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Commercio, bergamaschi sempre più attenti alle spese. E solo 2 imprese su 10 usano l’e-commerce
Foto rupixen Unsplash

Uno studio di Confcommercio Bergamo mostra la trasformazione nelle abitudini di acquisto e nelle strategie dei negozi dopo la pandemia

Bergamo. Attenzione agli acquisti e alla sostenibilità ambientale, ma anche una preferenza per prodotti non di marca. E più di 8 negozi su 10 non utilizzano ancora l’e-commerce.

A cinque anni dallo scoppio della pandemia, uno studio affidato da Confcommercio Bergamo a Format Research evidenzia la significativa trasformazione nelle abitudini di acquisto e negli stili di consumo dei bergamaschi analizzando la risposta dei negozi di Bergamo e provincia.

L’oggetto della ricerca è stato il settore del retail, la vendita di beni e servizi direttamente al consumatore. Per quanto riguarda l’affluenza nei punti vendita, lo studio mostra uno scenario articolato: se è vero che il 43,6% dei commercianti dichiara un’affluenza stabile, il 38,5% registra un peggioramento, mentre il 17,9% un incremento dei clienti nel proprio negozio. Sebbene i dati evidenzino perlopiù stabilità, sollevano anche una preoccupazione dei negozianti tradizionali in un mercato in continua evoluzione.

I cambiamenti nell’affluenza sono dovuti principalmente alla trasformazione delle abitudini di acquisto dei consumatori. Tra le principali una netta riduzione degli acquisti superflui a favore di quelli necessari (64,1%), una preferenza nell’acquisto di prodotti non di marca a favore dei private lables (20,5%) e una maggiore sensibilità verso la sostenibilità ambientale (17,9%).

“Tra inflazione e stipendi al palo, il consumatore tende sempre più spesso a programmare scrupolosamente i propri acquisti, limitando i cosiddetti acquisti d’impulso”, sottolinea Oscar Fusini, direttore di Confcommercio Bergamo.

“Altri motivi che impattano sulle abitudini di acquisto dei bergamaschi sono la scarsità di tempo libero a disposizione per fare acquisti e l’uso sempre più diffuso di un’auto personale – aggiunge Luca Bonicelli, presidente del Gruppo Gastronomi Salumieri di Confcommercio Bergamo -. La scelta del negozio non avviene più per prossimità, ma è più libera e ampia”.

Nonostante sia pensata per una migliore mobilità futura, la moltiplicazione dei cantieri dettata dagli incentivi del Pnrr mette a rischio di chiusura i negozi vicini ai cantieri. “Una situazione che potrebbe anche concretizzarsi in una desertificazione commerciale”, sottolinea Fusini.

oscar fusini luca bonomelliA sinistra Oscar Fusini, a destra Luca Bonomelli

Tra le strategie che le imprese stanno adottando per rispondere al mutamento del consumo troviamo l’offerta di servizi di ordinazione per prodotti non disponibili (66,7%), la proposta di offerte speciali e sconti (59%) e un maggiore investimento sulla quantità dei prodotti (55,4%). Inoltre, il 28,2% delle imprese punta su un attenzione verso la sostenibilità e il 27,9% su programmi di fidelizzazione.

L’84,6% delle imprese locali non utilizza ancora l’e-commerce: questo nonostante le aziende già attive stiano registrando risultati incoraggianti. Tra le imprese che avevano implementato il servizio prima della pandemia (il 5,1%, ndr) il 66,2% ha riportato un espansione nelle categorie di prodotto, il 35,5% un aumento del numero di acquisti e il 50,6% ha visto crescere l’importanza delle recensioni online.

Tra i commercianti che non offrono il servizio di e-commerce il 97% non è interessato ad avviare questo servizio o non ne ha la possibilità a causa di mancate risorse economiche. Il 3% dei negozianti prevede di introdurre una forma di commercio online nel biennio 2025-2026.