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“Seasons” e “Pensare come una montagna”: l’arte diffusa nell’estate di Gamec

“Seasons” e “Pensare come una montagna”, un doppio progetto che intreccia memoria, paesaggio e comunità, spingendo l’arte nel cuore della città

Bergamo. “Pensare come una montagna” e “Seasons” di Maurizio Cattelan sono le protagoniste dell’estate bergamasca: due progetti diversi per forma, linguaggio e messaggio, ma profondamente in dialogo. Entrambi riflettono sulle connessioni tra uomo, natura e comunità, intrecciando memoria, storia e visioni future. Al centro, l’idea di un’arte che esce dalle sale del museo per incontrare luoghi, paesaggi e persone.

Questa è la direzione di Gamec, che in attesa della nuova casa, riflette sul suo ruolo come istituzione culturale cittadina, per costruire una nuova identità che vuole essere legata al territorio e alla comunità, ed essere un’identità contemporanea e internazionale.

“È un grande onore per noi avere Cattelan a Bergamo, ma è anche l’occasione per alzare il nostro sguardo, per guardare lontano e per costruire un futuro positivo, così come l’ha alzato quel bambino che sta sulle spalle del Garibaldi – spiega Simona Bonaldi, presidente Gamec -. Per noi questa non è solo un’occasione per cambiare casa fisica, ma è l’occasione per ripensarci, per riflettere sul ruolo che dobbiamo avere come istituzione culturale nella nostra città. Vogliamo essere capaci di dialogare con la nostra comunità, grazie all’ascolto e al dialogo con i diversi protagonisti del nostro territorio. Lavoriamo affinché sia uno spazio vivo, a disposizione della nostra comunità”.

Rapporto centrale quello con i cittadini che è anche cuore dell’amministrazione: “La Gamec oggi è l’emblema della nostra città, riesce a fare operazioni di straordinaria intensità e costruisce un sistema di relazioni con il mondo dell’arte contemporanea senza precedenti – afferma Sergio Gandi, assessore alla cultura-.  Gamec ha successo a livello internazionale e locale, e questo è risultato del lavoro che si è fatto in questi anni anche in provincia, con la montagna e le sue comunità, valorizzando luoghi che rappresentano la memoria storica, temi cari alla nostra amministrazione”.

Cinque sono gli eventi della seconda direttrice di “Pensare come una montagna”. Dal 7 giugno al 26 ottobre, Bergamo accoglie l’estro di Maurizio Cattelan e la sua “Seasons”, cinque nuove sculture pensate per quattro luoghi della città: “November” nella Sala delle Capriate del Palazzo della Ragione, “Empire” e “No” in Gamec, “Bones” all’oratorio di San Lupo e “One” alla rotonda dei Mille.  Opere accomunate dalla riflessione sulla ciclicità della vita e della storia, sulle generazioni, sull’ascesa dei valori e sulle trasformazioni dell’individuo e della società. Una mostra meditativa, che si confronta con i nodi irrisolti della storia italiana, come il fascismo mai del tutto scomparso, e con le fragilità del nostro tempo.

Cattelan

È l’aquila che accomuna “Bones” con  “Pensare come una montagna”, simbolo di forza, potenza e libertà, rappresentata da Cattelan nel suo momento più fragile, restituendo al mito una dimensione di vulnerabilità. “ A stimolare il pensiero dell’artista è stata l’aquila commissionata nel 1939 dalla Dalmine, tempo acciaieria di Stato, allo scultore Giannino Castiglioni per la decorazione del ceppo commemorativo del discorso tenuto da Benito Mussolini nel 1919 agli operai dell’azienda in “sciopero creativo”, evento che avrebbe dato origine alla costituzione dei Fasci di combattimento – afferma Lorenzo Giusti, direttore della Gamec -. Dopo la guerra, l’aquila fu trasferita nel giardino della colonia estiva dell’azienda a Castione della Presolana, in Val Seriana, ai piedi della montagna più iconica delle Orobie. Perso il riferimento al regime, nel nuovo contesto l’aquila si era trovata a rappresentare i più alti valori della natura selvaggia e della libertà”.

Accanto a Seasons quattro interventi, tra performance, installazioni e opere audio visive , riflettono sul rapporto tra uomo e natura nell’epoca dell’Antropocene, trasformando ex spazi industriali, miniere e paesaggi forestali in luoghi di ascolto, memoria e trasformazione.

A Villa d’Almè, Cecilia Bengolea dà corpo a “Spin and Break Free” una coreografia ispirata al lavoro tessile e alla danza libera degli anni Trenta. A Dossena, Julius von Bismarck con “Landscape painting” interviene sulle pareti di roccia di un’antica miniera che si trasforma in una superficie pittorica, mentre Francesco Pedrini, a Roncobello, installa “Magnitudo” trasformando un bosco colpito dal bostrico in un osservatorio celeste grazie a tre dispositivi ottici. A 2.300 metri, lungo l’Alta Via delle Orobie, “Mountain Forgets You” che anticipa la ricostruzione del Bivacco Frattini, che sarà, simbolicamente, sede Gamec in alta quota. Chiude il percorso “Thermocene”, opera audiovisiva di Giorgio Ferrero e Rodolfo Mongitore, che riflette sulla coesistenza tra uomo e paesaggio.

“Siamo fortemente convinti nel continuare, nel perseguire ad investire nella cultura e farne una possibilità di abitare il presente culturale, europeo ed internazionale. Bergamo, una città che ha scelto di essere ambiziosa e vuole continuare ad esserlo, sceglie di misurarsi con il dialogo, la discussione, la provocazione e la riflessione dell’arte contemporanea- afferma Elena Carnevali, sindaca di Bergamo-. Gamec sarà una grande infrastruttura culturale ma quello che porterà dentro sarà la visione di questa città che non solo non teme ma persegue di posizionarsi come città europea, come città internazionale, l’abbiamo scelto allora e continuiamo a farlo adesso”.