Passa la mozione per Sergio Ramelli: “Proposta fraintesa”. “No, si guarda ad un passato nostalgico”
Tensione in Consiglio comunale, nel pubblico antifascisti e militanti della destra estrema. Al giovane ucciso nel ’75 sarà intitolato un luogo pubblico, ma non verrà modificata l’attuale toponomastica
Albino. È bastato il voto dei consiglieri di maggioranza per approvare la proposta di intitolare un luogo pubblico di Albino alla memoria di Sergio Ramelli.
La votazione, durante il Consiglio comunale di lunedì 26 maggio, è avvenuta in un clima di tensione politica, con le forze dell’ordine presenti per evitare scontri tra i militanti di CasaPound e gli antifascisti che hanno partecipato tra il pubblico alla sessione.
“Dispiace che una mozione che voleva ricordare un ragazzo ucciso a colpi di chiave inglese sia diventata una questione di politica – dichiara il sindaco Daniele Esposito -. Mi sono già dichiarato a più riprese antifascista e l’ho fatto di nuovo durante la sessione consiliare. Il comportamento delle tre liste di minoranza mi ha lasciato perplesso”.
Al voto per la mozione di Ramelli non hanno infatto partecipato i consiglieri delle 3 liste civiche di minoranza InAlbino, Futuro in Comune ed Energie in Albino. Voto contrario invece per Fabio Gualandris, consigliere della lista Gente Comune.
Durante la sessione gli animi del pubblico si sono accesi, con alcune persone allontanate dall’aula. “Mi ha spaventato il clima di odio che si è creato – afferma Lorenzo Bertacchi, capogruppo di Fratelli d’Italia in Comune e primo firmatario della mozione -. Ritenere divisiva la vicenda di Ramelli significa offrire una giustificazione al suo assassinio. La condanna dovrebbe essere unanime”. Secondo il capogruppo di Fdi la presenza degli estremisti avrebbero “deviato lo spirito della mozione”, in quanto la maggioranza non cercava “alcun palcoscenico o pubblicità”.
Non è detto che sarà una via o una strada, a Ramelli potrebbe essere intitolata anche una piazza. Non verrà tuttavia modificata l’attuale toponomastica albinese e si individuerà un luogo ad oggi non intestato. Le liste civiche di minoranza InAlbino, Futuro in Comune ed Energie in Albino hanno poi presentato una mozione per l’intitolazione di una via alle vittime del terrorismo italiano.
Un tentativo che, secondo Bertacchi, “aveva il solo obiettivo di annullare la nostra proposta con un’intitolazione generica”. “Un’occasione mancata per offrire alla città un messaggio unitario, capace di abbracciare l’intero dramma della stagione del terrorismo politico italiano – la posizione contrastante delle 3 liste civiche -. La nostra mozione è stata manipolata senza alcun rispetto istituzionale, un atteggiamento che ha trasformato un tema di memoria storica in mera strumentalizzazione politica”.
“È inaccettabile l’aula consiliare sia ridotta a un’arena di propaganda ideologica – continuano i consiglieri -. L’assenza dei consiglieri di Forza Italia conferma la spaccatura interna alla destra, che ha scelto di guardare ad un passato nostalgico anziché lavorare per il bene di Albino”. In Consiglio è stato approvato un emendamento per posizionare, o nella Sala Consigliare o sul muro esterno del municipio, una lapide in ricordo di tutte le vittime del terrorismo politico.
“Fratelli d’Italia strumentalizza il ricordo di una tragica vicenda per affermare la propria presenza politica, riscrivendo in modo distorto la memoria storica del nostro Paese – sostiene Lorenzo Lazzaris, segretario dei Giovani Democratici Bergamo -. Essere vittime di violenza non legittima in alcun modo ideologie retrograde e incompatibili con i valori su cui si fonda la nostra Repubblica”.
I militanti di CasaPound erano presenti per esprimere, come recita una nota del movimento politico di estrema destra, “la propria opposizione all’odio antifascista e alla censura della memoria”. “Ricordare Sergio Ramelli – affermano i militanti – significa difendere la libertà. Il voto favorevole del Consiglio segna un precedente importante: nessuna verità può essere nascosta”.
“Non è la verità storica a interessare questa destra, né la figura di Ramelli, ma il vantaggio politico che può trarre dal piegare la memoria pubblica a fini di parte – ribatte Lazzaris -. Un’offensiva culturale che mira a normalizzare e riabilitare ideologie neofasciste e antidemocratiche”.



