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M5S e la scomparsa dei limiti di mandato: esperienza e competenza non sono mali

Credo che il vero tema sia proprio questo: poiché la carica induce potere nell’eletto e poiché del potere si può abusare, onde evitarne gli abusi, si priva l’eletto della carica, in tal modo estirpando il male alla radice

Il consiglio nazionale del Movimento 5 stelle, dopo una faticosissima maratona, non priva di colpi di scena, ha varato la norma che sancisce la scomparsa dei limiti di mandato o comunque ne snatura la originaria impostazione che, nelle intenzioni del “Garante”, doveva immunizzare il movimento dalle tentazioni del carrierismo. La norma, nata e voluta appunto per preservare gli eletti dalla tentazione di indulgere oltre i due mandati quasi che esperienza e competenza, doti che maturano solo con la pratica, fossero un malanno piuttosto che una virtù, dovrà passare al vaglio referendario degli aderenti al Movimento ed avrà la sorte che gli scritti vorranno.

Qui conta trarre lo spunto, da questo fatto di cronaca che riguarda una espressione movimentista, per proporre un fatto di costume: posto che la norma, se non esclusivamente, aveva certamente lo scopo di allontanare gli eletti dalla lusinga del potere perdurante, ci si interroga se la moralizzazione, e qui ora estendiamo il principio all’universo mondo, debba e possa essere raggiunta con norme limitative, cioè divieti, e non attraverso la responsabilità, in una parola con la cultura politica.

Credo che il vero tema sia proprio questo: poiché la carica induce potere nell’eletto e poiché del potere si può abusare, onde evitarne gli abusi, si priva l’eletto della carica, in tal modo estirpando il male alla radice. Si potrà dire che non solo questo è stato il motivo della regola convivendo anche la necessità di una turnazione negli incarichi di modo che l’esercizio delle funzioni pubbliche possa essere spalmato su un numero crescente di cittadini. Se così fosse, la risposta è immediata: le Pubbliche Istituzioni non sono palestre, nell’ambito delle quali si fa esperienza: esse richiedono il meglio, non il vario! Comunque la si voglia vedere una cosa è certa: il male non si estirpa con i decreti, e le ambiguità non si cancellano con i proclami. L’uno e le altre si curano con la crescita civile alla quale erano o avrebbero dovuto essere deputati i partiti politici che la fronda, o la storia, hanno cancellato inesorabilmente con un danno incalcolabile per la civiltà politica del Paese.

Paese che, sull’onda del sentire diffuso, ora non consente a bravi sindaci e presidenti di regioni di oltrepassare il limite temporale imposto da una norma, di per sé certamente legittima, ma sulla opportunità della quale è doveroso interrogarsi. Come è doveroso interrogarsi sulla utilità di aver ridotto a organi secondari i consigli provinciali, ora non più espressione politica ma “partitica”, oggetto di accordi sulla testa degli elettori privandoli progressivamente dell’opportunità di esprimere, con il voto, la propria appartenenza alla società civile.

*Roberto Magri, avvocato penalista