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Remuzzi e Pievani: “Le razze umane non esistono, arriviamo da migrazioni e ibridazioni”

Il direttore dell’Istituto Mario Negri e il noto filosofo hanno presentano il loro libro, “Dove comincia l’uomo” nel rinnovato Auditorium di Piazza della Libertà a Bergamo

Bergamo. “Lo studio dell’evoluzione dell’uomo non riguarda solamente il passato. Le informazioni che abbiamo raccolto e inserito in questa pubblicazione sono relative a epoche remote, ma in molti casi possono risultare utili per conoscere meglio tante problematiche di carattere medico e scientifico che sono diffuse anche oggi e ricavare dati preziosi per la ricerca”. Così il filosofo Telmo Pievani e il professor Giuseppe Remuzzi, direttore dell’Istituto Mario Negri, hanno sottolineato i numerosi riflessi e i profondi legami con l’attualità dell’argomento che hanno trattato nel loro nuovo libro, “Dove comincia l’uomo” (Editore Solferino, 2025).

I due autori hanno illustrato i contenuti del volume nel corso di una serata di presentazione, che si è tenuta nel rinnovato Auditorium di Piazza della Libertà a Bergamo.

L’iniziativa, inserita nel programma della rassegna “Librai per un anno”, ha fornito numerosi elementi d’interesse e spunti di riflessione. Parlando del volume, Remuzzi e Pievani hanno condotto gli intervenuti in un affascinante viaggio che parte dalle origini della nostra specie, che “è solo l’ultimo ramoscello di un albero intricato di forme che si sono succedute e hanno convissuto negli ultimi sei milioni di anni”.

“Noi – hanno spiegato – arriviamo dall’Homo Sapiens che, partendo dall’Africa, si diffuse al di fuori di quel continente attraverso diverse ondate migratorie. Oltre a lui, sulla Terra, quaranta millenni fa, ancora coabitavano almeno cinque specie umane differenti, e con almeno due di queste Homo Sapiens ha interagito e si è ibridato. Ciascuna era la discendente di una delle tante migrazioni di forme del genere Homo fuori dall’Africa. Le ipotesi sul motivo o sui motivi per cui ha prevalso l’Homo Sapiens possono essere svariati, ma è certo che veniamo da migrazioni e ibridazioni. Alla luce di tutto questo, emerge chiaramente un dato di fatto: avere diversi contatti con gli altri rende più forti, altrimenti si risulta maggiormente deboli. Analogamente, la capacità di stringere relazioni con gli altri, la collaborazione e la solidarietà consentono di affrontare meglio le sfide rispetto a quando si è soli. Inoltre, si ricava chiaramente il fatto che non esistono razze umane, perché sostanzialmente proveniamo tutti quanti da una stessa famiglia”.

Altro argomento centrale è il rapporto uomo-ambiente, perché “va ricordato che tra 900 e 800.000 anni fa abbiamo rischiato anche di estinguerci quando un drammatico cambiamento climatico ridusse le popolazioni umane di più del 98%. Da un lato è vero che il clima è sempre mutato nel corso del tempo, ma i dati scientifici rilevano che oggi questo sta avvenendo in maniera molto più rapida e non è mai stato così veloce”.

Infine, citando molteplici evidenze scientifiche, Remuzzi e Pievani hanno concluso raccontando un aneddoto: “Da alcune parti viene detto che con il nostro libro facciamo politica. Premettendo che non sarebbe qualcosa di necessariamente negativo perché di per sé la politica ha un significato alto, precisiamo che in realtà il nostro obiettivo non è questo in quanto da scienziati trattiamo temi legati alla scienza. Certamente sarebbe bello se tanti politici leggessero il volume perché non sosterrebbero più posizioni che non risultano fondate per esempio sulle migrazioni e sul cambiamento climatico. Una volta, prendendo parte alla trasmissione Radio3 Scienza, ci hanno riferito di aver ricevuto parecchie telefonate di gente arrabbiata che diceva che eravamo diventati comunisti: non c’era mai successo prima ed è indice di un problema culturale, è un tentativo di ridurre il significato di ciò che viene detto e mettere a tacere, invece trattiamo argomenti che portano nozioni scientifiche”.