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L’europarlamentare in video collegamento da Bruxelles: “Papa Leone XIV può ricucire le tensioni della Chiesa Cattolica. Inevitabile che anche a Bergamo si discuta del conflitto a Gaza, colpita la sensibilità dei cittadini”

Bruxelles. Il momento è cruciale. Dall’elezione di Papa Leone XIV alle trattative con gli Usa per trovare un accordo sui dazi, passando dalla situazione a Gaza e dall’appuntamento referendario del prossimo giugno in Italia. Sono i temi al centro del nuovo appuntamento di “Bergamo in Europa” con l’europarlamentare bergamasco Giorgio Gori in video collegamento da Bruxelles.

Durante il Conclave secondo l’ex sindaco di Bergamo abbiamo vissuto una fase di “sospensione del tempo, un momento primitivo di spiritualità condivisa da tutti”. Gori vede in Papa Prevost “una figura dalle tante facce che potrebbe ricucire le tensioni all’interno del mondo cattolico”. Di fatto, una via di mezzo tra Ratzinger e Bergoglio: autorevole per la dottrina ma allo stesso tempo pastore nel mondo. “Ho grandi speranze – confida -. Abbiamo bisogno di un punto di riferimento, qualcuno che ci aiuti a guardare al futuro con fiducia”.

Leone XIV - getty ImagesPapa Leone XIV

Dopo gli annunci degli accordi con Cina e Regno Unito, proseguono le trattative tra Europa e Trump per trovare un’intesa sulla riduzione dei dazi. “L’Ue è l’unico soggetto intitolato per competenza a trattare il commercio internazionale – ricorda l’europarlamentare -. Se Trump avesse fissato dazi differenziati per ogni Stato membro sarebbe stato molto più difficile. Sono in corso trattative intense, speriamo di non dover ricorrere alle maniere forti”.

In politica estera rimane drammatico lo scenario di guerra in Ucraina. Sulla situazione nell’est Europa Gori osserva che la coalizione di capi di Stato europei ha portato Trump dalla sua parte, mentre la volontà di pace di Putin è ancora “tutta da dimostrare: non ha mai smesso di bombardare le scuole ucraine”.

Lunedì 12 maggio in Consiglio comunale a Bergamo si è discusso del cessate il fuoco a Gaza, con un ordine del giorno presentato dal consigliere Aldo Lazzari della Lista Futura. “Inevitabile discuterne – sottolinea l’ex sindaco -, la sensibilità dei bergamaschi è stata colpita dal tragico susseguirsi di eventi. L’Ue – ricorda – non ha competenze effettive in campo di politica estera, è una materia in capo agli Stati membri”.

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Tuttavia, i gruppi politici del Parlamento europeo afferenti al Partito Popolare, ai Socialisti Democratici, al Renew Europe, ai Verdi e alla Sinistra hanno sottoscritto una dichiarazione congiunta in cui riportano la loro preoccupazione per quanto sta accadendo e chiedono un immediato cessate il fuoco. “Una dichiarazione non condivisa dai conservatori e dalla destra – precisa Gori -. È la prima volta che il Parlamento europeo, ahimè non all’unanimità, condivide una posizione marcatamente politica e rivolge alla Commissione Europeo un appello così deciso”.

Tra 3 settimane (l’8 e il 9 giugno, ndr) i cittadini italiani saranno poi chiamati ai seggi per esprimersi su 5 quesiti referendari abrogativi, 4 sul lavoro e 1 sulla cittadinanza. “La riduzione da 10 a 5 anni dei tempi di residenza in Italia per ottenere la cittadinanza non sarebbe che un ritorno al passato – afferma -. Credo sia utile per milioni di persone arrivate da Paesi stranieri che vivono e lavorano legalmente nel nostro Paese, pagando le tasse e concorrendo a mantenere il nostro sistema di Welfare”.

Giorgio Gori - Parlamento Europeo Giorgio Gori

Sugli altri 4 quesiti, quelli che riguardano il diritto al lavoro: “Voterò sì per il quarto, quello per estendere la responsabilità degli infortuni sul lavoro alle imprese committenti. Non ritirerò invece le altre tre schede: non ritengo che le abrogazioni vadano nell’interesse dei lavoratori, non ridurranno il precariato. Paradossalmente sono situazioni che gli si rivolgerebbero contro”. Giorgio Gori conclude invitando tutti i cittadini a recarsi ai seggi: “Andate a votare: la nostra Costituzione afferma chiaramente che il voto è un diritto, ma anche un dovere”.