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La curva: “Gasp, rinnova”. Il tecnico: “Obiettivi diversi con la società, difficile mantenerci su questo livello”

Uno striscione srotolato dalla Nord, il mister in conferenza stampa replica: “Non è stato un bello scherzo (ride, ndr). Futuro? Non alzo l’asticella, ci sono tanti problemi. Vedremo se ridurre le aspettative sarà concesso”

Bergamo. Minuto 75, Atalanta-Parma è sul 2-2. Da pochi minuti è arrivato il gol del pari di Ondrejka. La Curva Nord srotola uno striscione che recita “Gasperini vattene”. Cala il silenzio. Qualche fischio, un po’ di titubanza. “Ci sarà un seguito” pensano tutti in tribuna. Un minuto dopo ecco l’altra parte: “…a rinnovare il contratto”. Un messaggio chiaro della tifoseria, che prende una volta di più posizione sulla questione. Gasperini vede, se la ride, salta quando invitato dalla Nord (e coinvolge anche il fisioterapista Marcello Ginami).

Poi a fine partita è un continuo di cori per Gasperini, alternati abbastanza regolarmente con quelli per Rafa Toloi, al momento dei saluti. La partita finisce 2-3, ma sembra importare poco o nulla a nessuno. Il pensiero è al futuro. “Resta a Bergamo”: la Nord invoca il condottiero, oltre che tributarlo con la coreografia già esposta il 10 dicembre contro il Real Madrid del tecnico a cavallo con la corona, l’armatura e l’Europa League. Gasperini in conferenza stampa risponde.

Atalanta-Parma, le parole di Gasperini

Lo striscione – “Non è stato un bello scherzo… Ho pensato che fosse il momento di fare le valigie se me lo dicevano così. Poi c’è stata la seconda parte, peccato non aver vinto, è stata una serata di festa”.

Il futuro – “Tutto ruota intorno a questo aspetto. Fino all’anno scorso ero convinto di poter alzare l’asticella. Forse non sono stato abbastanza credibile e mi dispiace, a parte l’Inter potevamo giocarcela con tutti. L’abbiamo fatto, ci è andato davanti un Napoli straordinario, forse con un po’ meno sfortuna in termini fisici c’erano tutte le condizioni per provare ad essere ancora più vicini, considerando la quota Scudetto bassa di 82 punti. Ero fortemente convinto di questo. Abbiamo fatto così com’è andata che i ragazzi hanno fatto il massimo, 74 punti sono tanti, abbiamo messo in fila tante big, Juve, Roma, Lazio, Fiorentina, Bologna, Milan, con delle giornate d’anticipo. Merito straordinario a tutti questi giocatori”.

I punti da chiarire – “Abbiamo avuto un mese e mezzo di difficoltà, ma è nella natura di tutte le squadre, rispetto alla natura. Dopo nove anni credo che sarà molto difficile ripetersi. Quello che è un risultato che sembra normale, è invece davvero qualcosa di complicato. Dovremo confrontarci proprio su questo, perché ho paura che abbiamo obiettivi diversi. Non credo di essere capace di mantenere la squadra su questi livelli, perché penso che tanti giocatori importanti possano andare via.Bisognerà rifondare, ripartire con grande umiltà: la tifoseria parla di Scudetto, ma raggiungere la Champions è già qualcosa di straordinario. Mi dispiace dover abbassare l’asticella, non so se sarà accettato o meno. Su questo ci si confronterà. E va oltre i contratti che sono l’ultima cosa”.

La gestione della rosa e le problematiche – “Vendere i giocatori migliori e rinforzarsi attraverso questo, è successo per tanti anni ed è un grandissimo merito per la società. Forse nell’ultimo anno si è creata qualche crepa, qualche visione diversa, ma è tutto superabile, ci conosciamo bene. Difficilmente superabile è quello che penso quando faccio delle valutazioni. Tanti giocatori non faranno più parte della squadra, ci sono situazioni delicate, qualche titolare potrebbe partire e questo pesa. Basta essere chiari, andare a raggiungere questi obiettivi sembra diventato scontato. Non so fino a che punto è giusta la mia visione”.

Il saluto di Toloi – “Siamo emozionati tutti i giorni che ci vediamo da quando sappiamo che Toloi partirà, perdiamo una grande persona di spogliatoio, ce ne sono state tantissime, rispetto ai pochi che nel nostro spogliatoio hanno avuto difficoltà. Incarna lo spirito di appartenenza, ha sempre messo la squadra davanti, quello che mi emoziona è che Rafa era l’ultimo che era rimasto del mio primo anno a Bergamo”.