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Cannes, colpo d’ali con “Dossier 137”, non convince “La petite dernière”

Dalla Croisette prosegue la 78ª edizione del Festival di Cannes. Abbiamo visto e recensito per voi due film

Cannes. Dalla Croisette prosegue la 78ª edizione del Festival di Cannes. Abbiamo visto e recensito per voi due film.


“Dossier 137” del regista belga Dominik Moll 

Non delude affatto Dominik Moll – il regista belga che due anni fa partecipò al concorso con il notevole La notte del 12 – quest’anno in competizione con Dossier 137. Il film mescola con sapienza il genere poliziesco ai tratti documentaristici particolarmente sensati visto che la storia si ispira a un fatto di cronaca realmente accaduto.
Si tratta del grave ferimento di un giovane dimostrante ad opera di agenti delle forze speciali di polizia (BRI), durante le violente proteste organizzate a Parigi dai gilets jaunes nel 2018. Affiora a tratti un sapore alla Ken Loach, ma contenuto dal rigore di Moll che sceglie il registro “amministrativo” per tracciare l’avanzamento narrativo e delle indagini della protagonista, l’ispettrice di polizia dedicata a indagare sulle denunce a carico di colleghi poliziotti. Nonostante questa apparente asetticità il film riesce a trasferire moltissimi aspetti attorno a questa vicenda, dalla spontaneità del movimento gilets jaunes e il suo attecchire con una certa inconsapevolezza in fasce di popolazione fortemente insoddisfatta della provincia francese, alla fiducia o meno meno nella giustizia, e soprattutto nella Polizia, ai rapporti con il Sindacato, l’opinione pubblica, il potere.
La famiglia di Guillaume, la vittima, prende la dimostrazione come spunto per una gita nella capitale dove non erano mai stati; invece nella famiglia di Stephanie, l’investigatrice, l’ex-marito poliziotto alla narcotici è legato a una poliziotta sindacalista e critico sul lavoro dell’ex moglie, il figlio ragazzino si vergogna dei genitori poliziotti, i genitori di lei sono residenti a St. Dizier come la famiglia di Guillaume.
Grazie a un ritmo e un montaggio validissimi, la sceneggiatura impeccabile e una recitazione in cui svetta Lèa Drucker, Moll riesce sia ad avvincerci con il progredire dell’inchiesta sia a renderci partecipi delle difficoltà di Stephanie affrontate con chiarezza etica in famiglia e sul lavoro. Sebbene in questo film, rispetto al precedente, l’esito noto dell’inchiesta possa togliere un po’ di suspense, lo sguardo dell’autore resta denso di spunti intelligenti. Uno su tutti nelle parole del padre di Stephanie: “coi video di gattini su Tik Tok è facile trovare un po’ di distrazione…intanto che la democrazia va in malora”. Da vedere.



cannes 2025

La petite dernière (La sorellina) della regista francese Hafsia Herzi

In La petite dernière (La sorellina) della regista francese Hafsia Herzi, l’intento è evidenziare le difficoltà di una giovane francese di origine magrebina nel conciliare la religione musulmana e il background familiare con la propria omosessualità ed emancipazione.
Tratto dal romanzo di Fatima Daas, parla di una diciottenne della banlieu, ottima studente prima alle soglie del Bac e poi a Parigi per un corso universitario di filosofia, che vive con le due sorelle maggiori in una famiglia affettuosa e piena di calore il cui il epicentro è la cucina, da dove la madre – intelligente e sensibile – sorveglia amorevolmente tutti i membri e le relazioni. Fatima gioca a calcio e ha amici esclusivamente maschi ma non vuole ammettere il proprio orientamento sessuale, anche se fa di tutto per allontanare con indifferenza un ragazzo assai conservatore che vorrebbe chiedere la sua mano (sic).
Poi però decide di fare esperienza, forse per meglio capire la propria identità, e inizia a frequentare un sito di incontri per donne omosessuali. Parte da qui un’escalation di contatti occasionali che la rendono sempre più disinibita. A un certo punto si innamora di una ragazza coreana, ma quando il rapporto si interrompe si sente depressa e si tuffa in relazioni sempre più orientate al sesso. Intanto aumenta il suo disagio e cerca di riavvicinarsi alla religione, andando persino a parlare con un imam (una delle scene più ironicamente spassose), ma nel frattempo il film si è sfilacciato perdendo forza.
La scena finale con la madre – che forse ha compreso la natura della sofferenza di Fatima visto che le regala un completo da calcio “e non gioielli” come tiene a precisare – non basta a riscattare una sceneggiatura un po’ carente e una narrazione erratica a volte noiosa. Purtroppo il film non convince nonostante la bontà degli intenti, la qualità delle immagini a volte molto eloquenti nella loro eleganza e l’interpretazione solida della protagonista, l’attrice Nadia Melliti.