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Un solo operatore in presidio alla diga di Sardegnana: “Sicurezza a rischio in caso di maltempo”
Il lago e la diga di Sardegnana. Foto G.Galizzi, ValBrembana.web

Sindacati e amministratori contro Enel sul taglio degli addetti nelle dighe di alta quota che coinvolge il bacino a Carona. La replica: “Standard di protezione invariati”

Carona. Risale alla fine di marzo l’annuncio di Enel Green Power, controllata del gruppo Enel, dell’avvio di una sperimentazione estiva che prevede il presidio con un solo operatore in alcune dighe montane di alta quota nel Nord Italia.

In Bergamasca l’unico impianto coinvolto nella riorganizzazione è la diga di Sardegnana, in territorio di Carona. La decisione dell’azienda è stata fortemente criticata dai sindacati, che sostengono come la sicurezza non possa essere “oggetto di sperimentazioni: anteporre logiche di risparmio a salute e sicurezza è inaccettabile”.

La sperimentazione riguarda impianti sopra i 1.700 metri di altitudine dove, secondo le associazioni sindacali, “le condizioni ambientali e operative possono rapidamente diventare critiche”. Convocati i lavoratori interessati, le sigle Filctem Cgil, Flaei Cisl e Uiltec Uil hanno anche raccolto una serie di testimonianze che confermerebbero l’imprevedibilità del lavoro in diga.

lago di sardegnana carona diga (Wikipedia)Il lago di Sardegnana

Enel rende noto che tra le principali motivazioni del passaggio a un operatore c’è l’opportunità di destinare alcuni lavoratori ad attività di maggior contenuto professionale. “Non vengono ridotti in alcun modo gli standard di sicurezza – spiega l’azienda -. La misura, adottata in un’ottica di efficienza organizzativa, allinea la gestione delle dighe a quella attuata nella maggioranza delle strutture nazionali, già gestite da un singolo operatore”.

Anche le istituzioni locali (Comunità Montana Valle Brembana, Bim e le amministrazioni di Carona e Branzi) hanno preso posizione scrivendo alla società una lettera per chiedere la sospensione della riorganizzazione. Nella comunicazione – che vede tra i destinatari anche Prefettura, Mit e Regione Lombardia – gli enti sottolineano l’esigenza di mantenere due operatori specializzati e chiedono di “negare qualsiasi autorizzazione a progetti che riducano le guardianie”.

“Raggiungere il presidio durante temporali o altri eventi atmosferici estremi è impegnativo – sostiene Valeriano Bianchi, presidente della Comunità Montana brembana -. L’attuale organizzazione deve essere mantenuta per salvaguardare la pubblica incolumità della popolazione e dei lavoratori”.

“Il presidio – ribatte l’azienda – è sempre garantito da personale qualificato, con il supporto di sistemi tecnologici operativi anche in condizioni meteo sfavorevoli. Gli impianti coinvolti sono progettati come bacini di accumulo temporaneo o di fusione nivale, con una remota probabilità di situazioni di piena. In ogni caso, il presidio sarà rafforzato dove necessario”.