lo spirito con cui l’Università di Bergamo sta contribuendo a ripensare la formazione universitaria: unendo saperi, mettendo in dialogo discipline diverse e creando ponti concreti con il territorio, tra accademia, sanità, mondo del lavoro e università internazionali. Oggi è fondamentale agire in rete per costruire risposte innovative alle sfide del nostro tempo. Il ruolo dell’ingegneria, dell’economia, delle scienze sociali e delle tecnologie digitali nella medicina del futuro è sempre più centrale, e NewMED rappresenta una risposta visionaria ma concreta a questa trasformazione in atto”.
Una visione d’insieme ha provato a darla Francesco Locati, direttore generale dell’Asst Papa Giovanni XXIII: “Questa è la risposta concreta alla necessità di coniugare competenze cliniche con capacità organizzative, tecnologiche e relazionali. Come Ospedale, crediamo fortemente nel valore di una formazione integrata e multidisciplinare, che prepari le nuove generazioni a governare la complessità della medicina moderna e a gestire scenari sempre più interconnessi tra ospedale e territorio, tra salute e innovazione digitale. Un’iniziativa che ci permette anche di attrarre nuove figure professionali, giovani medici preparati non solo dal punto di vista scientifico ma anche capaci di muoversi con consapevolezza nei contesti organizzativi e tecnologici della sanità contemporanea. È da qui che passa la qualità futura della nostra assistenza, e oggi facciamo un passo decisivo in questa direzione”.
Sostanzioso contributo arriva anche da Ferb Onlus, presieduta da Franco Cammarota: “Mettiamo a disposizione la nostra esperienza nella ricerca e nella riabilitazione respiratoria e delle malattie neurodegenerative, e rafforzando il legame tra innovazione scientifica e formazione dei professionisti della salute. La nostra vocazione sarà sempre quella di investire nella ricerca: oggi ci servono medici manager, perché è l’unico modo per dare un beneficio alla collettività”.
Anche la politica, ad ogni livello, ha espresso il proprio plauso (erano presenti l’assessore regionale a Infrastrutture e Trasporti, Claudia Terzi, la sindaca di Bergamo, ElenaCarnevali, e il primo cittadino di Dalmine, FrancescoBramani). Nella doppia veste di consigliera e delegata del Ministro dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e componente del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Anthem, ne ha fatto ottima sintesi Alessandra Gallone: “Quando ilsapere incontra la visione, quando la cura si intreccia con la ricerca, nascono alleanze capaci di cambiare davvero il futuro. Con NewMED prende forma una nuova idea di formazione medica, che unisce competenze, passione e responsabilità in un progetto condiviso. Nasce un percorso che mette al centro le persone: studenti, medici, ricercatori e cittadini. Così si generano connessioni nuove e durature tra sapere medico, ricerca scientifica e comunità. Qui si parla di umanesimo tecnologico, scientifico, sanitario, dell’uomo nel senso di persona umana al centro. Il pensiero è diventato immediatamente azione”.


