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L’europarlamentare: “Tutte le imprese, dalla più piccola alla più grande, mi dicono la stessa cosa: il costo dell’energia è la prima preoccupazione per mantenersi competitive e continuare a operare”

L’intervento completo dell’europarlamentare Giorgio Gori all’evento “Politica Energetica Nazionale al 2050: il Nucleare come parte del futuro?”, svoltosi venerdì 6 giugno 2025 nella Sala Sestini del Palazzo dei Contratti e delle Manifestazioni di Bergamo.

Il tema energetico è fondamentale per due motivi: Il primo è quello della decarbonizzazione, che riguarda non solo l’economia in senso stretto, ma anche i nostri stili di vita, il modo in cui produciamo, ci spostiamo, consumiamo, abitiamo. L’obiettivo è chiaro: contribuire concretamente alla mitigazione del cambiamento climatico.

Il secondo binario è più immediato e pragmatico: la questione del costo dell’energia, che grava pesantemente su famiglie e imprese.
È importante chiarire che il costo dell’energia — e in particolare quello dell’energia elettrica — non è uniforme in Europa. Ogni paese ha un proprio mix energetico e una propria dipendenza dalle importazioni, e questo si riflette in differenze di prezzo anche molto marcate.

Nel contesto europeo, l’Italia è il paese che paga l’energia elettrica più cara di tutti. Il meccanismo che determina il prezzo dell’energia — il cosiddetto PUN, Prezzo Unico Nazionale — è basato sulla fonte energetica più costosa necessaria a soddisfare la domanda in un determinato momento. E in Italia, quasi sempre questa fonte è il gas, che utilizziamo per coprire il fabbisogno residuo nella produzione elettrica.

Il paradosso è che, anche se produciamo energia da fonti rinnovabili, il prezzo finale viene comunque determinato dal gas, rendendo tutta l’energia più costosa. Diversi paesi hanno fatto scelte più efficaci. La Spagna, per esempio, ha puntato su un mix più ampio, includendo nucleare, rinnovabili e altre fonti. Il gas incide solo per il 12% nella generazione elettrica e per questo il suo prezzo incide molto meno. Il risultato? La Spagna paga l’elettricità il 72% in meno rispetto all’Italia. La Francia, che ha puntato in modo deciso sull’energia nucleare, arriva a pagare fino all’87% in meno di quanto ha pagato l’Italia nel 2024, quando il prezzo medio era di 108 euro per megawattora.

Questa situazione è un problema europeo, ma per noi italiani è ancora più grave. Tutte le imprese, dalla più piccola alla più grande, mi dicono la stessa cosa: il costo dell’energia è la prima preoccupazione per mantenersi competitive e continuare a operare.

Dobbiamo quindi perseguire un doppio obiettivo: da un lato la decarbonizzazione, dall’altro la riduzione del costo dell’energia. E le due cose, se ci pensiamo, possono coincidere: quanto più riusciremo a ridurre la componente di gas nella produzione elettrica, tanto più potremo abbattere i costi. Per questo è nell’interesse di tutti accelerare nel percorso di indipendenza dal gas, che non è solo una questione ambientale o economica, ma una necessità strategica per la competitività e la sostenibilità del nostro Paese.