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In preda a una crisi psicotica picchia i carabinieri che lo bloccano col taser, poi si getta dal ponte

Il giudice dispone una perizia psichiatrica e lo fa accompagnare temporaneamente nell’infermeria del carcere, in attesa di trovare una struttura che lo accolga

Caravaggio. “Fino a domenica andava tutto bene, mio fratello era la stessa persona di tutti i giorni. Poi non so cosa è successo, ha iniziato a dire cose senza senso, era molto aggressivo. Ho capito che gli era scattato qualcosa in testa”.

Il giovane che parla è in attesa di capire cosa succederà al fratello, 20enne marocchino, da sei mesi in Italia, un lavoro fisso come saldatore. Aspetta insieme allo zio, arrivato appositamente da Firenze, fuori dall’aula di tribunale dove si sta celebrando l’udienza di convalida dell’arresto per resistenza e lesioni a pubblico ufficiale del parente. Nessuno può entrare, lo ha deciso il giudice, perché l’imputato è molto provato e non si è ancora calmato, e teme che la vista del pubblico lo possa far scattare di nuovo. Pare in preda a una crisi psicotica, delira, non riesce nemmeno a rispondere alle domande.

Il fratello racconta: “Io e lui viviamo insieme a Caravaggio, i nostri genitori abitano in un altro appartamento con nostra sorella. Mia mamma è sconvolta. Mio fratello ha lavorato fino a venerdì, poi domenica ho capito che c’era qualcosa che non andava. Era aggressivo anche senza motivo, non riusciva a dormire. Io ho cercato in tutti i modi di calmarlo, di chiedergli che cosa avesse, ma lui gridava, diceva frasi sconnesse. Si stendeva a letto e dopo pochi minuti si alzava, era molto agitato. Il giorno seguente è successa la stessa cosa, è arrivato al punto di afferrare un coltello in cucina e minacciarmi, io mi sono spaventato e, per lasciarlo tranquillo, ho dormito in macchina”.

Quando la mattina il ragazzo è risalito in casa, il fratello sembrava stare meglio e gli ha chiesto scusa. “Voleva che gli prestassi la macchina ma io gli ho detto di no, temevo che si facesse male o che potesse far male a qualcuno. Poi sono andato a dormire un po’ e quando mi sono svegliato lui non c’era più. L’ho cercato ovunque, tutto il giorno, ma non l’ho trovato. Mercoledì sono venuti da me i carabinieri e mi hanno detto che lo avevano arrestato”.

Perché il 20enne è stato trovato in strada mentre lanciava dei pezzi di vetro. Aveva appena rotto il finestrino di un’auto parcheggiata e cercava di infilare nell’abitacolo un monopattino. Quando ha visto i carabinieri, chiamati dai residenti, ha tirato una testata a uno di loro e ha preso a pugni il collega. Sul posto altre due pattuglie del Radiomobile di Treviglio, ma sei militari hanno faticato a contenerlo. Hanno dovuto sparare il taser due volte per immobilizzarlo.

Una volta ammanettato il giovane si è buttato da un ponte sulla Brebemi, facendo un volo di 5 metri. Solo a quel punto i carabinieri sono riusciti a portarlo in caserma.

Il giudice ha disposto una perizia psichiatrica e l’imputato è stato trasferito momentaneamente nell’infermeria del carcere di via Gleno, in attesa della disponibilità di una struttura che lo possa accogliere.

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