Tenaris Dalmine, ai dipendenti premi tra i 14 e i 16mila euro: sul futuro incognite energia, dazi e concorrenza sleale
Il vicepresidente e Ad Michele Della Briotta spiega i progetti in corso nonostante il contesto complesso: “Forniture per impianti in Suriname e nel Golfo del Messico, ci siamo ritagliati una nicchia di mercato nel settore automotive in India”
Dalmine. Un miliardo e mezzo di fatturato, con Ebidta a 248 milioni e una posizione finanziaria netta di 98 milioni nonostante uscite di cassa nell’ordine di 147 milioni alla voce “dividendi” e 165 milioni a quella “imposte”, alle quali si sono aggiunti investimenti per 84 milioni: pur non bissando il risultato record dello scorso anno (quasi 1,8 miliardi)Tenaris Dalmine continua a macinare numeri importanti e lo fa, è il caso di ribadirlo, in un contesto geopolitico e macroeconomico tutt’altro che stabile.
Ma in un ideale braccio di ferro con le conseguenze, dirette e indirette, dell’elezione di Donald Trump negli Stati Uniti, la solidità della domanda di prodotti per l’estrazione e il trasporto di idrocarburi continua per ora ad avere la meglio: quanto questo sia determinate per Tenaris, che basa circa l’85% della propria fatturazione sull’Oil & Gas, è facilmente intuibile, così come lo è il fatto che il costo dell’energia poco competitivo del nostro Paese sia al contrario uno dei fattori di maggiore preoccupazione per il futuro.
“Se ne parla molto ma si è fatto poco – si rammarica Michele Della Briotta, vicepresidente e amministratore delegato di Tenaris Dalmine Spa – Dalle prossime scelte sul tema a livello italiano ed europeo capiremo se di fronte a noi avremo tempi migliori o molto duri. Ma ci preoccupa anche la protezione continentale dal fare mercato in modo leale: l’Europa ha poca capacità di agire rapidamente e lo abbiamo visto con le auto dove per anni si è favorito un’entrata importante di materiale cinese a supporto della catena di valore, finché in Europa non è arrivata direttamente l’auto cinese e tutti ora se ne lamentano. Con l’acciaio funziona allo stesso modo: l’Europa non deve creare un sistema di protezione, ma un sistema leale. Se noi dobbiamo ridurre le emissioni o pagare il costo della decarbonizzazione, allora deve farlo anche chi partecipa al nostro stesso mercato. Con le difficoltà che fuori dall’Europa nessuno opera con sistemi ETS di controllo delle emissioni, quindi ti trovi a competere con chi ha regole differenti e non ha costi extra. Noi guardiamo con attenzione alla protezione della nostra materia prima, il rottame, e a come andrà col CBAM: temi talmente complessi che ora è tutto inimmaginabile”.
Ma con il dubbio su quali saranno i rapporti che si instaureranno fuori dall’Europa (“Dazi? Ad oggi paghiamo il 25% per esportare negli Usa, vedremo da luglio”), la granitica certezza della necessità di energia nel mondo permette a Tenaris Dalmine di guardare con un po’ più di fiducia al futuro.
“Il gas e gli investimenti sulla sua liquefazione e conduzione sono ancora tanti – continua Della Briotta – Vediamo ancora due o tre anni con tanti progetti importanti”.
E Tenaris ne sarà protagonista, come quello del valore di 160-170 milioni per la produzione di 35mila tonnellate di tubi a Dalmine: dopo aver fatto tappa in Messico per la fase di rivestimento, sono destinati al Suriname per lo sviluppo di un maxi impianto di Total (11 milioni di dollari) che nel 2026 vedrà nascere una pipeline per il trasporto di idrocarburi.
Michele Della Briotta, ad di Tenaris DalmineTra gli sviluppi più attesi del 2025 (“Vale molto” si limita a commentare l’Ad di Tenaris Dalmine) c’è quello del progetto Shell Sparta nel Golfo del Messico, “rivoluzionario, che ci richiede un’elevata capacità di esecuzione ma anche di sviluppo del prodotto. Ci abbiamo lavorato tanto ed entreremo così nei 4 pozzi che Shell prevede di fare e consolideremo il rapporto con una delle major”.
Tenaris è attiva anche in Turchia, insieme a Saipem, per il giacimento di gas naturale di Sakarya, mentre in India è presente con un progetto di nicchia legato agli airbag per il settore automotive (il cliente, FJM, a sua volta fornisce Suzuki Maruti) che ha conosciuto una grande espansione, passando da duemila a venticinquemila tonnellate l’anno: “Una fornitura dall’Italia all’India non è scontata né banale, ci sono dei forecast in crescita che richiedono una risposta rapida. A livello produttivo per noi è un prodotto più semplice, ma è sicuramente più sfidante a livello di logistica e fornitura nel rispetto dei tempi”.
Parallelamente prosegue anche l’upgrade dell’impianto di Dalmine, che dopo un potenziamento dell’acciaieria, della laminazione e dei trattamenti termici, vedrà ora concentrarsi gli investimenti nell’ambito dei controlli non distruttivi, elementi di differenziazione rispetto ai concorrenti come l’implementazione di ultrasuoni e altre tecnologie sempre più sofisticate che possano aiutare a ridurre sempre di più i difetti.
Seguono un revamping della centrale termoelettrica affidato a Siemens (10-12 milioni), la fase 3.0 della linea dedicata alla tecnologia “dopeless” che permette l’avvitamento del manicotto sui tubi delle colonne estrattive senza l’utilizzo di grasso (10 milioni) e una manutenzione straordinaria sull’intero sito dalminese (20 milioni).
“Continuiamo a esplorare nel campo della decarbonizzazione, spingendo sul fotovoltaico e cercando di capire le condizioni di contorno che si creeranno – spiega Della Briotta – Si stanno pensando ad alcuni strumenti per aiutare le aziende, anche se i tempi del legislatore non ha tempistiche certe. Le prove che abbiamo fatto sull’idrogeno sono andate bene, ma per il momento la tecnologia non è economicamente competitiva perché ad oggi ha due problematiche principali: costa almeno il triplo dell’alternativa classica e c’è poca disponibilità. Non ci abbiamo messo una croce sopra, ma per cambiare la matrice energetica ci vuole tempo: non è il momento di seguire mode ma di avere un approccio più pragmatico sulla decarbonizzazione”.
Sui risultati annuali, Riccardo Brevi, Chief Financial Officer Tenaris Europa, mette i puntini sulle i: “A Dalmine abbiamo avuto risultati buoni, mentre hanno sofferto i siti periferici di Arcore e Piombino. Abbiamo comunque chiuso il 2024 con il terzo fatturato degli ultimi 20 anni, l’Ebidta tra i primi cinque di sempre. Il 2025 si è aperto sulla scia di fine anno scorso, mentre il secondo semestre è ancora tutto da decifrare. Possiamo pensare a investimenti stimati nell’ordine dei 30 milioni”.
Il suo record, comunque, Tenaris Dalmine l’ha fatto segnare anche nel 2024. E che record. È quello relativo ai premi di risultato condivisi con tutti i 2.107 dipendenti, che passano dai 14.264 euro degli operai ai 16.139 euro degli impiegati, fino ai 16.450 dei quadri.
“Un dato che ci aiuta sicuramente in fase di attrazione e di recruiment, oltre che ad avere un bassissimo turnover – ammette Paolo Benzi, Hr Senior Director – Lavoriamo comunque tantissimo al nostro interno nel campo della formazione e con il territorio per l’inserimento di giovani laureati e nuova forza lavoro nell’ordine dei 60-70 neo assunti l’anno”.


