Una mostra restituisce il profilo sfaccettato di un artista solitario, anticonformista e innovatore. A completare l’omaggio a questo talento, il 24 maggio Bergamo ospiterà il Rumi Day 2025 con visita alla mostra a Palazzo Creberg
Bergamo. Al Palazzo del Credito Bergamasco una mostra restituisce il profilo sfaccettato e affascinante di un artista solitario, anticonformista e innovatore.
A completare l’omaggio al talento eclettico di Rumi, il 24 maggio Bergamo ospiterà il Rumi Day 2025 con visita alla mostra a Palazzo Creberg
Nel salone del Palazzo del Credito Bergamasco va in scena un ritratto inedito e affascinante di Donnino Rumi, imprenditore geniale e artista appartato, che ha saputo coniugare la concretezza dell’industria meccanica con la leggerezza visionaria della pittura.
Capitano d’industria della celebre Rumi, la casa motociclistica bergamasca nota per il design elegante dei suoi modelli, Donnino Rumi ha attraversato il Novecento con passo trasversale, estraneo ai circoli artistici locali e incurante delle mode. Anticonformista per indole e per scelta, si muoveva per le vie della città avvolto in un tabarro, mentre sulla tela dava vita a un mondo di figure femminili plissettate, piumate, vellutate: donne d’altri tempi, tra il sogno e l’evocazione.
D’altra parte, il “distacco aristocratico” che Donnino Rumi sempre esibì nei confronti dell’establishment artistico locale – diversamente dal fratello Luciano, che sostenne fattivamente l’attività del circolo “Arte e Artigianato Orobico” con pittori e scultori di prima fila che sarebbero poi confluiti nel Gruppo Bergamo – fu totalmente ricambiato dagli artisti del territorio, che ne snobbarono l’indiscutibile talento. Talento che, a dispetto di questa fama controversa, emerge in modo smagliante dalle opere in mostra.
L’esposizione, curata da Fernando Noris, si articola su due piani e mette in fila una ricca selezione di tele – per lo più ritratti e figure femminili, insieme ad alcuni autoritratti e nature morte floreali – offre una panoramica su quella che Noris definisce la “capacità istintuale di entrare nella pittura in presa diretta, come un regista». Sono opere che rivelano una «bellezza della luce intrinseca nel colore”, con “uno spazio fuori dal tempo: o meglio, un non spazio, un non tempo di luce”.
Le sue donne, eleganti e misteriose, per forme, posture e gusto “avrebbero fatto la gioia di Federico Fellini”. La più ricorrente, quasi una musa, è una figura femminile impettita, con le mani sui fianchi, scollata e dal piglio deciso, sospesa tra l’arcigna autorità di una maitresse e la concretezza di una “regiura” bergamasca: “Guardate questa regiura – fa notare Noris – sta controllando che il mondo vada come lei vuole”.
Ma il mondo di Rumi non è solo trine, scolli, cappellacci e teatralità. C’è anche malinconia, distacco, introspezione: “Sarebbe riduttivo parlare solo di malinconia – avverte Noris – perché in queste scene d’interno c’è anche interiorizzazione, c’è una visione». Una visione, appunto: quella di un artista che ha «inventato cose che nessuno», che negli autoritratti ci ingaggia in una sfida di sguardi e che persino nella meccanica ha saputo trasferire grazia e stile. Le sue moto, come l’ineffabile “Formichino”, scintillano al centro del salone e si pongono in dialogo diretto con i quadri, “mostrandosi anch’esse molto femminili, ammiccanti, aggraziate”. Non oggetti freddi, ma estensioni di una sensibilità estetica profonda, che travalica i confini tra arte e industria.
Rumi studia pittura alla Scuola di Nudo dell’Accademia Carrara negli anni Venti, ma il suo gusto, più che all’avanguardia del tempo, guarda a un Ottocento riletto in chiave moderna, con richiami a Toulouse-Lautrec e una predilezione per l’attimo sospeso, per la “frazione di tempo in cui avviene il racconto”.
È questo il vero cuore della sua poetica: “Il senso dello spazio si allinea con quello del tempo”, creando immagini che sembrano fluttuare in una dimensione altra, inaccessibile alla cronaca, pervasa dalla seduzione del sogno.
Con questa mostra Donnino Rumi si rivela in tutta la sua complessità: artista visionario, imprenditore internazionale di successo, outsider per scelta. Un uomo a cui le etichette andavano strette. Un “regista silenzioso” che ha saputo raccontare, con la pittura e con il design, un mondo che non c’è più e che proprio per questo continua a incantare sotto forma di apparizioni luccicanti: vesti setose, calici di vino, chicchere floreali, telai cromati, parafanghi avveniristici, motori rombanti.
Correda la mostra il catalogo in distribuzione gratuita edito da Fondazione Credito Bergamasco con testi di Angelo Piazzoli e Fernando Noris.
L’esposizione “Donnino RUmi – Imprenditore e artista visionario nella Bergamo del Novecento” è visitabile nei giorni feriali dalle 9 alle 13.
A completare l’omaggio al talento eclettico di Rumi, il 24 maggio Bergamo ospiterà il Rumi Day 2025: un pomeriggio tra motori e arte, con visita al reparto corse Rumi (ore 14) e un percorso speciale nella pittura dell’artista (ore 15.30), grazie all’apertura straordinaria della mostra (14.30-19). L’omaggio prosegue il 25 maggio con la presenza ufficiale del marchio al Bergamo Historic Grand Prix, in un box dedicato.