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Il dilemma di Israele

Le opzioni reali sono soltanto due: o “Due popoli, due Stati” o “un unico Stato laico”, nel quale non ci sia nessun “popolo eletto”, ma cittadini di diversa cultura, religione, stili di vita, ai quali sono equamente riconosciuti diritti e doveri

Il dilemma di Israele era già stato ben definito lucidamente da Ben Gurion, il Padre fondatore dello Stato d’Israele. Intervistato da Nahum Goldman, dichiarò “Se fossi un leader arabo, non
farei mai la pace con Israele… Abbiamo preso il loro Paese. C’è stato l’antisemitismo, i nazisti, Hitler, Auschwitz, ma questo è stata colpa degli Arabi? Essi vedono solo una cosa: che noi siamo
arrivati qui e abbiamo rubato la loro terra. Perché dovrebbero accettarlo?  È vero che Dio ce l’ha promesso, ma cosa significa per loro? Il nostro Dio non è il loro”.

I leader arabi si sono comportati lungo questi decenni come previsto. Perciò il gruppo dirigente israeliano ha costruito fin da subito un potente esercito – Tsahal o Israeli Defence Forces – tecnologicamente avanzatissimo, capace di difendersi dai ripetuti assalti dei vicini, incominciati già all’indomani del 14 maggio 1948.

Ma l’esercito non basterà. Uno sguardo alla storia aiuta a capire.
La Palestina non è mai stata ebraica da sempre. Gli Ebrei invasori del 1200 a. C. la chiamarono “Filastin” o “Falastin” e i Greci “Palaistine” e i Romani “Palestina”. Era abitata dai Fenici-Filistei. Il nome è rimasto con l’impero bizantino, con il Califfato omayade, con il Califfato abbaside, con l’Imamato ismailita fatimide fino ad oggi. Sul finire del secolo XIX il sionista Theodor Herzl incominciò a organizzare il ritorno dalla “Diaspora ebraica” alla “Terra promessa”, secondo la Bibbia, scritta dagli Ebrei.

Sotto l’originaria protezione degli Inglesi, la cui piattaforma politica fu la “Dichiarazione Balfour” del 2 novembre 1917, e con il favore di tragiche circostanze, quali l’ascesa al potere di Hitler e lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la minoranza ebraica è riuscita a diventare maggioranza demografica e a costruire uno Stato. Se nel corso della Seconda guerra mondiale il sostegno inglese si intiepidì, perché la Gran Bretagna colonialista teneva assai di più alle buone relazioni “petrolifere” con il mondo arabo, USA e URSS viceversa offrirono un appoggio politico e militare più stabile e più potente alla costruzione dello Stato di Israele. Ma tutto ciò non è bastato per convincere gli Arabi.

In un primo tempo hanno tentato di buttare a mare Israele, poi, negli anni ’60, hanno, su suggerimento e con l’aiuto dell’URSS, fatto leva su un’identità nazionale palestinese, tutta da costruire. La quale ha trovato prima nell’OLP e in altre organizzazioni minori e poi nell’ANP e in Hamas la sua rappresentanza politico-militare.

I brevi accenni a questa storia sono necessari per spiegare i dilemmi cui si trovano di fronte tutti i soggetti politici e statali del Medioriente.
Il primo ad essere interpellato è Israele. Come è evidente, il suo insediamento in Palestina come entità statale nel 1948, dopo la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel ’70 d. C., non  è stato “gradito” dalla popolazione araba pre-esistente così come l’arrivo di questa nel 600 d.C. non era stato gradito da quella ebraica pre-esistente. La storia delle colonizzazioni umane è storia di violenza, ogni frontiera gronda sangue. Vale per la Palestina, ma vale anche per la Sicilia, per il Messico, per il Massachusetts… Non esiste nella Storia nessuna “terra promessa” destinata a nessun “popolo eletto”. Perciò, qui e oggi, Israele deve decidere se fare pace con gli Arabi o no. Se è inaccettabile la rivendicazione estremista di Iran, Hamas,

Fratellanza mussulmana di cancellare Israele dalla geografia della Palestina – il film della storia non può essere riavvolto – ancor più inaccettabile e irrealistica la pretesa dell’attuale gruppo dirigente di Israele di eliminare la rappresentanza politica dei Palestinesi. Le opzioni reali sono soltanto due: o “Due popoli, due Stati” o “un unico Stato laico”, nel quale non ci sia nessun “popolo eletto”, ma cittadini di diversa cultura, religione, stili di vita, ai quali sono equamente riconosciuti diritti e doveri. Se Israele non fa una scelta, la sua esistenza continuerà ad essere fondata precariamente sulla sola forza. Fino a quando?


giovanni cominelliGiovanni Cominelli

*Giovanni Cominelli si laurea in Filosofia nel 1968, dopo studi all’Università cattolica di Milano, alla Freie Universität di Berlino e all’Università statale di Milano.
Esperto di politiche dell’istruzione. Eletto in Consiglio comunale a Milano e nel Consiglio regionale della Lombardia dal 1980 al 1990.