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“Bartolomeo Colleoni e Martinengo, un rapporto da riscoprire” a 550 anni dalla scomparsa del condottiero
Bartolomeo Colleoni

Sabato 31 maggio alle 17, nella sala Consiliare del Filandone, si terrà l’incontro “Bartolomeo Colleoni e Martinengo, un rapporto da riscoprire” in onore del 550° anniversario della morte del condottiero

Martinengo. A 550 anni dalla morte di Bartolomeo Colleoni, il Comune di Martinengo dedica al suo più illustre cittadino un momento di approfondimento che va oltre i successi militari del Capitano.

Sabato 31 maggio, alle 17, nella sala Consiliare del Filandone, si terrà il convegno “Bartolomeo Colleoni e Martinengo, un rapporto da riscoprire”, un’iniziativa che mira a far emergere il profondo legame tra il condottiero e il paese in cui ha vissuto per anni.

“Abbiamo pensato ad un’iniziativa che faccia emergere la figura di Bartolomeo Colleoni al di là del suo aspetto più conosciuto, quello militare – dichiara Pasquale Busetti, sindaco di Martinengo  – e aiuti a riscoprirlo come uomo di pace e di cultura. Il suo impegno per migliorare la vita dei contadini e delle famiglie del nostro territorio è visibile ancora oggi. Colleoni ha cambiato il paesaggio con bonifiche, nuove rogge e canali ancora attivi”.

Il comandante delle forze di terra della Serenissima è sempre stato attento al benessere pubblico e ha fatto costruire portici per i mercanti, una chiesa rinascimentale, e contribuì a rendere il borgo un punto nevralgico per il commercio e l’agricoltura.

Paolo Aresi, giornalista e scrittore, ci tiene a sottolineare l’importanza del comandante e la sua longevità: “Bartolomeo Colleoni è stato a capo dell’esercito più importante d’Italia e uno dei più
importanti d’Europa per due decenni, iniziando il suo percorso alla veneranda età di 60 anni”. Aresi evidenzia l’importanza che ha avuto il comandante anche al di fuori di Bergamo: “In suo onore è stata realizzata una statua equestre all’ingresso dell’ospedale San Marco a Venezia per ricordare i suoi successi”.

Alessio Agliardi, presidente del Luogo Pio Colleoni, l’ente nato dal testamento del Capitano per curare la Cappella Colleoni e tramandare le sue gesta, osserva: “Colleoni fu l’uomo più ricco d’Italia – ha ricordato Agliardi – ma non si chiuse nel lusso. Fece prosciugare paludi per creare terreni fertili, costruì rogge che ancora oggi alimentano mulini e attività agricole, contribuì allo sviluppo delle comunità locali”.

Il presidente della Provincia di Bergamo, Pasquale Gandolfi, sottolinea il valore dell’intero progetto: “Stiamo costruendo una rete di comuni per valorizzare l’eredità culturale e civile del Colleoni. Un percorso che guarda oltre l’immagine del condottiero, per riscoprire il suo lato umano e il suo contributo alla qualità della vita nel nostro territorio”.

Il convegno si affianca alla mostra “Nel segno di Bartolomeo Colleoni Capitano di Ventura”, visitabile fino al 2 giugno nella stessa Sala del Filandone.
L’ingresso all’incontro è libero, un’occasione imperdibile per conoscere il volto meno noto di uno dei più grandi personaggi della storia bergamasca.

Bartolomeo Colleoni - Martinengo

Bartolomeo Colleoni, uomo di guerra, uomo di pace

Tutti conoscono Bartolomeo Colleoni, ma pochi sanno veramente chi fosse.
Colleoni era un soldato, un grande soldato. Divenne comandante generale delle forze di terra della Serenissima Repubblica nel 1455 quando aveva sessant’anni, e tenne quel ruolo fino alla morte, quindi per vent’anni. Veniva da una nobiltà guerresca, suo padre con una milizia composta da molti parenti strappò il castello di Trezzo ai Visconti. Presto si svilupparono rivalità tra i parenti stessi e il padre di Bartolomeo venne ucciso da un cugino.

La vita del Colleoni partì in salita. Quando aveva 14 anni andò a imparare il mestiere delle armi dal signore di Piacenza, Filippo Arcelli. Nel 1424 lo troviamo al comando di una squadra di 20 cavalieri al servizio di Jacopo Caldora, alla corte di Giovanna II di Napoli. Molte battaglie lo posero in evidenza fino a quando la Serenissima si accorse di lui e nel 1431 lo assoldò, al comando del Carmagnola.

Nel 1433 sposò Tisbe, della famiglia che a Martinengo aveva avuto origine, ma che ora apparteneva alla più importante nobiltà bresciana. Pose la sua dimora a Martinengo nella casa del capitano, un piccolo castello inglobato nelle mura della cittadina che divenne perciò capitale del feudo.
Nel 1438 salvò Bergamo dall’attacco del Niccolò Piccinino.

bartolomeo colleoni

Colleoni ideò tattiche e soluzioni straordinarie come nel caso della quarta guerra tra Venezia e Filippo Visconti, Ducato di Milano, quando suggerì di portare nel lago di Garda barche e galere veneziane e quindi un’armata per poi soccorrere la città di Brescia assediata. Flottiglia che valicò i monti e quindi venne messa in acqua nell’Adige per poi entrare nel grande lago. Sempre in quella guerra difese Verona assediata, salvandola. Martinengo era la sua piccola capitale fino a quando nel 1456 acquistò e rinnovò il castello di Malpaga. Tante sono le sue battaglie e le sue vittorie. Ma poco si parla del suo ruolo come uomo di pace. Come governante dell’ampio feudo nella bassa bergamasca Colleoni si impegnò a promuovere le coltivazioni, soprattutto attraverso il miglioramento delle rogge, la costruzione di una rete irrigua e pure attraverso la bonifica dei terreni. Lasciò importanti opere architettoniche soprattutto a Martinengo come la grande chiesa parrocchiale, i monasteri dell’Incoronata e di Santa Chiara. A Romano il grande edificio con il porticato sottostante lungo tutta una via, il miglioramento della Rocca Viscontea.

A Bergamo la celebre Cappella Colleoni, capolavoro dell’ormai avviato Rinascimento. E un respiro rinascimentale ebbe la sua corte a Malpaga, dove si radunarono molti umanisti da ogni parte d’Italia.

Bartolomeo Colleoni - Martinengo