Sindacati contro la riforma Bernini: “Aumenta la precarietà”. In UniBg 326 lavoratori senza un contratto stabile
Assemblea sindacale martedì mattina nella sede di via Pignolo: il disegno di legge della ministra introdurrebbe nuove categorie di ricercatori con contratti flessibili. L’ateneo: “Siamo impegnati nel garantire qualità a tutta la comunità accademica”
Bergamo. Nella mattina di martedì 20 maggio nell’Aula Magna dell’Università di Bergamo era attesa la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini. Avrebbe dovuto presenziare alla consegna della Gran Cruz de la Orden Civil de Alfonso X el Sabio al professor Gabriele Morelli, ordinario di Lingua e Letteratura Spagnola in ateneo dal 1980 al 2010.
La ministra non è tuttavia riuscita ad essere presente alla cerimonia per impegni istituzionali. Negli stessi istanti, a circa 200 metri di distanza, nell’Aula 1 della sede di via Pignolo si è svolta un’assemblea indetta da Flc Cgil Bergamo e Cub per discutere del momento di difficoltà attraversato dal sistema universitario italiano. “Una crisi strutturale”, sostengono i sindacati, che colpisce tutte le categorie di lavoratori: dagli assegnisti ai ricercatori, passando per tecnici e amministrativi.
All’assemblea hanno partecipato circa 180 lavoratori, alcune decine collegati online. “Si tratta di un punto di partenza – spiega Fabio Cubito, segretario della Flc Cgil di Bergamo -. Vorremmo far capire alla governance dell’Università che tutti i profili del personale sono disposti a mettersi in gioco per migliorare le sorti dell’ateneo, a partire da un miglioramento delle proprie condizioni personali”.
L'assemblea ieri mattina nell'Aula 1 in via PignoloLa crisi nasce dalla riduzione progressiva del Fondo di finanziamento ordinario (Ffo), cardine dei finanziamenti statali agli atenei: nel 2024 UniBg ha ricevuto un contributo inferiore del 6% rispetto all’anno precedente. Secondo i sindacalisti, i tagli al Ffo “compromettono la capacità delle università italiane di garantire qualità nella didattica, continuità nella ricerca e stabilità occupazionale”.
L’abbassamento del Fondo sta producendo conseguenze critiche sul lavoro in ateneo. “Alla riduzione del Ffo in UniBg si aggiunge una gestione di bilancio fortemente orientata al saldo positivo e alla riduzione delle spese – osserva Flc Cgil in una nota -. Le ripercussioni si fanno sentire nella carenza di personale, in carchi di lavoro insostenibili e in una diffusa precarietà”.
In questo quadro si inserisce il disegno di legge Bernini, la proposta dell’attuale ministra di introdurre nuove categorie di ricercatori con contratti flessibili: dal “professore aggiunto”, con un contratto da tre mesi a tre anni, alla possibilità di assegnare borse di ricerca junior e senior sempre a tempo determinato. Lo scorso 12 maggio Il Post riportava che in Italia lavorano circa 35mila ricercatori e ricercatrici con un contratto a tempo determinato, bassa retribuzione e complicate prospettive di stabilizzazione.
Quando era presidente del Consiglio Mario Draghi aveva tentato di introdurre maggiori tutele, ma il suo piano – che prevedeva nuovi contratti di ricerca – non venne realizzato per l’assenza di finanziamenti strutturali. I fondi attuali, inclusi quelli del Pnrr, coprono solo pochi contratti per ateneo.
Secondo i dati presentati dai sindacati, nell’ateneo di Bergamo il personale precario è pari a 326 unità, senza calcolare i dottorandi. Sono invece 387 le figure contrattualmente ‘strutturate’ (professori ordinari, associati e ricercatori a tempo indeterminato, ndr). “Rispetto ad atenei italiani simili per numero di studenti – denuncia la Flc Cgil – UniBg presenta un rapporto lavoratori/studenti fortemente deficitario: 37 studenti per ogni docente e 58 studenti per ogni dipendente tecnico-amministrativo”.
Secondo i sindacalisti la riforma Bernini non è una risposta credibile alla crisi del sistema universitario in quanto “aumenta la precarietà e allontana giovani ricercatori e ricercatrici da percorsi di carriera stabili e dignitosi. Chiediamo – concludono – un aumento strutturale del finanziamento pubblico alle università, un piano nazionale di stabilizzazione del personale precario, il blocco dell’introduzione di nuove figure contrattuali precarie e una riforma realmente partecipata, costruita insieme a tutte le componenti della comunità accademica”.
La nota dell’ateneo
“Il nostro percorso è in crescita – ribatte in una nota l’Università di Bergamo -. In virtù dei finanziamenti ordinari ministeriali e del programma Pnrr nel quadriennio 2022-2025 l’ateneo ha ricevuto dal Mur oltre 295 milioni di euro, con una stima superiore agli 80 milioni nel solo 2024 includendo il Ffo, borse di studio, contributi per il counseling psicologico e risorse per progetti di ricerca e dottorati”.
“Questi numeri – si legge nella comunicazione – confermano la solidità e la capacità progettuale dell’ateneo in un contesto nazionale complesso. UniBg ripone massima fiducia nel dialogo costruttivo di tutte le componenti che siedono ai tavoli istituzionali e resta impegnata nel garantire qualità, stabilità e inclusione a tutta la comunità accademica”.


