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Violenza sessuale su due bimbi, il marito della babysitter condannato a 21 anni e 4 mesi

La Corte d’Assise ha creduto alle due vittime: una piccola di 5 anni e un ragazzo, ora 19enne, molestato dall’imputato quando era in prima elementare

Una condanna pesantissima, a 21 anni e 4 mesi, per violenza sessuale nei confronti di due bambini che sua moglie accudiva come babysitter. Il pubblico ministero Guido Schininà aveva chiesto 15 anni, il difensore, l’avvocato Stefano Paganelli, l’assoluzione perché il fatto non sussiste e, in subordine, per la vecchia insufficienza di prove.

Perché ad accusare l’uomo, oggi 68enne, ci sono solo i racconti delle due vittime. Storie simili, di due bambini le cui famiglie non si conoscevano, emerse a distanza di due mesi l’una dall’altra. Il bambino, oggi 19enne, ha preso coscienza di quanto gli era accaduto a 6 anni solamente nel momento in cui ha iniziato a frequentare le medie. Non ha detto nulla a nessuno, si è tenuto tutto dentro e ha somatizzato il malessere psicologico che si è trasformato in un mal di stomaco lancinante quando aveva 17 anni. I genitori lo avevano portato più volte dal medico, dato che era dimagrito di 10 chili, gli erano stati prescritti esami risultati tutti negativi. Poi un giorno, tornato a casa da scuola, il ragazzo ha raccontato tutto alla mamma e con lei è andato a sporgere denuncia ai carabinieri. Era settembre 2022. Ha detto che l’uomo spesso si faceva toccare, gli praticava e si faceva praticare sesso orale. Episodi diversi, tutti circostanziati e dettagliati nonostante fossero passati diversi anni.

Una storia simile, sempre con protagonista il marito della babysitter, l’aveva raccontata due mesi prima, nel luglio 2022, anche un’altra bambina di 5 anni. Anche i suoi genitori avevano sporto denuncia. La piccola diceva di essere arrabbiata con l’imputato perché le aveva “fatto vedere il pipino”. E che a volte lui si faceva spalmare la crema e la spalmava anche a lei. Raccontava che lui voleva farsi toccare, che lei non voleva ma si sentiva obbligata, dato che lui le prendeva la manina e se la sfregava sulle parti intime.

“La gestualità della bambina non lascia spazio a dubbi – ha dichiarato il pm nella sua requisitoria -. Non può esserselo inventato, aveva solo 5 anni”. L’accusa ha sottolineato il fatto che la moglie e le due figlie dell’imputato non hanno voluto testimoniare “forse per la vergogna o perché non volevano commettere un reato portando tesi a sua difesa. Ma la posizione della famiglia emerge chiara da un messaggio vocale che la figlia ha inviato al padre del ragazzo quando ha saputo della denuncia. Diceva di essere dispiaciuta, di rendersi conto della situazione orrenda”.

Il 68enne ha sempre negato ogni addebito: “Ha parlato di un equivoco, non ha contestato l’esistenza del fatto ma come è stato interpretato  – ha proseguito il pm -. Si è giustificato dicendo che a lui i bambini nemmeno piacciono molto e che ha spalmato la crema sulle braccia e sulle gambe della bambina perché lei continuava a insistere. Ma nulla di più. A questo punto non si spiega perché le due vittime lo accusino di fatti che sono sorprendenti”.

Il difensore di parte civile della famiglia del ragazzo, l’avvocato Luca Bosisio, ha parlato di “silenzio assordante della famiglia dell’imputato. Evidentemente c’è stato qualcosa che ha fatto sospettare la moglie e le figlie e che le ha indotte a non testimoniare a processo. Nei messaggi inviati alla famiglia, la figlia non tenta nemmeno di difendere suo padre”.

Secondo l’avvocato di parte civile della famiglia della bimba “non ci sono dubbi sulla credibilità della piccola, che ha dato riposte precise e coerenti”.

Non è dello stesso parere l’avvocato Paganelli: “I bambini sono altamente suggestionabili e spesso forniscono risposte per assecondare l’interlocutore. La prima volta che la piccola è stata sentita, nel 2022, non ha parlato di toccamenti, la parola “pipino” non viene mai pronunciata. Rimane solo l’episodio della crema, che l’imputato non ha mai negato. Solo successivamente, nell’integrazione di denuncia, si fa riferimento a masturbazione”.

I fatti che hanno riguardato il bimbo “sono stati riportati a distanza di 12 anni. Sentendo la deposizione della presunta vittima, ho notato un atteggiamento freddo, distaccato, senza il minimo coinvolgimento emotivo. Racconta di fatti avvenuti sul divano di casa, alla presenza delle figlie e della moglie dell’imputato, che non si sarebbero accorte di nulla”.

La Corte d’Assise ha ritenuto il 68enne colpevole e non ha concesso la continuazione tra i due episodi contestati: lo ha così condannato a 9 anni per gli abusi sul bambino e a 12 anni e 4 mesi per quelli sulla bambina, disponendo una provvisionale di 50mila euro per il ragazzo, di 10mila euro a testa per i suoi genitori e di 5mila a testa per i genitori della piccola.