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Dà fuoco al negozio di parrucchiera della compagna, condannato a un anno e mezzo

Secondo l’accusa l’uomo, un 53enne di Caserta, voleva che lei riscuotesse i soldi dell’assicurazione e lo aiutasse a pagare i debiti per droga

Bergamo. Ha dato fuoco al negozio di parrucchiera della sua compagna e giovedì 15 maggio è stato condannato a un anno e 6 mesi per danneggiamento a seguito di incendio.

I fatti risalgono alla notte tra il 5 e il 6 settembre 2020 quando prese fuoco il negozio “Il bello delle donne” di via Corridoni a Bergamo. Domate le fiamme, i vigili del fuoco effettuarono gli accertamenti necessari stabilendo che si trattava di un incendio doloso.

Ad appiccarlo, secondo gli inquirenti, fu M.P., 53enne di Caserta. L’uomo, che attualmente si trova in carcere a Torino per altra causa, venne infatti ripreso dalle telecamere di sorveglianza comunale mentre arrivava sul posto all’ora in cui divampò l’incendio. Anche un testimone oculare collocò l’imputato e la sua vecchia Peugeot proprio in via Corridoni quella notte.

L’uomo venne poi fermato per un controllo dalla polizia e in macchina gli agenti trovarono delle bottiglie di plastica piene di benzina che l’imputato ha dichiarato di aver usato perché l’auto era rimasta a secco. C’erano anche le chiavi del negozio di parrucchiera: “Me le aveva date la mia compagna perché saltuariamente mi lasciava dormire lì”, ha detto durante il processo, in videocollegamento da Torino.

I due, ha raccontato, stavano insieme da circa dieci anni e convivevano in un appartamento a Bergamo. Il contratto d’affitto era però scaduto, così la donna era tornata a vivere dalla madre e lui si arrangiava come poteva. A volte passava la notte in negozio e chiedeva piccoli prestiti alla parrucchiera per tirare avanti.

L’imputato ha sempre negato di essere l’autore dell’incendio. Le riprese delle telecamere? “Ero passato di lì intorno alle 4 di notte perché cercavo la mia compagna. Lei giocava spesso al bingo, ma lì non c’era e mi ero preoccupato. L’ho cercata al negozio senza trovarla e alla fine ho visto l’auto sotto casa della madre, mi sono tranquillizzato e sono tornato all’ostello di Città Alta dove dormivo. Dell’incendio l’ho saputo da lei”, ha detto in udienza.

Il pubblico ministero ha chiesto e ottenuto una condanna a 1 anno e mezzo di reclusione perché, secondo l’accusa, ci sono le prove della responsabilità penale di M.P. e c’è anche il movente: “L’imputato aveva debiti legati al consumo di droga e ha dato fuoco al negozio sperando che la compagna riscuotesse così l’assicurazione e potesse dargli parte del denaro per risolvere la sua situazione”.

La difesa ha presentato una tesi diametralmente opposta: “La titolare del salone di bellezza aiutava economicamente l’imputato, era la sua benefattrice. Se l’avesse danneggiata dando fuoco alla sua attività non avrebbe più potuto ricevere denaro per il suo sostentamento”.

Il giudice ha dato ragione all’accusa accogliendo la richiesta di condanna a 1 anno e mezzo di reclusione.

tribunale condanna sentenza Foto di EKATERINA BOLOVTSOVA da Pexels