Logo

Temi del giorno:

Bergamo, approvato lo Ius Scholae onorario: “Battaglia di civiltà”. Minoranza contraria

Il consiglio comunale ha dato il via libera all’istituzione della cittadinanza onoraria da conferire ai minori residenti a Bergamo, non in possesso della cittadinanza italiana, che abbiano completato in Italia il primo ciclo di istruzione (scuola primaria e scuola secondaria di primo grado), ossia elementari e medie

Bergamo. Il consiglio comunale di Bergamo ha dato il via libera allo “Ius Scholae onorario”. Con 20 voti a favore e 6 contrari, ha approvato l’ordine del giorno 44/2025, presentato dal consigliere Gianluca Spitalieri (Lista Carnevali) per “l’istituzione della cittadinanza onoraria da conferire ai minori residenti a Bergamo, non in possesso della cittadinanza italiana, che abbiano completato in Italia il primo ciclo di istruzione (scuola primaria e scuola secondaria di primo grado)”, ossia le scuole elementari e le medie.

Nel corso della seduta, illustrando i contenuti dell’odg, il consigliere Gianluca Spitalieri ha spiegato: “A nome del mio gruppo, Lista Carnevali, ho l’onore di presentare un ordine del giorno condiviso con convinzione da tutta la maggioranza che propone di conferire la cittadinanza onoraria ai minori residenti a Bergamo, non in possesso della cittadinanza italiana, che abbiano completato in Italia il primo ciclo di istruzione, cioè la scuola primaria e la scuola secondaria di primo grado. Con questo odg vorremmo lanciare un forte segnale di convivenza civile, inclusione e integrazione. È un atto simbolico, perché come sappiamo il Comune non può legiferare in materia di cittadinanza, ma è un atto che possiede una ricchezza di significati. Stante la normativa vigente, ferma dal 1992, vuole indicare una strada da perseguire, fondata sul principio di uguaglianza ed è per questo che siamo convinti che tale riconoscimento possa agevolare un percorso di integrazione reale in cui vedere affermata l’idea di una comunità plurale dove le diversità possano costituire una ricchezza e non un ostacolo, in cui il dialogo, il confronto e il rispetto dei diritti e dei doveri costituzionali siano considerati capisaldi di una civile convivenza. Il tema dell’integrazione delle cittadine e dei cittadini stranieri in Italia e in Europa è una delle sfide più impegnative da affrontare ed è un impegno sul quale si gioca il futuro del Paese”.

“Non è casuale – ha proseguito Spitalieri – che ciclicamente il dibattito si apra: è il segno di un fermento, di un movimento sotterraneo, della volontà di esserci e di voler trovare rappresentanza nel nostro Paese da parte di centinaia di migliaia di cittadine e cittadini italiani di fatto ma non di diritto. Hanno per esempio vissuto sempre in Italia eppure si trovano bloccati in un limbo di incertezze e discriminazioni a causa di una legge datata di ormai trent’anni. Con l’inizio dell’anno scolastico, quasi un milione di studenti con origine straniera sono entrati in classe, il 65,4% di loro è nato in Italia, la scuola rappresenta oggi lo spazio principale d’incontro fra studenti e studentesse con provenienze diverse e, seppure spesso con pochi mezzi, direi che è diventata la principale palestra di cittadinanza attiva. La vera sfida sarà quella di garantire a questi studenti un riconoscimento giuridico che rispetti la loro già vitale partecipazione alla vita collettiva nazionale. Peccato che l’attuale legge del 1992, una tra le più restrittive in Europa, imponga un percorso lungo e tortuoso per ottenere la cittadinanza. I minori possono chiederla solo dopo aver compiuto il diciottesimo anno d’età e aver dimostrato di risiedere in maniera legale e continuativa in Italia. Molti di loro hanno la necessità di rinnovare il permesso di soggiorno ogni un certo numero di anni nelle stesse scadenze dei genitori rimanendo in un limbo tra un rinnovo e l’altro. Sono frequenti, così, le assenze da scuola, mentre altri non possono svolgere attività sportiva a livello agonistico o usufruire di borse di studio all’estero perché in alcuni casi potrebbe venire meno la continuità legale sul suolo italiano. Al compimento del diciottesimo anno d’età alcuni non possono nemmeno partecipare ai concorsi pubblici perché compiere i 18 anni non significa avere automaticamente la cittadinanza, ma cominciare un iter complicato, in alcuni casi possono trascorrere anche due o tre anni. In attesa che si dia loro dignità giuridica, il Comune di Bergamo insieme alle scuole e all’Ufficio Scolastico Territoriale promuoverà percorsi condivisi di cittadinanza attiva che parlino di diritti ma anche di doveri, partecipazione ma anche responsabilità, perché essere cittadini e cittadine non è solo un fatto giuridico ma un atto quotidiano di consapevolezza, cura e impegno. Soltanto a conclusione di questo percorso verrà conferita la cittadinanza onoraria nel corso di una cerimonia che si svolgerà nella settimana della giornata internazionale dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza che cade il 20 novembre. Un conferimento simbolico che ha l’auspicio di un’effettiva riforma del diritto di cittadinanza a livello nazionale”.

consiglio comunale Bergamo

Da parte della minoranza, il consigliere Alessandro Carrara (Lega) ha dichiarato: “Sono contrario a questo ordine del giorno per diversi motivi. Il primo risiede nel contrasto che vedo con la definizione di cittadinanza onoraria che va conferita ai soggetti che si sono distinti per prestazioni in diversi campi a favore degli abitanti attraverso le loro virtù, azioni di alto valore e impegno sociale. Inoltre questo provvedimento, a mio parere molto demagogico, è simbolico e privo di conseguenze pratiche e reali. Aggiungo che l’Italia è lo Stato europeo che rilascia più cittadinanze agli stranieri (circa 200mila, ndr) a riprova che crede già fortemente nell’integrazione dei cittadini stranieri che dimostrano di voler essere italiani e che seguono un percorso per diventare tali. La cittadinanza è una cosa seria, va conquistata e non regalata, nemmeno derubricata con qualcosa di simbolico che si concede in una cerimonia del tutto sommaria. È un provvedimento propagandistico che sarà privo di qualsiasi riscontro tangibile. Fa sorridere che l’odg arriva a pochi giorni di distanza da un referendum che tratta argomenti simili, quando con la sinistra al governo non è stato fatto. Preferirei che in consiglio comunale si portassero istanze più vicine alla vita dei cittadini e non cose simboliche per fare propaganda”.

Anche il consigliere Arrigo Tremaglia (Fratelli d’Italia) è dello stesso avviso: “Mi unisco alle considerazioni sulla poca utilità di una discussione di questo tenore in consiglio comunale, a maggior ragione per il conferimento di qualcosa di puramente simbolico a questi minori. Nel testo dell’odg si parla di una legge dello Stato, che sarebbe quella attuale, che violerebbe convenzioni internazionali ma i governi con il Pd negli anni scorsi non l’hanno modificata. Infine, il regolamento comunale prevede che la concessione della cittadinanza onoraria richieda un voto favorevole dei quattro terzi del consiglio sentito il parere dell’ufficio di presidenza e mi domando se tutto ciò sia stato previsto e verrà effettuato”.

Rispondendo a Tremaglia, la consigliera Francesca Riccardi (Partito Democratico) ha sottolineato: “Non siamo invitati a conferire ma a istituire la cittadinanza onoraria ed è molto diverso, quindi non c’è nessun problema di regolamento perché non stiamo ‘conferendo’ ma ‘istituendo’. Inoltre, è un odg, non una delibera, pertanto è un tema di indirizzo, poi sarà la giunta a valutare se sia in contrasto con il regolamento e se non sarà possibile farlo, a quel punto, potrà intervenire”.

La consigliera Ida Tentorio (Fratelli d’Italia) ha scandito: “Se dovessi descrivere in due parole questo provvedimento direi pura propaganda. Ritengo che sia un mero strumento politico piuttosto che un riconoscimento di meriti concreti. Fra l’altro, questo ordine del giorno arriva prima del referendum dell’8 e 9 giugno. Ad ogni modo, entrando nel merito, sono contraria perché a mio parere la cittadinanza onoraria viene conferita per distinzione particolare in campo culturale, sportivo, scientifico, economico-sociale e umanitario. Ritengo che nel caso di specie non vi siano i requisiti per concederla ponendo alla base solo l’ultimazione del ciclo di studi, quindi credo che si svilisca il concetto di cittadinanza onoraria. Inoltre, penso che non sia una risposta adeguata alle sfide dell’integrazione, che richiederebbero politiche concrete e mirando a favorire l’inclusione sociale ed economica dei minori. Parallelamente, la cittadinanza onoraria non conferisce diritti giuridici e potrebbe generare confusione nei minori stranieri fra il concetto di cittadinanza effettiva e quella simbolica. Un appunto che si potrebbe fare anche alle istituzioni più alte, invece, è quello di snellire e semplificare le procedure amministrative per l’ottenimento della cittadinanza decorsi i termini di legge perché spesso le persone devono rivolgersi agli avvocati stante l’iter lungo e complesso”.

Dai banchi della maggioranza, la consigliera Riccardi ha sottolineato: “Ringrazio la Lista Carnevali per aver proposto questo ordine del giorno e i gruppi di maggioranza per averlo condiviso. Credo che questa sia una battaglia di libertà e di diritto: spero che a breve, quando il centrosinistra governerà anche a livello nazionale, non si lascerà sfuggire l’occasione e approverà lo Ius Scholae. Stiamo parlando di bambini che vivono nelle nostre comunità e frequentano i nostri oratori, frequentano i nostri figli e vanno a scuola con loro ma spesso devono assentarsi dalle lezioni e andare fuori dalla Questura e fare ore e ore di fila perché devono rinnovare il permesso di soggiorno e quando rientrano in classe spiegare ai loro coetanei il motivo per cui non erano presenti. Il problema è che lo Stato in cui sono nati, di cui parlano la lingua e di cui conoscono le tradizioni non li riconosce come cittadini e li costringe a fare le code per ottenere il timbro per stare nel luogo dove sono nati e dove studiano. Penso che non sia più degno di un Paese civile obbligare i minori che si sentono italiani a non poter andare in gita con i loro compagni perché non hanno la possibilità di uscire dal Paese (molti sono extra-Ue). Penso che sia indegno di un Paese civile entrare in un dibattito ideologico sulla pelle dei bambini e celare il razzismo che il contrasto a questo tipo di provvedimento porta. È un gesto simbolico: come consiglio comunale possiamo concedere solo la cittadinanza onoraria perché li farà sentire maggiormente parte della nostra comunità. Credo che con questa misura il Comune di Bergamo possa creare una nuova consapevolezza. Questi bambini hanno la grandissima virtù della resilienza di vivere in uno Stato che non li riconosce, quindi istituiremo la cittadinanza onoraria”.

consiglio comunale Bergamo Cristina Laganà intervento

Dal canto suo, la consigliera Cristina Laganà (Fratelli d’Italia) ha osservato: “Penso che il metodo sia poco opportuno. Insegno nel primo ciclo e in classe ho il mondo: vedo che c’è scollamento fra il senso di appartenenza che hanno in classe mentre in casa spesso l’ambiente è diverso, i genitori magari non parlano italiano e non sono integrati. La mia titubanza è sul piano educativo perché la fine di un ciclo di studi non certifica l’integrazione, anzi può creare tensioni all’interno degli stessi nuclei famigliari che ancora non si sentono italiani”.

Anche il consigliere Alberto Ribolla (Lega) è critico: “La cittadinanza deve essere il frutto di un lungo percorso. Quella onoraria, inoltre, non porta maggiori diritti ma crea illusioni e confusione”, mentre il consigliere Stefano Chinotti (Partito Democratico) ha rimarcato: “È compito del consiglio comunale intervenire su queste questioni per sensibilizzare la cittadinanza sul tema. Stiamo parlando di questo argomento dal 1999 e ci sono resistenze a destra come a sinistra. Basta pensare che negli ultimi decenni si sono succeduti plurimi governi e non hanno riconosciuto la cittadinanza a chi è nato e cresciuto qui. Credo che questi bambini con la loro esistenza sono un messaggio di fratellanza e inclusione: azioni come questa sono funzionali a rendere le persone investite di questo riconoscimento simbolico e farle sentire partecipi di una cultura e di un territorio da cui si sentono spesso esclusi”.

La consigliera Barbara Carsana (Partito Democratico) ha dichiarato: “Questi bambini frequentano le nostre scuole, accanto ai nostri figli, studiano la storia dell’Unità d’Italia, cantano il nostro inno e celebrano le nostre feste. Con la cittadinanza onoraria diciamo loro che sono parte della comunità: il fenomeno deviante soprattutto giovanile, di cui spesso si parla, viene accentuato dall’esclusione. Hanno il nostro stesso accento, usano il nostro intercalare e noi gli stiamo dicendo che non sono parte della nostra comunità. Io non ho avuto nessun merito a nascere in Italia e mi domando che differenza possa creare tra me e un bambino che non deve avere il merito di nascere dalla parte giusta del mondo: bisogna riconoscere che tutti assieme apparteniamo a dove decidiamo di stare”.

Sulla stessa lunghezza d’onda, il consigliere Luigi Airoldi (Lista Carnevali), che ha ricordato come “viviamo in una società ormai globalizzata” e “siamo impegnati per una comunità sempre più inclusiva”, mentre la legge odierna “non è più attuale perché non rispecchia il quadro di una società che è notevolmente cambiata”.

La consigliera Paola Rossi (Bergamo Europea) si è così espressa: “Sono convinta della bontà dell’odg. Ha la fragilità di essere solamente simbolico, ma i simboli sono importanti. Trovo legittimo che qualcuno possa pensarla diversamente, ma nei giorni scorsi mi ha colpito la notizia del sindaco di Albano Sant’Alessandro, Zanga, che – riferiva un giornalista – avrebbe in tasca una tessera di Fratelli d’Italia. Ha varato la cittadinanza onoraria per i minori nati da genitori stranieri e residenti nel Comune che amministra e quando gli hanno chiesto se fosse in disaccordo con il ministro Lollobrigida ha risposto che un sindaco di paese conosce i problemi delle persone e ha aggiunto che bisogna uscire sul campo per capire la realtà”.

consiglio comunale Bergamo

La consigliera Loredana Poli (Lista Gori) ha proseguito: “L’odg pone l’attenzione sui minori e sulla centralità del percorso scolastico per avere la cittadinanza onoraria. È un tema ampio che ha riscontri negativi nella quotidianità, perché per esempio i minori stranieri non possono essere tesserati dalle federazioni sportive, partecipare a gite all’estero e proporsi per alcune borse di studio. Queste problematiche non vengono colmate con l’odg in oggetto, ma comunicare inclusione è molto importante e impatta in modo chiaro sulla fascia d’età dell’adolescenza”.

Rimanendo nelle file della maggioranza, il consigliere Aldo Lazzari (Futura) si è soffermato “sull’indubbio valore simbolico” del provvedimento, che “non deve essere una concessione dall’alto ma un segno di appartenenza alla comunità”, auspicando “una riforma a carattere più generale e sistemica della legge sulla cittadinanza”.

Il consigliere Antonio Deleuse Bonomi (Lista Pezzotta) ha precisato: “Ci stiamo discostando da una norma comunale perché per istituire una cittadinanza onoraria servirebbe una maggioranza dei quattro quinti, quindi per una questione di forma esprimo la ma criticità”.

Per concludere, la sindaca Elena Carnevali ha espresso il proprio voto a favore dell’ordine del giorno: “È uno dei punto del nostro programma amministrativo e siamo stati votati anche per questo. Credo che sia evidente la necessità di una legge del 1992 nata in un altro contesto storico e incapace di rispondere alla realtà reale. Non c’è niente di propagandistico in questa scelta ma la volontà di riconoscere e accogliere la persona affinché si possa realizzare. Non siamo un’istituzione che legifera, ma sono convinta che questo provvedimento avrà molti aspetti positivi. Abbiamo il dovere di incidere sulla qualità della vita delle persone, in questo caso di minori, affinché siano riconosciuti. Non vogliamo confondere la cittadinanza onoraria con quella legale: sappiamo bene la differenza e la comunicheremo, ma risponde a un’esigenza vera e reale. Va precisato che non ci sono automatismi, perché essere cittadini è una scelta e non un obbligo. E i beneficiari sono i minori, che possono diventare veicolo d’integrazione anche per le famiglie”.

L’ordine del giorno è stato votato con 20 voti a favore e 6 contrari (la minoranza di centrodestra, ndr). Fra i consiglieri favorevoli c’è anche Cesare Di Cintio, che ha detto: “Il fatto che si parli di cittadinanza onoraria è un atto simbolico ma non posso dimenticare la mia estrazione sportiva. Nello sport siamo tutti uguali e vince chi merita. E il legislatore nella riforma dello sport ha indicato l’importanza che tutti possano praticarlo. Questa norma dà apertura a chi non è nato in Italia ma è cresciuto qui ed è apprezzabile, quindi esprimo il mio voto favorevole all’ordine del giorno in questione”.