Sei colpi per uccidere la moglie, il settimo per sé stesso. “Una volta disse: le pistole mi fanno paura”
Rubens Bertocchi sospettava un tradimento. I due erano in crisi, ma non c’erano mai state liti violente. Un conoscente del marito: “”Frequentavo il poligono, dopo un furto si rivolse a me per saperne di più sulle armi. Disse che gli facevano paura”
Cene. Sei colpi di pistola e non due come inizialmente trapelato. Rubens Bertocchi ha premuto il grilletto più e più volte quando giovedì pomeriggio, 5 giugno, ha deciso di uccidere la moglie Elena Belloli nel loro appartamento di via Fanti 43 a Cene. Il settimo colpo l’ex commerciante di alimentari, ora portinaio in un palazzo, l’ha riservato per sé stesso. Ha mirato al torace, togliendosi la vita dopo avere confessato a un amico ciò che aveva appena fatto: “L’ho uccisa, mi sparo”.
Dal contenuto del messaggio, i Carabinieri della Compagnia di Clusone hanno estrapolato anche il movente del femminicidio. A quanto pare, il 55enne era arrabbiato per un presunto tradimento della moglie. Un sospetto, una convinzione o una certezza? Non è chiaro. Un pensiero maturato nel tempo o in quei drammatici attimi? Nemmeno, anche se la crisi coniugale non sembra avere radici lontane. Ad ogni modo, sono interrogativi che gli inquirenti sperano di sciogliere dopo l’analisi delle copie forensi dei telefoni sequestrati ai coniugi. Quel che è certo è che Elena Belloli, 52 anni, è stata raggiunta al petto da almeno due proiettili, anche se sono 7 i bossoli repertati nell’appartamento da carabinieri e Scientifica.
Se nel privato della coppia ci fossero tensioni, ai più non è noto. Va detto che alle forze dell’ordine non risultano né segnalazioni, né tantomeno interventi per sedare liti tra la moglie e il marito, che mai aveva avuto problemi con la giustizia. Anche perché, se così fosse, a Bertocchi sarebbe stato ritirato il porto d’armi. L’arma utilizzata per sparare è una semiautomatica calibro 22 regolarmente detenuta. “Anni fa eravamo colleghi, anch’io gestivo un negozio di alimentari – racconta Alberto Fiori, 71 anni -. Rubens subì un furto, o comunque avevano provato a rubargli in casa (non ricorda con precisione, ndr). Da quel momento, si era messo in testa di acquistare una pistola”. Per difendersi. “Ho sempre frequentato il poligono – aggiunge Fiori, una passione condivisa da Bertocchi -. All’epoca Rubens era un neofita. Gli spiegai le caratteristiche dei vari calibri e un giorno lo accompagnai dall’armaiolo. Durante il tragitto in auto ebbe un ripensamento, in dialetto mi disse: ‘Ho paura delle pistole, cosa me ne faccio?’. A quel punto cercai di dissuaderlo e lo riportai a casa”. Senza pistola, ovviamente. Un aneddoto che suona paradossale, visto quanto accaduto nemmeno 48 ore fa.
I carabinieri in via FantiLa gente per strada, nei bar e nei negozi racconta di aver più volte visto i due passeggiare insieme per le vie del paese, come una coppia “normale” – così la definiscono – anche pochi giorni prima del delitto. “È come se ci fosse caduta una tegola in testa all’improvviso – è la metafora utilizzata da un vicino di casa -. Non c’erano mai stati segnali di pericolo”, fa cenno scuotendo la testa. “Quando ho saputo quel che era successo ho pensato subito a un’altra famiglia, in paese ci sono alcune situazioni delicate che monitoriamo – commenta il sindaco Edilio Moreni -. Mai e poi mai avrei mai immaginato che questa storia riguardasse Elena e Rubens. Da quanto ne so, erano andati insieme in crociera un mese fa. Ora i nostri pensieri – aggiunge – sono rivolti ai figli (di 20 e 11 anni, ndr). Per dargli supporto, abbiamo subito attivato i nostri servizi sociali”.
Anche l’Istituto comprensivo Gazzaniga, frequentato dal figlio minore della coppia – venerdì mattina, per ovvi motivi, non presente all’ultimo giorno di scuola – si è mosso contattando gli psicologi. Lo stesso ha fatto Renato Bortolotti, datore di lavoro di Elena Belloli nello studio tecnico di via XXV Aprile. “Di fronte a un fatto del genere non si può restare indifferenti – spiega il dirigente scolastico Andrea Carrara -. In tutte le classi si è dato spazio a questa vicenda per una riflessione”. In serata, nella chiesa parrocchiale del paese, c’è stato un momento di preghiera. Anche Don Primo Moioli ha definito l’accaduto “un fulmine a ciel sereno”, in attesa che le indagini chiariscano ogni dubbio. Venerdì i carabinieri hanno ascoltato il figlio più grande e i parenti della coppia, per cercare di avere un quadro della situazione più chiaro.
Nel frattempo, sui social si moltiplicano i messaggi di cordoglio per la vittima. “Ti ricorderò per il tuo essere solare, con il sorriso sulle labbra. Ti ricorderò per la tua capacità di apprezzare le piccole cose, per la tua gentilezza ed educazione, per l’avere sempre una bella parola per tutti. Sei stata una Donna e una Mamma con la lettera maiuscola e sarà difficile, forse impossibile, dimenticarmi di una persona gioiosa come te. Ciao Elena. Proteggi i tuoi ragazzi e non preoccuparti, noi ci prenderemo cura di loro”. “Notizie che gelano il sangue – scrive un’altra amica -. Sempre sorridente e solare e disponibile con tutti. Non trovo le parole per descrivere la tristezza che sento, penso ai tuoi cari ragazzi che sono rimasti così, senza genitori in una manciata di secondi. Mi auguro che possano trovare la forza di andare avanti”.



